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Back Sei qui: Home Terzo Millennio Guerre AMIA e ambasciata di Israele in Argentina, la verità sulle esplosioni

Terzo Millennio

AMIA e ambasciata di Israele in Argentina, la verità sulle esplosioni

nisman albertodi Jean Georges Almendras - 2° Parte
Libro di Juan Salinas: sulle manipolazioni del potere e sul giudice Nisman

Due esplosioni molto potenti: Una nel mese di marzo del 1992; un attentato esplosivo contro l'Ambasciata di Israele, a Buenos Aires. Un’altra a luglio del 1994; un attentato esplosivo contro l'AMIA, a Buenos Aires. 
Il saldo di morti di entrambe le esplosioni fu di 107 persone; il saldo di feriti superò i 500. Entrambi i fatti sono ancora impuniti. La versione ufficiale mira a ritenere responsabile un'ala terroristica dell'Iran. Il giornalismo indipendente non sostiene questa versione perché si sono delineate altre verità. Una di queste, la più mediatica e importante, è quella sollevata dal giornalista argentino Juan José Salinas* nel suo recente libro "La infAMIA. Los servicios de inteligencia en el atentado y su encubrimiento. El Memorándum con Irán, Stiuso y la muerte de Nisman”; che è anche autore di altri libri dove si esprime negli stessi termini che sono devastanti per il loro alto valore di testimonianza. 
Il giornalista argentino non si è minimamente risparmiato. Poco dopo l'attentato contro l'AMIA entrò a far parte di una squadra di investigazione che dopo si dissolse per volere della stessa persona che aveva richiesto che ne aveva voluto la costituzione, si suppone sotto pressione di Israele quando nel primo rapporto stilato dal gruppo si affermava chiaramente che la Polizia Federale era coinvolta. 
Da allora Salinas non si è più fermato. Ha continuato con le investigazioni e pubblicato i suoi libri, non ha più taciuto. Si è guadagnato l'odio e l’emarginazione professionale da alcuni settori ma da altri - principalmente quelli alternativi - ha ricevuto e continua a ricevere sostegno e riconoscimenti. Il suo ultimo libro è illuminante ed affronta il potere senza bavagli. Perché denuncia tutta la struttura criminale e di insabbiamento, dentro un sistema politico dove i servizi di intelligence dell'Argentina stessa (tra cui il SIDE), il MOSSAD e la CIA, sono le star della giungla delle lotte di potere. Lotte che finiscono sempre protette dalla cultura dell'impunità, visto che quello che c’è dietro può essere sempre alquanto scandaloso. Infatti, pochi anni fa, nel 2015, la morte del giudice Alberto Nisman, ebbe molto a che vedere con la storia delle esplosioni.
Facciamo una parentesi prima di avventurarci nella giusta direzione del collega Salinas: cercando con Wikipedia il caso del giudice Alberto Nisman, leggiamo quanto segue: Natalio Alberto Nisman conosciuto come Alberto Nisman, fu un giudice argentino che raggiunse la notorietà per essere stato titolare della causa sull'attentato contro l'edificio dell'AMIA (Associazione Mutuo Israelita Argentina), e successivamente per aver richiesto che fossero processati Mauricio Macri (allora capo di governo della città di Buenos Aires), ed altri suoi funzionari come Jorge Fino Palacios - processato da Nisman per aver insabbiato l'attentato contro l'AMIA, attribuendo loro l'organizzazione di un sistema di controllo nei confronti dei cittadini che includeva i parenti di attivisti della causa AMIA, ed anche per aver denunciato l’allora presidente Cristina Fernández de Kirchner ed altri, attribuendo loro l'intento di proteggere un gruppo di sospettati nella causa AMIA mediante la firma del memorandum di intesa Argentina-Iran che stabiliva un meccanismo per interrogare nel loro paese gli imputati di quella nazionalità.
Nisman denunciò anche il giudice Claudio Bonadío per minacce di morte contro di lui e le sue figlie, a seguito delle sue investigazioni nel caso dell'attentato terroristico contro l'AMIA. Il 18 gennaio 2015, Alberto Nisman fu trovato morto da/con un colpo di pistola alla testa nel suo edificio Torre Boulevard nel complesso Torres Le Parc, nel quartiere di Puerto Madero, poche ore prima di presentarsi davanti alla Commissione di Legislazione Penale della Camera dei Deputati della Nazione Argentina, che lo aveva convocato il 19 gennaio per interrogarlo sul fondamento della sua denuncia. La sua fu considerata una "morte dubbiosa", e sono state diverse le speculazioni che sostengono sia l'ipotesi di omicidio che di suicidio.
