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Terzo Millennio

Medio Oriente: Iran risponde, missili su basi USA in Irak. Ma per ora niente guerra all'orizzonte

di Karim El Sadi - Video
In corso processo di de-escalation. Zarif: “La nostra è stata una misura proporzionata di auto-difesa, non vogliamo escalation”. Trump risponde: “Riproporremo nuove sanzioni ma non useremo forza militare

Gli italiani la scorsa notte sono andati a dormire con un senso di impotenza e paura per quanto appreso da tv, social e giornali. Alle 01.45 di notte i principali mezzi di comunicazione sono letteralmente “impazziti” all’arrivo della notizia di un potente contrattacco militare appena compiuto dall’Iran in risposta all’assassinio del generale Qassem Soleimani. L’operazione “Soleimani martire”, questo il nome dell’offensiva, ha previsto il lancio di una ventina di missili che hanno colpito due basi aeree statunitensi in Irak. Le due basi prese di mira dai missili iraniani tra le 01.45 e le 02.15 della scorsa notte e subito rivendicati dalle Guardie rivoluzionarie iraniane - in risposta, affermano, “all’operazione criminale e terrorista” USA - si trovano ad Ain al-Assad, nella provincia centro-occidentale di Anbar, e a Erbil nel Kurdistan iracheno. Non è ancora chiaro se ci siano vittime. Fonti governative dei paesi che hanno lì contingenti militari parte della coalizione internazionale anti-Isis, Polonia, Italia, Norvegia, Danimarca, riferiscono che non vi sono morti o feriti mentre la tv di Stato iraniana parla di 80, forse 100, soldati americani uccisi. Le stesse fonti rivelano che nessuno, nemmeno tra i soldati iracheni (anche loro presenti nelle due basi), sarebbe rimasto ucciso. Donald Trump, convocando il consiglio di sicurezza nazionale per circa due ore con il segretario di Stato Mike Pompeo e il capo del Pentagono Mark Esper, ha cercato di calmare gli animi con un tweet.
"Va tutto bene. - ha scritto l’inquilino della casa Bianca nella notte rassicurando gli americani - Missili lanciati dall'Iran a due basi militari in Iraq. Stiamo facendo una ricognizione dei danni e delle vittime in queste ore. Finora va bene! Abbiamo le truppe più forti e meglio equipaggiate al mondo! Rilascerò una dichiarazione in mattinata". La tensione però rimane altissima. Quello che il governo iraniano vuole è l’abbandono totale delle truppe statunitensi dall’area. Una grossa pretesa per Washington che ancora sta valutando il da farsi. Nel caso in cui ciò non dovesse accadere, e se invece Washington intendesse addirittura contrattaccare, l’Iran ha promesso di colpire Israele e gli stessi Usa. Eventualità, questa, che i vertici iraniani vorrebbero evitare. Sempre su Twitter, infatti, il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, che definisce il lancio di missili “una misura proporzionata di auto-difesa secondo l’articolo 51 del Trattato Onu” ha affermato che “non vogliamo nessuna escalation della guerra ma ci difenderemo da qualsiasi aggressione”. Di difesa del territorio ha parlato anche, in diretta alla nazione, la figura più importante del Paese, l’Ayatollah Alì Khamenei. L'Iran "ha dato uno schiaffo agli Stati Uniti con l'attacco missilistico alle sue basi militari, ma non è ancora abbastanza e la loro presenza corrotta in questa regione deve finire”. “I nostri nemici principali - ha aggiunto - includono il sistema arrogante degli americani e del sionismo. Gli americani per la loro presenza nella regione e in qualsiasi altra parte del mondo hanno causato solo guerre, differenze, distruzioni”. Ad aggiungersi al messaggio lanciato agli Stati Uniti, e in generale a tutto il globo, anche il presidente della Repubblica Islamica dell’Iran Hassan Rouhani. “Il generale Soleimani ha combattuto eroicamente contro l’Isis, Al Nusra ed Al Qaeda. Se non fosse stata per la sua guerra al terrore le capitali europee sarebbero in grande pericolo ora. La nostra risposta finale al suo assassinio è quella di cacciare tutte le forze statunitensi dalla regione”.
La situazione è in continua evoluzione. Nel frattempo l’Amministrazione Federale dell’Aviazione Usa (FAA) e quella degli Emirati Arabi hanno vietato tutti i voli sull'Iraq, l'Iran, il Golfo Persico e il Golfo dell'Oman. Mentre il prezzo del petrolio a seguito dell’attacco è schizzato: un +2,7%, fino a 71,75 dollari al barile, il prezzo più alto da settembre. I telefoni nei palazzi di governo sono “bollenti”. In queste ore si parla dell’avvio da parte di Trump e del governo iraniano di una fase di de-escalation, come riporta il giornalista e analista internazionale Pepe Escobar.
Non lo sappiamo ancora - perché nessuno parla - ma c'è sicuramente un sacco di diplomazia di altissimo livello, soprattutto tra Iran e Russia, con i cinesi in piena allerta ma molto discreta. La risposta iraniana - spiega Escobar - come ha dichiarato Zarif, è stata proporzionata e piuttosto sommessa. Era essenzialmente simbolica. L'Iran avrebbe potuto ridurre quella base americana in macerie con tante perdite se avesse voluto. C'è una forte possibilità - conclude il giornalista - che ci sia un'attenuazione, anche se i soliti sospetti subumani e i neoconservatori stanno abbaiando per una guerra totale”.



Aggiornamento. Trump: “Nuove sanzioni all’Iran, non vogliamo usare forza militare

Pochi minuti fa Donald Trump nel corso di una conferenza stampa trasmessa in diretta mondiale ha rilasciato alcune dichiarazioni di primo livello sulla situazione in Iran. Nel suo discorso il presidente ha detto che gli Stati Uniti faranno ricorso a nuove sanzioni contro l'Iran, ma non all'uso della forza militare se non ci saranno nuovi attacchi. “Il fatto che abbiamo questa grande forza militare non significa che vogliamo usarla. Non vogliamo usarla. - ha ribadito - La forza americana, sia militare sia economica, è il miglior deterrente". Trump ha poi aggiunto "mentre valutiamo opzioni per rispondere al'aggressione iraniana, imporremo immediatamente nuove sanzioni nei confronti del regime di Teheran e resteranno in vigore finché non cambierà il suo comportamento". "Per troppo tempo le nazioni hanno tollerato le azioni destabilizzanti dell'Iran in Medio Oriente. Questi giorni sono finiti”, ha detto. L’inquilino della Casa Bianca ha infine fornito informazioni sulle due basi americane colpite in Irak, dove si pensa siano morti diversi soldati. "Nessun americano è stato ucciso o ferito nell'attacco iraniano. - ha rassicurato i suoi concittadini - Ci sono stati solo lievi danni alle basi”. Le acque sembrano acquietarsi, la guerra per il momento è rinviata.

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