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Back Sei qui: Home Terzo Millennio Crisi Taranto, il padre di un 15enne morto di tumore scrive agli studenti: ''Se voi vi rassegnate, il dolore di Giorgio sarà stato vano''

Terzo Millennio

Taranto, il padre di un 15enne morto di tumore scrive agli studenti: ''Se voi vi rassegnate, il dolore di Giorgio sarà stato vano''

di Angelo di Ponzio
Il papà di Giorgio, il 15enne morto di cancro a Taranto, ha scritto una lettera agli studenti della città. E lo ha fatto perché il docente e scrittore Giancarlo Visitilli gli ha fatto arrivare lo sfogo di un liceale: "Mio padre va a lavorare per morire e per far campare me"
Pierangelo, studente liceale di Taranto denuncia: "mio padre va a lavorare per morire e per far campare me". Lo scrittore Giancarlo Visitilli ha chiesto ad Angelo Di Ponzio, papà di Giorgio, 15enne morto di cancro a Taranto qualche settimana, cosa avrebbe risposto a Pierangelo. E lui ha scelto di scrivere una lettera ai ragazzi coetanei di suo figlio.

"Carissimo Pierangelo,
potresti chiamarti anche Giorgio, Anna, Alessia e scegliere di essere nessuno. Io ho bisogno di dirti delle cose. Conosco quello che dici, so dove lo vivi, credo di sapere come lo sperimenti: abitiamo nella stessa città. La amiamo entrambi, ci lavoriamo, tu studi per migliorarla, la respiriamo ogni giorno la nostra Taranto. Ciò premesso, però, avverto di dirti con estrema sincerità e schiettezza che conosco poca gente morta a causa della mancanza di lavoro. Siamo in migliaia, invece, a essere morti per malattie, qui a Taranto.
Capisco tuo padre, perché io resto padre di Giorgio, ma pretendo che tuo padre faccia altro, oltre che andare ad andare a lavorare per far vivere te. Che lavoro e che vita sono, se lui si alza ogni mattina sapendo che sta andando incontro alla morte? Non ti sembra un modo di accontentarsi, di tirare a campare, finché anche la tua stessa esistenza continua ad andare? Tu, lui, io, mia moglie, viviamo a Taranto.

manifestazione ilva 1

E' la nostra città, ed essa non può e non deve essere la stessa terra madre che ammazza i suoi figli. Non avverto risentimento, perché Giorgio mi ha insegnato la pazienza dei giganti, quella dei guerrieri, e non solo perché a 15 anni è morto di cancro. Perciò ho sempre pensato che la gente non doveva provare pietà per Giorgio, tantomeno per noi genitori. Nessuno deve avere pietà per i tarantini e per Taranto. La gente, la comunità italiana, la politica, la religione, la società tutta deve riconoscere in noi una specialità. Perché Giorgio era speciale, al modo di tutti i bambini, le bambine e gli adolescenti che come te studiano, amano la vita, ma anche come quelli che hanno sofferto, continuano a farlo e vogliamo che smettano di farlo. Perciò ti scrivo. Non devi necessariamente obbedirmi. Ma almeno devi fidarti di me!


Ti scrivo perché il tuo studio, il tuo impegno, i tuoi interessi, non siano finalizzati solo alla promozione, ad avere i voti alti a scuola, ad avere un impiego nella tua stessa città e nella stessa azienda dove lavorano in tanti. Perché tutto sarebbe vano: ti saresti impegnato, come tuo padre, sapendo che lo fai per tirare a campare. Per morire. No!

Io vorrei che tu smettessi di accontentarti, la finissi di lamentarti, non avvertissi minimamente il bisogno della pietà degli altri. Della pietas si. Quella che appartiene alle persone che non sanno solo prendersi cura nello stadio terminale della loro vita, ma sanno che l'impegno quotidiano può portare a vincere le battaglie. Quelle per le quali tu stesso, io, mia moglie, tuo padre, dovremmo combattere, per ottenere ciò che è diritto di tutti: una sanità pubblica che funzioni, che riconosca nella nostra amata Taranto un'emergenza, sanitaria. Qui si muore più che altrove, rispetto all'Italia. A Sud noi moriamo di più, anche per colpe di quelli che continuiamo a mandare su a governarci, perché ci accontentiamo, tiriamo a campare. E pensare che un ragazzo come te possa lasciar passare tutto ciò, non mi fa star bene, mi ammazza di nuovo. Fa morire più volte Giorgio.

Non voglio considerare vane le passioni di Giorgio, forse sono le tue stesse. Amava la pesca, più di tutto il mare. E il mare nostro non è lo stesso di quello del Nord. Abbiamo il mare più bello del mondo, in una terra in cui si muore se respiri.

Nel cortile di casa ci sono ancora i gattini che Giorgio ha fatto nascere: una sorta di lascito della vita che si rinnova. Giorgio amava gli animali, come tutto ciò che aveva a che fare con la vita. Ti basti guardare la foto del suo compleanno da quindicenne. Come te, ride sempre, forse ignaro di quello che la vita qui, nel Sud, a Taranto, riserva. Ed ecco perché rivendico che tu, io, noi dobbiamo poter parlare la stessa voce, per chiedere innanzitutto il diritto alla cura. Il resto viene da sé.

manifestazione ilva 2


In questi giorni, rifletto spesso su voi ragazzi, coetanei di Giorgio. La differenza, grande, fra chi rimane e chi la vita gli è stata strappata è che voi la rabbia, l'inquietudine, lo sballo, la paranoia, le potete gestire. Chi si ammala di tumore non è più padrone di gestire più nulla della propria esistenza, neanche il sacrosanto diritto di cui parli tu, quello di un padre che deve andare a lavorare. E quindi mi chiedo: perché, per quale motivo tuo padre deve alzarsi la mattina, perché continuare ancora a illuderti di darti vita, sapendo che può incappare in un cancro, vanificando qualsiasi suo sforzo?

Ed ecco che anche da te mi aspetto l'indignazione. Non quella di chi spacca le vetrine, distrugge luoghi e ammazza persone. Si tratta di quella indignazione che io ho dentro, e non solo perché me l'ha lasciata Giorgio, in eredità. Si tratta di un'indignazione che ogni mattina rimette in circolo nelle mie vene il desiderio di vita, di lottare, di cercare di cambiarlo 'sto mondo. A partire da qui. Dal Sud, da Taranto. Perché noi siamo di qui, e qui vogliamo restare. Senza però accontentarci!

Potrei dirti che non ho più fiducia nelle istituzioni, nel buon esempio di chi ci governa, di chi amministra la giustizia. No! Non cedere a questi ricatti! Studia, informati, formati e abbi fiducia in te stesso, perché è arrivato il momento che voi figli siate quelli che devono rimboccarsi le maniche e andare, anche senza di noi padri, visto il mondo che vi abbiamo donato.
Io, noi, non smetteremo di chiedervi perdono. E tutte le volte che lo facciamo è sempre troppo poco.

Un ultimo consiglio: non smettere mai di amare. E per farlo, c'è bisogno del silenzio. Quello che mi ha insegnato Giorgio, quando, andando insieme a pesca, avevamo la pazienza e il tempo di aspettare insieme che qualcuno abboccasse e avesse il coraggio di venire a vedere in che caspita di mondo vi abbiamo gettati.

Mi piacerebbe pensare che la morte di Giorgio non è vana, ne valsa della tua lotta, della tua forza, dell'amore che potrai continuare ad avere per la tua terra. Per costruire qui a Taranto tutto ciò che ci manca per vivere felici, io da padre, e tu da eternamente mio figlio.

Tratto da: bari.repubblica.it

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