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Terzo Millennio

La carcerazione ingiusta di un attivista

di Jean Georges Almendras, Matías Guffanti e Giorgio Bongiovanni
Il mapuche Facundo - Intervista esclusiva

Santiago del Cile. "La lotta mapuche continuerà, è la lotta che ci siamo imposti da sempre". A parlare così è il Lonko Facundo Jones Huala che abbiamo incontrato nel carcere della città di Temuco, distante circa 700 chilometri da Santiago del Cile. L’intervista si è concretizzata dopo aver seguito l’iter e le formalità di rigore necessarie per permetterci di incontrarlo e quindi intervistarlo, ma non abbiamo ottenuto l’autorizzazione per registrare l’audio dell’incontro né scattare delle foto. Un incontro in esclusiva per Antimafia Dos Mil ed il Movimento Our Voice, durato 4 ore, che ci ha permesso di approfondire, tra le altre cose, gli aspetti più salienti e poco conosciuti della lotta delle comunità mapuche dell'Argentina e del Cile, la storia politica di entrambi i paesi e le principali problematiche attuali che vivono questi territori.
L’incontro è avvenuto in un contesto di reclusione, dopo essere stato condannato a 9 anni di prigione (6 per incendio e 3 per porto illegale di armi)*. Una reclusione che però non ha ostacolato il suo attivismo. Una militanza ancestrale (e attuale) che ha condiviso con noi, in una confortevole sala inaspettatamente messa a nostra disposizione per l'incontro. Un incontro all’insegna della speranza nel senso di condivisione e divulgazione delle idee, la metodologia e l'essenza della causa mapuche su entrambi i versanti della cordigliera andina, dopo la grande manipolazione ad opera dei mass media. Un incontro arricchente dall’elevato valore di testimonianza.
Poco dopo il nostro ingresso nella struttura carceraria, dove la presenza della polizia e le sbarre fanno ben recepire l’idea di trovarci in una prigione di media sicurezza (dove si trovano reclusi delinquenti comuni, molti di loro condannati all’ergastolo, e nove prigionieri politici mapuche: quattro condannati e cinque imputati) la guardia a noi assegnata ci conduce in una sala dove c'è un tavolo e delle sedie. Dopo alcuni minuti di attesa vediamo entrare Facundo, con la sua inconfondibile fascia azzurra, che lo contraddistingue come Lonko. Porta in entrambe le mani due enormi borse che posa a terra e ci abbraccia con il saluto mapuche "Mari Mari". Dopo, si gira e inizia a cercare qualcosa nelle borse: tira fuori due coperte ed un termos con del mate. Noi a nostra volta gli diamo una borsa con del formaggio, pane, salumi e un pacchetto di ‘yerba’. Ci ringrazia e ci offre la sua ospitalità (l’ospitalità tra virgolette che si può offrire in una struttura carceraria).
I minuti a seguire diventano ore. Facundo Jones Huala, il Lonko (autorità politica e spirituale), della Lof in Resistenza di Cushamen, in provincia di Chubut, Argentina, ha un buon aspetto fisico; è fisicamente in buona forma e di buonumore. Sono ormai passati quei giorni in cui la sua salute era seriamente compromessa a causa della prigionia, la costante persecuzione e gli scioperi della fame da lui portati avanti in segno di protesta per il suo ingiusto processo ed a favore della sua causa. Dalle sue parole traspare l'amicizia e le sue qualità umane. Condivide con noi il mate, i salumi, il formaggio ed il pane. Così come la sua storia di combattente per il recupero delle terre usurpate dall'uomo bianco argentino e cileno. Ci confida momenti della sua infanzia e della sua gioventù. Viviamo un incontro scevro da formalismi, molto distensivo e coinvolgente, al punto che nessuno di noi si rendeva conto del passare delle ore. Fuori dalla sala, nel frattempo, la routine carceraria segue il suo corso. Una routine che include l'allarme generale per il tentativo di fuga di un detenuto. Un episodio per fortuna, senza ulteriori conseguenze, anche se da dove ci trovavamo potevamo vedere le ricerche e l'attività dei funzionari per riprendere il fuggitivo.
"Sono qui da un anno. Ero a Valdivia dove il regime carcerario è molto più duro e per questo ho chiesto il trasferimento a questa prigione, dove le condizioni di vita sono migliori. Oggi, per la vostra visita, pensavo che ci avrebbero portato in un settore con poche comodità e per questo ho portato con me delle coperte per farvi stare un po’ più comodi. Ma fortunatamente non è stato così".

