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Terzo Millennio

Paraguay, paradiso della marijuana

marijuana piantagione paraguay poliziottodi Félix Vera
Le piantagioni di marijuana hanno fatto la loro comparsa in Paraguay negli anni '60 in due regioni di frontiera con il Brasile. Mezzo secolo dopo, secondo un rapporto della polizia, la produzione di cannabis occupa 8.000 ettari ed è presente in 8 Dipartimenti. I principali sono: Amambay, San Pedro, Canindeyú, Caazapá, e il centro e nord del paese. Gli esperti di droga non escludono che i trafficanti di marijuana possano estendere le aree di coltivazione in tutto il paese. Secondo la SENAD (Segreteria Nazionale Antidroga) annualmente escono dal Paraguay 30.000 tonnellate di erba.
Gli estesi campi verdi della regione orientale del Paraguay nascondo tra le coltivazioni agricole della zona, come mais e tapioca, grandi piantagioni di marijuana dove lavorano centinaia di contadini indotti a dedicarsi all’attività illegale. La marijuana paraguayana è un prodotto molto apprezzato all’estero; il suo commercio aumenta nel mese di febbraio, principalmente verso il Brasile in coincidenza con il carnevale di Rio di Janeiro e San Pablo.
In quanto al traffico di cocaina, è molto più redditizio della marijuana, perché nel commercio della polvere bianca i trafficanti guadagnano tre/quattro volte in più di quanto otterrebbero con un carico di marijuana. La Colombia è una grande produttrice di cloridrato di cocaina ed esporta questa merce in diversi punti. Il Paraguay non è mai stato un acquirente di questo stupefacente, ma gli scarsi controlli delle autorità sui cieli paraguayani fanno sì che sia la rotta più appetibile per i narcotrafficanti, che inviano piccoli aerei narcos carichi di cocaina per il Brasile, attraversando il Paraguay.

L’ingegnosità maligna dei trafficanti inventa sempre nuovi sistemi per aggirare le autorità. Si iniziò quindi a cambiare la strategia di importare merce da altri paesi, per continuare a produrre la cocaina nel paese. Inizialmente furono creati piccoli ed improvvisati laboratori a mo' di prova, per poi decidere se conveniva produrre la droga in Paraguay, per dopo farla uscire dal paese accorciando le distanze e diminuendo il rischio dei voli. Sembra che la risposta sia stata positiva e si iniziò ad installare laboratori di produzione in più posti, sempre più grandi e moderni, per soddisfare la domanda internazionale.  

marijuana uruguay gruppo

La SENAD arrivò a scoprire 12 laboratori nel 2012 e le zone scelte per questi laboratori sono le zone di frontiera, dove la droga viene elaborata e rapidamente smistata e trasportata in camion o aerei da turismo. In questo modo il Paraguay riusciva a dare un valore aggiunto alla semplice produzione di marijuana, e così è già entrato nel mercato più esigente e più potente. Di conseguenza, vi è un considerevole aumento delle entrate grazie al commercio di cocaina. La marijuana paraguaiana ha un elevato costo internazionale, ma la polvere bianca lo supera e punta ad entrare nelle grandi strutture dei narcos.  
Dai primi ritrovamenti di improvvisati laboratori, e di altri più grandi e moderni si capisce che i narcotrafficanti fanno sempre affidamento sul fragile sistema di sicurezza, per continuare a produrre la merce e farla uscire dal paese in modi diversi. La grande estensione della frontiera, la scarsa presenza dello Stato e la complicità delle autorità in queste regioni hanno favorito e si sono trasformati in grandi alleati dei cartelli delle droghe. A ciò si aggiunge la dilagante corruzione esistente che si piega dinnanzi alla forza della mafia.  
Per questo motivo, il Paraguay è considerato a livello internazionale il paradiso della droga ed è uno dei maggiori paesi produttori di marijuana in America Latina. La conseguenza diretta è una popolazione contadina sfruttata in condizioni deplorevoli, una corruzione su tutti i livelli, guerra tra le organizzazioni criminali per il controllo della frontiera e persino l’uso di semi modificati per moltiplicare la produzione. Il tutto in un clima degenerante di elevati tassi di violenza e omicidi, impunità e sopraffazione in un ambiente di povertà estrema dove gli affari sono controllati da brasiliani. La mancanza di politiche agrarie, la fragilità e l'assenza dello Stato per la popolazione rurale hanno fatto sì che in numero sempre maggiore e più sfrontatamente giovani contadini si dedichino alla coltivazione di marijuana.  
L'agente di polizia Abel Cañete ha rivelato che secondo dati dall’intelligence, il PCC (Primo Comando Capitale, organizzazione criminale che opera nelle triplice frontiera), è operativo in differenti aree: traffico di droga, armi, assalti ad enti finanziari, movimenti di attivi e invio di sicari. Pertanto, la produzione di droga gode ancora di buona salute grazie alle organizzazioni criminali e cartelli che operano nelle frontiere del paese in complicità con le autorità di turno.

Foto di Copertina: www.ea.com.py
Foto 2: www.ultimahora.com.py

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