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Terzo Millennio

Our Voice contro l'impunità in Uruguay

Fotogallery
di Matías Guffanti

Ogni 20 maggio, in Uruguay, si tiene la “Marcia del Silenzio”. Una manifestazione contro l'impunità, che continua sempre a far sentire la sua presenza, per chiedere giustizia per tutti i detenuti e i desaparecidos della dittatura di questo paese, che per decisione complice dello Stato rimane ancora disattesa. Una mobilitazione di massa che da 25 anni si svolge all’insegna di una provocazione: come indica il suo nome, la protesta si svolge in silenzio. Benché i sostenitori della manifestazione assicurino che il 20 maggio è il giorno in cui il silenzio grida.
Tuttavia, quest'anno è stato diverso. In mezzo al contesto pandemico del Coronavirus, il 2020 non poteva che essere un'eccezione. Una marcia prevalentemente virtuale, con diverse attività commemorative e rivendicazioni sulle reti sociali. Le voci di protesta si sono fatte sentire in vari modi, tra le altre cose con proiezioni sugli edifici, video e foto dei detenuti e dei desaparecidos della dittatura, su bandiere e magliette, canti, e rivendicazioni lette all'unisono in luoghi strategici, seppur in presenza ridotta.
Attività che hanno visto più che mai la partecipazione del movimento Our Voice. Alcuni dei suoi referenti in America Latina si trovano al momento insieme in questo paese. Musica sui suoi canali social, foto artistiche che hanno raggiunto un impatto massivo e partecipazione militante sulle strade, per rivendicare principalmente la fine dell'eterna impunità che regna nella repubblica orientale e che il movimento internazionale di giovani, sin dall’inizio, non ha mai smesso di denunciare in Uruguay, sia durante i governi autodefiniti “progressisti”, che oggi, con un governo di destra.


Un'impunità decisamente concordata tra i governi democratici e la casta militare. Un'impunità, costruita e sostenuta in una democrazia nata da nefaste trattative che svetta al di sopra di qualunque ideologia politica, avanzando sempre più velocemente sulla propria strada. Impunità che, al giorno d'oggi, con una Giustizia per niente indipendente e sottomessa alle decisioni del Potere Esecutivo, con vecchie leggi mai cambiate nonostante le denunce degli organismi internazionali, e con governi come quello dell'attuale presidente che propone ulteriori nuove leggi per rafforzare la stessa linea politica ed economica tracciata dal Piano Condor, si ritrova più forte, istituzionalizzata e addirittura difesa dai suoi presunti oppositori.
Una situazione che il movimento Our Voice segnala e denuncia con sempre più preoccupazione, che vede anche il forte accumulo di ricchezza da parte dei principali latifondisti, un alto livello di povertà e indigenza in un paese alle porte di un'imminente crisi economica post coronavirus, che il governo di Luis Lacalle Pou intende affrontare con una linea neoliberale, dove le priorità sono: la privatizzazione, l’incentivazione del monopolio della comunicazione, più politiche repressive e l'inasprimento smisurato delle pene della giustizia uruguaiana delle pene per reati minori.

our voice contro impunita uruguay int

Ma, benché la sfida di portare in giudizio i funzionari legati alla dittatura, ancora oggi presenti in politica, di condannare tutti i responsabili dei delitti di lesa umanità, ancora oggi in libertà, di sradicare per sempre i partiti fondati nella corruzione, che ancora oggi vengono votati dal popolo, sembri sempre più gravosa, l'arte e la lotta della gioventù continua ad essere fonte di speranza. Ed è proprio con questa speranza che in Uruguay, i progetti di Our Voice si moltiplicano, crescono e si rafforzano in una ricerca incessante per smuovere le coscienze e raggiungere così quella giustizia sociale di cui sognavano i rivoluzionari che un giorno potesse regnare in Uruguay.
Una ricerca, congiunta con organismi composti principalmente da giovani che, accomunati dagli stessi sogni, lo scorso 20 maggio hanno lanciato un forte appello, e che continuano a programmare delle attività in questo mese della memoria. Affinché la memoria, non sia solo memoria, ma sia presente. Un presente di lotta che non rimane più in silenzio e grida in ogni modo possibile per la libertà.

Foto © Leandro Gomez (Our Voice)

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