facundo guffanti almendras illustrazione

Sei condannato, carcerato... ma la lotta mapuche continua, giusto?
"La lotta mapuche continua e continuerà, è la lotta che ci siamo imposti da sempre. Bisogna comprendere la nostra lotta in Argentina e in Cile contro un neoliberalismo fortissimo e imprese straniere che ci stanno uccidendo. Viviamo un'emergenza. Ma tutto ciò risale a molto tempo addietro, da "La conquista del deserto", che fece Roca insieme alla famiglia Bullrich. In quegli anni Adolfo Jorge Bullrich era sindaco della città di Buenos Aires, e con l'aiuto degli inglesi che gli fornirono armi e denaro in cambio di terre nei nostri territori, producendo il più grande massacro. Quelle stesse terre che dopo nel 92' con Menem come presidente praticamente regalarono. Possiamo individuare in questo processo una stretta relazione con le famiglie del capo di Gabinetto dei Ministri della Nazione Argentina, Marcos Peña e l'attuale Segretario della Politica Economica del Ministero del Tesoro e delle Finanze della Nazione, Miguel Braun. Ma la verità è che quelle terre rubate dagli Stati non hanno mai smesso di essere nostre".
"In Cile, c’è stato almeno un minimo riconoscimento e restituzione di terre, anche se la persecuzione è la stessa. Durante la presidenza di Salvador Allende, in ambito del processo di riforma agraria ci sono state restituite delle terre. Di Allende non abbiamo nulla da dire da un punto di vista negativo. E dopo l’11 settembre i ‘peñis’ (fratelli mapuche, ndr.) combatterono contro la dittatura. Tuttavia, anche lo stesso Pinochet restituì delle terre. Ma in Argentina niente, né in dittatura né in democrazia. Nemmeno con Perón. In materia di restituzione di terre ci sono evidenti differenze tra Cile ed Argentina. Nella regione della PuelMapu, in Argentina, siamo stati abbandonati. E non è questione di maggiore o minore presenza. Solo nella Lof Cushamen ci sono circa 7.000 mapuche. Solo nelle zone di Esquel, Bariloche e Chubut. Dove ci sono anche altri Lonkos”.
Nella confortevole sala che ci ospita ci sembra di essere su un’isola solitaria. Isolati da una porta in vetro (che ci permetteva di vedere poliziotti, avvocati e carcerati), il nostro dialogo proseguiva sempre più disteso.
E quando Facundo Jones Huala dimostrò interesse per il Movimento Our Voice, ha avuto tutte le risposte che cercava con la stessa sincerità con cui ci aveva raccontato la sua vita di Lonko.
“Non mi piace essere leader, non mi piace essere capo, ma essere lonko è una realtà che non posso evitare. Ognuno è figlio della sua propria storia, della sua propria cultura. Un insieme di situazioni mi hanno portato ad essere Lonko, all'età di 22 anni. Adesso ne ho 33. Io volevo solo essere un weichafe (un guerriero). Ma adesso sono un Lonko".