A dicembre del 2016, la Camera Federale di Cassazione Penale ordinò che si continuasse nell’investigazione per insabbiamento e tradimento alla patria dell'ex presidente della nazione, Cristina Fernández de Kirchner che era stata respinta dal giudice Rafecas. Il giudice Rafecas fu allontanato dalla causa che passo in mano al giudice Claudio Bonadío (il giudice che Nisman aveva denunciato nel 2009 per presunto insabbiamento dell’attentato dell'AMIA e nel 2010 per presunta minaccia di morte a Nisman e le sue figlie. Nel settembre del 2017, periti della Gendarmeria affermarono che Nisman non si è suicidato ma sarebbe stato assassinato.
Nonostante il fatto che la Gendarmeria sia un corpo che non ha esperienza in autopsie, e malgrado contraddicesse la Polizia Federale, i migliori periti dell'Argentina ed i tredici esperti della Corte Suprema, il giudice Claudio Bonadío avallò quella nuova perizia. Una decisione della Cámara Criminal y Correccional Federal - di fronte ad un ricorso presentato da Sara Garfunkel, madre di Nisman - il 1 giugno 2018 confermò il luogo a procedere per i quattro agenti della Polizia Federale incaricati di proteggere Alberto Nisman, i giudici Martín Irurzun e Leopoldo Bruglia affermarono che la morte di Nisman si era trattata di prima facie (a prima vista), di omicidio e non suicidio.
Sempre leggendo su Wikipedia si trova la profonda investigazione del collega Juan José Salinas, dove inoltre fa conoscere al pubblico un profilo del procuratore che in realtà risulta sorprendente e che non si sposa con l'immagine del giudice "eroe”.
Sono diverse le cose che emergono dal lavoro di Salinas. Pertanto si rende indispensabile leggere con attenzione ognuno dei capitoli del folto bosco di bugie e falsità che sono state dette dal momento stesso degli attentati e dal momento stesso in cui fu trovato il corpo senza vita del procuratore federale Alberto Nisman, con un colpo di pistola nel cranio, nel suo appartamento di Puerto Madero il 18 gennaio di quasi quattro anni fa. Omicidio? Suicidio? Perché?. 
Integrando questo nostro primo apporto facciamo riferimento ad una parte del libro dove emerge che il deceduto procuratore Nisman era il campione dei favoreggiatori dei veri responsabili delle esplosioni.
Salinas scrive: "Lo scorso 18 gennaio, terzo anniversario della morte di Nisman, Lifschitz fece recapitare uno scritto all'autore nel quale risalta che il deceduto "in vita e nonostante le prove esistenti di insabbiamento da parte dell'ex SIDE, l'ex giudice Galeano, gli ex pubblici ministeri federali Mullen e Barbaccia, non fece niente né sul piano giuridico né sul piano mediatico per portarli a processo". Riportiamo alla lettera, le parentesi sono dell'autore: "Sono stati processati grazie alle mie denunce che oggi sono andate a buon fine con la richiesta al giudice titolare del processo (il processo per l'insabbiamento delle indagini e il depistaggio verso un vicolo cieco), ad una condanna di 13 anni di prigione per Galeano e di 8 anni per i pubblici ministeri".
"Nisman non mostrò alcuna preoccupazione per i tre attentati di cui fui oggetto per aver denunciato insabbiamento politico e giudiziario dell'attentato all'AMIA. Anzi: rifiutò la mia sia testimonianza che di indagare su chi nascondeva tutto”.
"Vale la pena ricordare che Nisman, nonostante sapesse perfettamente che la presunta "connessione totale" dell'attentato era falsa ed inventata dal giudice, i pubblici ministeri e i funzionari con il sostegno della DAIA, chiese la reclusione a vita di persone innocenti in riferimento all’esecuzione dell'attentato (riferendosi ai poliziotti che avrebbero dovuto trascorrere lunghi anni in prigione). I giudici Guglielmo Gordo, Gerardo Larrambebere e Miguel Pons ebbero la fermezza sufficiente per non accogliere la richiesta di Nisman di dichiarare nullo tutto e, invece, acquisire testimonianze per investigare sugli occultatori cosa che egli non fece né voleva si facesse".
