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Terzo Millennio

Il Venezuela, ''una bomba pronta ad esplodere''

bandiera venezueladi Piero Innocenti
Il Venezuela continua ad essere un paese sempre più violento, in balia di una criminalità spregiudicata e afflitto da una drammatica deriva autoritaria. “Una bomba pronta ad esplodere” secondo molte agenzie di stampa, dove da mesi scarseggia di tutto, dai beni di prima necessità alle medicine, dove i saccheggi di negozi e autocarri che trasportano generi alimentari sono diventati abitudinari, così come i “linciaggi” (una quindicina di episodi al mese) da parte dei cittadini esasperati, con un aumento impressionate di omicidi commessi da bande di giovanissimi che vivono in strada aggredendo chiunque si azzardi a passeggiare nel territorio sotto il loro controllo. I circa 30mila omicidi in tutto il paese nel corso del 2017 (oltre 28mila quelli del 2016 ), di cui oltre 6mila nella sola Caracas, ancorché si tratti di dati statistici ricavati da fonti aperte e da agenzie specializzate sulla scorta di dati ufficiosi “filtrati” dai vari organismi di polizia, indicano una situazione straordinariamente drammatica. La capitale, peraltro, anche nel 2017 si è confermata la città più pericolosa del mondo registrando in alcuni municipi (Valle, Coche, Petare e Libertador) il rapporto di 276 omicidi per centomila abitanti (poco più di 31milioni la popolazione complessiva a metà 2017).
Una piaga quella dei sequestri di persona a scopo estorsivo, circa 400 l’anno quelli denunciati, 16mila quelli secondo dati non ufficiali che comprendono un fenomeno criminale che è andato sempre più accentuandosi con i cosiddetti “sequestri express” che si hanno quando la privazione della libertà non supera le 24 ore e che quasi mai vengono denunciati anche per la diffidenza dei familiari delle vittime (negli ultimi tempi, soprattutto studenti e commercianti) nei confronti degli apparati della polizia. Particolare scalpore suscitò, nel 2015, il sequestro lampo della figlia del direttore dell’Interpol di Caracas. Questo fenomeno criminale ha interessato nel corso degli anni, come già ho avuto occasione di segnalare in passato, anche molti cittadini italiani, italo venezuelani o italiani naturalizzati venezuelani. Ricordiamo, per inciso, che in Venezuela risiede una numerosa comunità italo-venezuelana originata da un’emigrazione del secondo dopoguerra, mentre gli italiani residenti iscritti all’Aire, a metà del 2017, erano oltre 140mila. Un solo episodio di sequestro lampo di connazionali si è avuto nel 2017 e questo notevole calo rispetto al passato è attribuibile sicuramente ad atteggiamenti di maggiore prudenza tenuti dagli italiani grazie alle attività di sensibilizzazione svolte negli ultimi due anni dai nostri esperti per la sicurezza presenti nell’area.
Rapine e furti son cresciuti in modo esponenziale toccando quota 1.359.000 con un sistema giudiziario carente e con quello carcerario disumano, disorganizzato, violento e inadeguato. Basti pensare alla ricettività di poco più di 14.550 posti dei 34 istituti penitenziari in tutto il paese a fronte di una popolazione carceraria di circa 95mila detenuti di cui oltre 30mila reclusi nelle camere di sicurezza delle forze di polizia. Una situazione che ha causato, negli ultimi anni, violente rivolte all’interno delle carceri con 1.622 morti e 2.328 feriti (sono gli ultimi dati disponibili forniti dalla Organizacion Venezolana de Prisiones).
Il controllo delle carceri è nelle mani delle varie bande criminali che continuano a gestire le varie attività illecite. Emblematico di questa situazione la scoperta, alcuni mesi fa, all’interno del carcere di Tocuyito, di uno sportello bancario dell’istituto Banesco presso il quale i detenuti ritiravano il denaro necessario e gli accrediti di proventi derivanti da attività delittuose (spaccio di droghe, estorsioni, sequestri di persona). Sconcertante anche il ritrovamento, sempre l’anno passato, all’interno del carcere di San Juan de Los Morros, il più grande del paese, di una fossa comune con  decine di cadaveri in stato di decomposizione. Il penitenziario era stato chiuso nell’ottobre del 2016 dopo una sanguinosa rivolta con diversi reclusi uccisi.
Il traffico di stupefacenti resta prioritario perla criminalità venezuelana in affari, da decenni, con i narcos colombiani ma anche con alcuni cartelli messicani (Sinaloa e Los Zetas) e, naturalmente, con esponenti della mafia siciliana e calabrese. Negli ultimi tempi stano facendo la loro comparsa anche gruppi criminali slavi. Piccole coltivazioni di papavero da oppio, coca e marijuana sono ancora segnalate nella parte occidentale del paese, negli Stati di Zulia e Tàchira, al confine della Colombia. Diminuito il traffico di stupefacenti per via marittima, si è rilevato ancora un incremento nelle spedizioni con corrieri internazionali privati e con l’impiego di aerei (anche di grosse dimensioni, acquistabili sul mercato dell’usato) sia con destinazione il Caribe e i paesi del Centro America, sia verso le coste dell’Africa Occidentale (il Ghana, dove risiedono oltre mille colombiani, è, sotto questo aspetto, paese privilegiato). Naturalmente, per queste “traversate”, gli aerei (DC9 o Boeing 727) sono privi dei posti passeggeri per consentire la sistemazione di carichi consistenti di cocaina (dalle due alle dieci tonnellate, a secondo del tipo di velivolo). La scorta di carburante per il volo viene conservata in appositi contenitori ed inviata ai serbatoi attraverso delle pompe azionate dai piloti. Quello dei voli illegali (registrati dai radar americani di South Key West, in Florida) che utilizzano le decine di piste di atterraggio sparse nel paese, in particolare nel territorio dello Stato di Apure, confinante con la Colombia, resta un serio problema anche per i casi di collusioni accertate nell’ambito delle Forze Armate con la criminalità ( tre anni fa, cinque altiufficiali dell’Aeronautica, dell’Esercito e della Guardia Nazionale, sono stati processati e condannati per aver permesso decolli e atterraggi ad aerei non autorizzati).
La gravissima situazione di disordini e di violenze che sta caratterizzando la vita del Venezuela e che vede impegnate tutte le forze di sicurezza nel controllo delle “piazze”, non consente di avere un analitico quadro sull’azione antidroga complessiva svolta nel decorso 2017. Si è a conoscenza soltanto del sequestro di circa 37 tonnellate di stupefacenti, dei quali non è stata resa nota la tipologia da parte della Oficina Nacional Antidrogas (ONA), effettuati periodo gennaio/ottobre. Si tratterebbe, stando a informazioni ufficiose, in gran parte di cocaina (quantitativo in linea con i sequestri del 2016 ma in forte decremento rispetto al 2015 quando i sequestri ammontarono a oltre 78 ton di cui 64ton di cocaina). Alla fine del 2017 erano sedici gli italiani detenuti in cinque degli istituti penitenziari venezuelani per delitti collegati al narcotraffico, alcuni in attesa di giudizio, altri già condannati a pene pesanti ( dai 15 ai 20 anni), mentre sette connazionali erano in carcere per altri delitti e tredici si erano resi irreperibili dopo la condanna ed aver beneficiato del “regimen abierto” (semilibertà).

Tratto da: liberainformazione.org

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