La spiritualità è strettamente legata al ruolo di Lonko?
"Molto. Il Lonko riceve la forza spirituale ed agisce in base alla forza spirituale. Perché è una missione spirituale".
"Noi sogniamo un processo di liberazione nazionale. In Cile ci sono mapuche universitari, sono pochi, ma ci sono. I mapuche sono per la maggior parte operai e muratori. Io stesso non ho finito le superiori, ma mi sono formato come autodidatta. Sono nato a Bariloche, mio padre lavorava nel settore dei cavalli. Dopo, ci siamo trasferiti vicino alla città di Comodoro Rivadavia. A sette, otto anni io vendevo erba medica che mio padre coltivava. E ho addirittura lavorato come caddie in un campo di golf. E ho cominciato ad abbracciare le diverse battaglie della città e a partecipare ai cerimoniali della comunità. A quei tempi la RAM (Resistenza Ancestrale Mapuche), esisteva già. E voglio dire che in Argentina il kirchenismo ci attaccava, ci sparava contro quando lottavamo per la restituzione dei nostri territori, come adesso ci spara contro il macrismo. Ma purtroppo molti membri delle nostre comunità sono stati condizionati, colonizzati da gruppi politici politicizzando le loro lotte, vendendosi alle politiche del winka. Spesso a causa dell'abbrutimento delle comunità”.
"Noi non proponiamo niente di nuovo. Siamo contro il capitalismo che è l'espressione della dominazione. I governi di turno non ci interessano, siamo contro il sistema stesso se questo sistema non ci permette di vivere nei nostri territori come nazione. Come era in principio. Indubbiamente i tempi non sono gli stessi e adesso stiamo vivendo una tappa intermedia, dove le comunità non vivono come vivevamo alle nostre origini ma neppure come vive il mondo occidentale. Ma vogliamo lottare per tornare come era in origine il popolo mapuche. Facciamo delle proposte con la nostra logica. Il sistema è stato costruito a seguito di un processo rivoluzionario, infatti il capitalismo attuale è nato dopo la rivoluzione francese e i grandi cambiamenti hanno origine da rivoluzioni simili. Questo è l'esempio che le rivoluzioni funzionano e servono. Noi stiamo proponendo una nuova rivoluzione contro questo sistema”.

huala facundo jones lonko 3

Avete avuto degli infiltrati?
"Si, abbiamo avuto degli infiltrati ma non in profondità. È successo a volte che dei ‘peñis’ si avvicinano e danno informazioni. Purtroppo io feci conoscere il territorio ad un ragazzo che diceva di essere impegnato a favore della nostra causa e dopo risultò essere un agente infiltrato. Sappiamo che dà sempre si ricorre al metodo dell'infiltrazione e la stessa Patricia Bullrich credo che lavorassi/e come infiltrata nel gruppo montonero. Casualmente tutti i suoi compagni sparirono o finirono in carcere e a lei non successe niente. È strano. Neanche la nostra lotta è estranea a questo metodo per colpirci".
"È emerso con chiarezza nell’Operazione Huracán. Potete informarvi al riguardo. Cercarono di incolparci dei loro traffici di armi tra Argentina e Cile con messaggi Whatsapp falsi, e venne fuori la corruzione del potere politico, giudiziario e delle forze di sicurezza, e anche la strategia dell’infiltrazione che adesso chiamano Operazione Tarzán”.

Puoi parlarci di quando ti hanno arrestato nuovamente in Argentina? Come è avvenuto?

"Prima mi presero perché avevano torturato Gonzalo Cabrera e disse persino quello che non sapeva. Quell’arresto non durò molto perché il giudice Guido Otranto dichiarò la nullità del rapporto. Ma continuarono la loro pressione su di lui ammazzandogli un cane e sparando alla sua casa. Otranto è cambiato e fu poi uno di quelli che mi ha perseguitato spietatamente. Dopo, mi arrestò il PDI (Polizia Investigativa) del Cile, sebbene anche quello fosse illegale perché non avevano il permesso di stare in Argentina e invece erano lì. Ed era dà un mese che i tiratori scelti nascosti dietro i loro mirini mi stavano filmando. I video li ha il mio avvocato. E adesso sono qui”.