"Se avessimo avuto un tribunale formato da giudici corrotti, Nisman sarebbe riuscito nel suo proposito di chiudere la causa condannando degli innocenti".

aima esplosione 3


"Nisman non si preoccupò neanche di indagare sull’ex SIDE per le oltre 40 mila ore di intercettazioni telefoniche a cittadini iraniani ed argentini musulmani, alcune all’insaputa della giustizia, prima, durante e dopo l'attentato. Infine, Nisman, più che aiutare a scoprire niente, aiutò quelli che coprirono e parteciparono all'attentato all'AMIA. Questo per quanto riguarda il suo agire come giudice. Riguardo la sua morte sono d'accordo che bisogna indagare a fondo per non lasciare alcun dubbio su cosa è successo".

Non bisogna dimenticare che siamo di fronte ad una persona molto lontana dal aver tenuto un profilo onesto o pulito. Il fatto di avere un conto di centinaia di migliaia di dollari all’estero insieme a (Diego Ángel) Lagomarsino, e aver depositato assegni di un finanziere scomparso (Damián Stefanini), per non dire morto, e di guidare un veicolo a nome di un'impresa legata a noti personaggi vincolati alla SIDE, il suo tenore di vita, distavano molto dal profilo di un giudice comune. Motivo per cui bisogna indagare molto bene su tutto, tenendo in conto la sua figura. Sento parlare molto di questo argomento dove si considera eroe una persona perché era giudice in un’indagine che non portò mai a niente e ho sentito la necessità di scrivere questo. Che è perfettamente dimostrabile con i fatti della realtà senza alcuna congettura.
Nell’ampio lavoro di Salinas sono vari gli aspetti che emergono sulla denuncia che Nisman doveva presentare (se non fosse stato trovato morto), (o se non si fosse suicidato, dopo aver subito delle pressioni o spinto da vari dei suoi interlocutori, perché questa è la versione che sostiene Salinas). Salinas cita le valutazioni del giurista Eugenio Raúl Zaffaroni.
Il giurista Eugenio Raúl Zaffaroni rilesse nuovamente la denuncia e riaffermò: "non ha assolutamente alcun fondamento, è totalmente priva di fondamento". E alla domanda sul perché Rafecas non aveva acquisito le prove che Nisman-Pollicita avevano sollecitato, spiegò che "si tratta di prove di qualcosa che non è reato". Qualcosa lo spinse a fare questo", aggiunse in riferimento a Nisman. "Nessuno interrompe bruscamente così un viaggio per presentare uno scritto in pieno periodo delle ferie giudiziarie. È un atteggiamento molto strano. E anche se accettassimo come prova quello che lui dice, non si arrivò al tentativo, e se invece si arrivò al tentativo, lui si tirò indietro. Cosa denunciava? Un presunto insabbiamento affinché fosse ritirato l'ordine di cattura internazionale di alcune persone che sono fuori del paese? Qual è il fatto da occultare? L'accordo? Supponendo che fosse esistita l'intenzione, la dichiarazione di Timerman e quella dell'Interpol rivelerebbero che in tal caso ci fu una rinuncia", ha insistito".
“Bisogna verificare cosa è successo, cosa squilibrò Nisman, cosa o chi. Sono sicuro che Nisman non scrisse la denuncia", ha detto "Lui era un professionista, fu segretario del tribunale federale, da tempo era giudice federale, quello non lo avrebbe potuto scrivere nessuno che avesse un minimo di conoscenza giuridica. Sono sicuro che non lo fece Nisman. Non avrebbe potuto fare quello. Lo fece qualcuno che non aveva nozioni giuridiche. Un pubblico ministero normalmente quando fa una denuncia dice che vuole denunciare dei reati. Dall'inizio questo scritto di Nisman dice che vuole denunciare un piano criminale ed una cospirazione. Un piano criminale non è in sé un reato: è un atto preparatorio. E "confabulazione” è un termine proprio del diritto anglosassone, non è un nostro termine. Questo scritto non è stato fatto da Nisman. Ci sono varie mani in quello scritto. Si evince perfettamente. È molto reiterativo e non c'è un solo riferimento, cosa che in uno scritto fatto da qualcuno del mestiere non si ripete. Si vede che è un copia e incolla fatto al computer. Ho analizzato le 288 pagine e vi garantisco che quello non lo fece Nisman. Non ha potuto farlo. No ha potuto farlo nessun funzionario che avesse l'esperienza e la professionalità di Nisman". 
