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Back Sei qui: Home Terzo Millennio Crisi Boicottaggio contro la nave delle armi si va verso un braccio di ferro in banchina

Terzo Millennio

Boicottaggio contro la nave delle armi si va verso un braccio di ferro in banchina

di Marco Preve
La Bahri Yanbu, la nave delle armi sospettata di aver già trasportato cannoni francesi diretti all’Arabia Saudita e utilizzati contro i civili nella guerra in Yemen, potrebbe posticipare il suo arrivo a Genova previsto per sabato, a lunedì o martedì. Ma questo non attenua la forte tensione che il caso sta generando in città con riflessi anche internazionali.
A seguito di un’inchiesta giornalistica francese del sito Disclose che ha rivelato questa rotta delle armi, e dopo che a Le Havre la protesta dei pacifisti aveva impedito l’accosto e l’imbarco di cannoni Caesar, la campagna di boicottaggio di sé spostata a Genova.
Oggi pomeriggio alle 18 in sala chiamata della Culmv i portuali e le altre associazioni e soggetti impegnati nella campagna decideranno come muoversi per non far entrare la nave in porto.
Dal canto loro le autorità istituzionali, Prefettura e Capitaneria a fronte di permessi internazionali e della mancanza di fonti ufficiali che denuncino violazioni formali, non sono intenzionate a negare l’accosto. La Prefettura spiega anche che a Genova è previsto l’imbarco esclusivo “di materiale civile”. Il rischio è quello di una protesta con blocchi in banchina, evenienza molto delicata visto che il porto è una zona interdetta a meno che non ci si debba trovare per ragioni di lavoro. La Cgil, fra i soggetti più attivi “sostiene e si unisce alla mobilitazione della Filt di Genova e dei portuali per chiedere al governo italiano di non consentire il permesso di attracco nei porti italiani alla nave Bahri Yanbu con il suo carico di armi, ancora una volta destinate alla guerra nello Yemen”. Così il segretario confederale della Cgil nazionale, Giuseppe Massafra, sostenendo che “il nostro Paese, il nostro sistema produttivo e industriale, il lavoro non possono essere messi al servizio né di guerre, né di operazioni commerciali che alimentano crisi umanitarie e violazione dei diritti umani”. Sulla vicenda si è espresso anche il deputato di LeU, ora esponente della Sinistra, Erasmo Palazzotto, componente della Commissione Difesa della Camera: “Condivido e sostengo le preoccupazioni dei portuali di Genova. Il governo invece di chiudere i porti a chi salva vite in mare intervenga chiudendo i nostri porti alle navi che trasportano morte”.

Tratto da: La Repubblica

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