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di AMDuemila
Ieri il comunicato ufficiale di Fayez al Serraj e Aguila Saleh: “Riportare la sovranità allontanare forze straniere e mercenari"

Cessa la “tempesta di sabbia” in Libia. A circa un anno e quattro mesi di distanza dall’inizio della nuova guerra civile, finalmente nel Paese sembra affermarsi la parola “stabilità”. E chissà, la “pace”. Ieri il presidente del Governo di accordo nazionale libico (Gna) di Tripoli, Fayez al Serraj (in foto), e il presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, hanno dichiarato un cessate il fuoco su tutto il territorio libico e il rilancio del processo politico che porterà a elezioni legislative e presidenziali il prossimo marzo. I due fronti, finora in aperta guerra, lo hanno annunciato in simultanea con dichiarazioni separate. "Alla luce della situazione attuale del Paese, il presidente del Governo di accordo nazionale ha dato ordine a tutte le forze armate di interrompere immediatamente i combattimenti e di conseguenza rendere le città di Sirte e Giufra zone senza armi", si legge nella nota del governo di Tripoli. "L'intento ultimo è riportare la sovranità del Paese e mandare via forze straniere e mercenari", ha aggiunto. Il consiglio presidenziale chiede inoltre di "riprendere la produzione e l'esportazione di petrolio e destinare i proventi a un conto della Banca estera libica da cui si potrà attingere solo dopo un accordo politico completo sulla scia dei risultati della conferenza di Berlino e in piena trasparenza". Infine, Serraj ha annunciato il suo invito a "elezioni legislative e presidenziali nel prossimo mese di marzo su una base costituzionale su cui siano d'accordo tutti i libici". Dalla Cirenaica è arrivata la benedizione di Saleh, ritenuto braccio politico e burocratico del maresciallo Khalifa Haftar. "Il presidente del Parlamento, Aguila Saleh, ha chiesto a tutte le parti un cessate il fuoco immediato e l'interruzione di tutte le operazioni di combattimento in tutto il Paese", si legge nella nota di Tobruk che esprime l'aspirazione che "la città di Sirte diventi un quartier generale temporaneo del nuovo Consiglio presidenziale, che riunisca tutti i libici e li avvicini".
Saleh ha suggerito inoltre una forza di polizia ufficiale nelle varie regioni, in preparazione all'unificazione delle istituzioni statali, in attesa dell'ultimazione dei lavori della commissione militare 5+5 sotto l'egida delle Nazioni unite. "Il cessate il fuoco - ha dichiarato Saleh - sbarra la strada a qualsiasi intervento militare straniero e si conclude con l'allontanamento dei mercenari e lo smantellamento delle milizie, al fine di ottenere il ripristino della piena sovranità nazionale". Infine, Saleh ha chiesto che la produzione e l'esportazione di petrolio riprendano e il congelamento delle sue entrate sul conto della Banca estera libica, come previsto da Serraj. L'annuncio ha raccolto l'immediato sostegno degli attori internazionali, a partire dalla missione dell'Onu in Libia, Unsmil, che ha chiesto "l'immediata esecuzione delle coraggiose scelte attuate". Anche l'Italia, che ha sostenuto in maniera costante e attiva gli sforzi dell'Onu nel quadro del processo di Berlino assieme ai principali partner Ue, "accoglie con grande favore i comunicati emessi, a partire da una immediata cessazione delle ostilità e dalla riattivazione della produzione petrolifera", spiega la Farnesina. "Sulla scia delle recenti dichiarazioni sulla ripresa della produzione petrolifera, per la quale l'Italia auspica una concreta applicazione a tutte le articolazioni dell'industria petrolifera libica su tutto il territorio del Paese, tali sviluppi costituiscono un importante e coraggioso passo verso la stabilizzazione della crisi libica", spiega ancora la diplomazia italiana. "L'Italia continuera' a svolgere il suo ruolo attivo di facilitazione per una soluzione politica alla crisi libica ed esorta tutte le parti interessate a dare un seguito rapido e fattivo al percorso delineato nei comunicati del Consiglio Presidenziale e dalla Camera dei Rappresentanti", assicura la Farnesina. L'iniziativa ha ricevuto il plauso anche del presidente egiziano, Abdel Fattah al Sisi, principale sponsor del maresciallo Khalifa Haftar e, in generale, della Cirenaica.

Fonte: AGI

Foto © Imagoeconomica

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