Salinas nel suo libro sottolinea il tema della denuncia. E scrive: "Oltre all'onnipresente Stiuso, il sospettato numero 1 di essere co-redattore di "la denuncia" è Claudio Rabinovitch, avvocato penalista e giornalista amatoriale. Dicono che fosse amico di Nisman dall'adolescenza; quello che è risaputo è che è neoliberale, vicino ai dirigenti della DAIA "vedova" di Galeano (che continuò a difendere anche dopo che il TOF 3 dimostrò che aveva prevaricato e lo allontanò dalla causa AMIA), e con accertati legami con i servizi di Intelligence. Così come Lagomarsino, anche Rabinovitch lavorava per Nisman e nessuno sa esattamente cosa faceva. Tra tutti e due c’era un parallelismo, poiché se tra il personale stabile all'UFI-AMIA c’erano due specialisti più qualificati di "Cerebrito" Lagomarsino che si occupavano dei settori informatici, il fatto che il giudice che sta a capo della maggiore UIF del paese abbia assunto come consulente esperto un avvocato penalista è tanto assurdo quanto che il capo dell'Esercito assumessi come guardia del corpo dei ‘barrabravas’ o che il Presidente congedi i granatieri e li rimpiazzi con dei boy scouts". 
Più avanti Juan José Salinas ricapitola.
"Nisman è andato se ne andato da questo mondo senza sapere che, di fronte alla sua evidente paura e resistenza, la sua comparizione al Congresso il lunedì alle 15 sarebbe stata sospesa. Il giornalista Néstor Espósito pubblicò il 15 maggio del 2015 che la sua esposizione programmata per il lunedì era stata sospesa la domenica attorno alle 18 quando il pubblico ministero era già morto ma nessuno lo sapeva". 
Salinas, riguardo la morte di Alberto Nisman, pietra angolare di un intrigo legato alle accuse contro Cristina Kirschner e contro le autorità del governo dell'Iran, accuse elaborate in un contesto di insabbiamento al quale lui non era estraneo, è stato molto preciso, orientato a rafforzare l'ipotesi del suicidio. Un suicidio indotto, istigato da chi in definitiva erano i suoi lacché o padroni, dipende attraverso da che lato si voglia vedere questa storia estremamente intricata. 
Salinas scrive: "La presenza del suo DNA su diverse parti della pistola che lo ha ucciso - impugnatura, caricatore, pallottole e grilletto -, ed il suo corpo senza altre lesioni che ostruiva l'apertura della porta del bagno indicavano già a prima vista che Nisman si era suicidato. Come potrebbe un eventuale assassino spostare il corpo agonizzante o il cadavere ancora caldo e ricoperto di sangue - se fosse caduto in un'altra posizione e in un altro posto - e metterlo contro la porta impedendo che potesse aprirsi senza lasciare tracce? E, in ogni caso, come avrebbe potuto il sicario uscire senza lasciare tracce?. Ma c'era inoltre una prova inconfutabile: lo spasmo cadaverico del suo dito indice destro, visibile in tutte le fotografie che la Polizia Federale scattò al cadavere, coincidono i medici forensi, è la manifestazione dell'ultimo sforzo volontario effettuato dal defunto.
Il cui cervello ordinò al dito di premere il grilletto, azionando l'arma il cui proiettile lo uccise, senza dargli tempo di emettere l'ordine di rilassarsi, originando il fenomeno immediato, non riproducibile posteriormente nel rigor mortis. Ragione per cui, sommato all'assenza di lesioni sulla vittima, i medici forensi che effettuarono l'autopsia riscontrarono un quadro di suicidio, senza nessun intervento da parte di terzi. La vittima indicava sé stesso con il suo dito indice flesso, come colpevole del suo decesso. Che non ci sarebbe stato se la vittima non avesse avuto la volontà di farlo, ed il suo cervello non avesse inviato il corrispondente impulso di farlo. Scrisse Llorens".