Cosa ne pensi del narcotraffico? Del consumo di droga, di alcool?
"La droga ed il narcotraffico sono un altro strumento del capitalismo al quale anche ci opponiamo. A me hanno offerto più volte affari con il narcotraffico, da fare con le comunità. Mi offrirono di attraversare la frontiera con il Perù con tonnellate di droga ma mi sono sempre rifiutato. Purtroppo comunque la droga è arrivata persino nei posti più inospitali dei territori. Marijuana, LSD e Cocaina. Ed anche alcuni leader delle comunità si sono corrotti con questo. Con il discorso che quei soldi possono servire a finanziare le lotte. Per questo motivo ci allontaniamo dai gruppi New Age e Hippie che vivevano consumando queste sostanze. Nelle nostre comunità, anche se difficile, siamo anche contro il consumo di alcool”.
"Perfino dentro la prigione stessa ho potuto capire come funziona il narcotraffico. Le forze di sicurezza che ci reprimono sono coinvolte in questi traffici, i sindacati, le ‘barras bravas’ del calcio ed ovviamente la politica. Fate caso che su questo tema il Macrismo ed il Kirchnerismo vanno d'accordo e si uniscono, perché sono nello stesso giro. Sono le stesse mafie che sono dietro gli Stati. Per questo motivo noi non personalizziamo la lotta contro un governo o l’altro. Affrontiamo il sistema. E non ci interessano i discorsi dei partiti politici, ma i fatti”.

huala jones facundo 1

Cosa pensi della giovane attivista palestinese Ahed Tamimi?
"È ammirabile quello che fa questa giovane. La stimo e rispetto molto. Apprezzo il processo rivoluzionario per la libertà del popolo palestinese. Lo sento molto vicino e provo tanta empatia verso di lei e la sua lotta, ma è chiaro che sono lotte diverse in contesti differenti, benché perseguiamo un obiettivo molto simile”.

Come vedi il mondo? Come vedi i giovani?
"La civiltà occidentale è sull'orlo del collasso. I giovani sono semi che hanno bisogno di una proposta chiara e indipendente da tutto quello che è stato, perché altrimenti saranno trascinati da quello che era prima. Il grande problema delle lotte occidentali è che sono carenti di proposte concrete. È difficile lottare, ma si fa. È difficile vincere la rivoluzione ma si fa. Ma la cosa più difficile è presentare la proposta dopo avere vinto. Io appoggio le cause dei giovani e dei lavoratori e di altri settori, ma devono pensare bene a quello che propongono. La nostra proposta l'abbiamo già, è quella di sempre come Nazione. E non pretendiamo che tutti vivano come i Mapuche, se serve come ispirazione va bene, ma ogni popolo deve pensare alla propria proposta in sintonia con la propria cultura e il proprio contesto e vivere tutti in libertà, se queste proposte si basano su valori che difendono la vita”.
Vicini alla conclusione il Lonko fa una riflessione sulle comunità mapuche. Sul loro mondo. Sulla loro presenza in un sistema capitalista, che loro come popolo autoctono hanno una visione del mondo molto differente.
"Il mondo mapuche è molto complesso. Siamo molto spirituali, nella vita quotidiana. Ma siamo molto spirituali con fatti pratici. E chiediamo di poter continuare ad esprimerci con la nostra spiritualità, cultura e cosmovisione che è umanista. La lotta continuerà come ogni processo di rivoluzione. Noi mapuche siamo sull'orlo dell'estinzione, ma più vivi che mai”.

(*) La condanna è stata ridotta considerando i 1.178 giorni scontati in carcere ininterrottamente tra Argentina e Cile, dal 2013. La riduzione della condanna significherebbe un po' più di tre anni; quindi la pena da scontare sarebbe di 5 anni e mezzo, e per buona condotta si ridurrebbe a metà, con la possibilità di ottenere la libertà condizionale.
(*) Produzione: Mariana Trejo
(*) Illustrazione: "Xilotrópico" di Santiago del Cile

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