Secondo Salinas “non erano trascorse neppure due settimane dal decesso del giudice quando Jorge Urien Berri scrisse in La Nación che Israele ed il Mossad erano i principali interessati a gonfiare l'ipotesi dell’omicidio, perché "la constatazione del suicidio porterebbe ad una revisione totale della causa AMIA". Tutto sembra lecito nella congiunzione di interessi attorno alla vera causa della morte del giudice Alberto Nisman. C’è molto in gioco e giocatori molto forti. Motivo per cui, se l'ipotesi del suicidio continua a guadagnare terreno, aspettano giorni difficili al giudice Viviana Fein. È un paradosso se l'ipotesi del suicidio, convertita nella verità del caso, è quella che pregiudica più settori e risveglia più resistenza”.
Ebbene, Salinas in un determinato momento, nel suo libro si rallegra di concordare "con un articolo di Goobar – con il quale si era trovato tanto in disaccordo sulle modalità in cui erano stati perpetrati gli attentati -, pubblicato il 14 giugno 2015 nel settimanale Miradas del Sur, dal titolo: "Triste, solitario y final: la última misión de Alberto Nisman" e comincia così: “Il nostro lavoro - da quello che fa dire (John Lo Carré ad un capo dell'intelligence tedesca - è creare realtà. Noi non operiamo su di essa, né la modifichiamo. La creiamo. Meno letterario, un capo dello spionaggio in carne ed ossa definisce la sua missione come "rendere oggettivo la cosa soggettiva". 
Entrambe le definizioni potrebbero applicarsi al caso Nisman dal momento in cui il pubblico ministero - intossicato dalle sue relazioni promiscue con i servizi dell’Intelligence locali e stranieri - si lanciò - o fu spinto - in una missione suicida di "creare realtà" con la squallida denuncia contro la presidente della Nazione ed il suo cancelliere per l'insabbiamento dell'attentato all'AMIA. Quando Nisman, abbandonato, non solo dal suo antico capo, il deposto direttore delle Operazioni della SIDE, Jaime Stiuso, ma anche dalle Bond girls - che non erano le belle donne con le quali posava in posti paradisiaci, ma le deputate Patricia Bullrich, Laura Alonso ed Elisa Carrió - tornò a "rendere oggettivo il soggettivo" sparandosi in testa nel bagno del suo appartamento di La Torre Le Parc. Nonostante avesse chiesto in prestito tre pistole, è stato sufficiente non lasciare lettere affinché il suo corpo, ancora caldo, tornasse a creare realtà come gli avevano insegnato i suoi controllori "ogni omicidio può passare per suicidio ed ogni suicidio può passare per omicidio".
Due potenti esplosioni. Due esplosioni che hanno dato origine a questo libro ed altri ancora. Due esplosioni che hanno risvegliato molti demoni e la macchina del potere più sinistro e subdolo che si possa immaginare, lasciando sempre una scia di distruzione, sangue e morte.
Nella fase finale, sento la necessità di riportare un frammento del libro di Juan José Salinas che lui ha scritto come epilogo. 
infamia"Se qualcuno è arrivato fin qui cercando dettagli morbosi dell'autopsia del giudice e delle molte polemiche gonfiate dai mezzi stampa circa il suo presunto assassinio si sentirà deluso (per fortuna, Nisman si è ucciso dentro un bagno ed è caduto contro la porta, ostruendola; se si fosse suicidato in salotto probabilmente la polemica sarebbe eterna). La stessa cosa può succedere con i lettori che vogliano sapere di più sulla sua passione per le donne molto giovani e dispendiose, e sul contenuto delle cassette di sicurezza saccheggiate da sua madre tanto nell’appartamento 13 di Le Parc come nelle banche, e dei conti all’estero. Non ci sarebbe niente di strano se un giorno si decidesse di indagare sulle attività di Nisman durante tutto un decennio, in cui non fece assolutamente niente per chiarire chi e come demolì l'AMIA, che continuano a rimanere un mistero.
E non lo è perché, tra le altre cose, si è scritto molto sul protagonismo del suo socio Stiuso in noti sequestri di enormi quantità di droga, specialmente di cocaina, per esempio, nella cosidetta "Operazione Strawberry", ed all'autore sembra ovvio sospettare che, almeno negli ultimi anni, Nisman avrebbe potuto intervenire riguardo il riciclaggio di denaro sporco proveniente da cospicui traffici di contrabbando, sia di sostanze illecite che, soprattutto, di prodotti elettronici, strumentazione medica ed odontoiatrica, etc.
In questo senso e malgrado apparentemente mani anonime abbiano cancellato dei dati dai suoi cellulari e computer, e l'inspiegabile decisione del giudice Palmaghini di togliere le perizie dei suoi dispositivi alla Polizia Federale per affidarle alla polizia Metropolitana (molto più permeabile alle richieste di agenzie straniere), anche se il back up era già stato fatto ed in generale i dati cancellati possono essere recuperati, potrebbe succedere se ci sarà un cambio di governo vengano fuori dati più sostanziosi delle foto con donne giovani e le acide risse del pubblico ministero con la sua ex, alle quali voci ufficiose attribuiscono il materiale cancellato. Ad esempio, di conversazioni postume relative a istruire le cause, altri possibili conti bancari all'estero, ecc.”.
"Il giudice è stato oggetto di vituperio e calunnie per essersi negata a riconsiderare la causa come omicidio. Benché se ne fosse occupata per undici mesi, tardò tre anni nel rispondere pubblicamente ai suoi detrattori. Lo fece nel corso di un'intervista che concesse a Luis Novaresio di fronte alle telecamere di América TV. Spiegò che non c’è mai stato un benchè minimo indizio che Nisman fosse stato assassinato, ma che non poteva scartarlo completamente né avanzare nelle ulteriori due ipotesi - il suicidio volontario o indotto - perché "siamo ancora in attesa di alcune risposte, come quelle mail ricevute ed inviate dal suo account di posta"; Yahoo non rispose mai alle richieste della giustizia argentina. "Se avessimo avuto le mail del dottore Nisman degli ultimi tempi, se avessimo potuto ricostruire la sua cronologia informatica di vita, avremo potuto vedere con chi parlava, forse avremo potuto costruire un'ipotesi”.
Il libro "La infAMIA" è una tomografia risultante da tutta una serie di episodi sconvolgenti che commossero gli argentini ed il mondo intero. Una tomografia scansionata dalla mano di un giornalista che ha saputo sviscerare segreti dai meandri più reconditi e complicati dei meccanismi del potere, in tutto il suo ventaglio operativo ed istituzionale, dove i nomi ed i cognomi sono ben definiti, responsabilità incluse, ferma restando l’impunità ancora regnante, intatta, che offre incredibili protezioni per tener lontano dalla prigione e dalla giustizia i veri colpevoli (esecutori e mandanti), delle esplosioni, e anche del suicidio indotto che mise fine alla vita del giudice Nisman, il quale in definitiva era dentro le regole del gioco del quale lui faceva parte. 
Nei miei circa 30 anni come giornalista di cronaca nera, a Montevideo, Uruguay, specialità giornalistica che esercitò anche Juan José Salinas, mi rivolgevano costantemente una domanda: Esiste il crimine perfetto? Non letteralmente in quanto all'atto in sé di togliere la vita ad una persona, bensì all'atto criminale in genere. 
Ed io avevo una sola risposta: Sì, esiste. Esiste nella misura in cui ci sia un’indagine imperfetta. Un'indagine viziata. Un'indagine manipolata. Un'indagine torbida già prima del delitto, per dirlo in qualche modo. 
Due esplosioni ad alta potenza. Due esplosioni ancora oggi impunite. Un'impunità, che è la conseguenza abituale (pericolosamente già istituzionalizzata nei nostri giorni, non solo in Argentina), quando il potere è coinvolto, ma fino al midollo. 

Juan José Salinas: Juan José "el Pájaro" Salinas, giornalista di 65 anni, argentino, nato a Buenos Aires. Iniziò la sua militanza nel Movimento de Acción Secundario (MAS) confluente di quello che sarebbe la seconda edizione dell'Unión de Estudiantes Secundarios UES, roccaforte del peronismo rivoluzionario nella scuola media. Dopo il massacro di Ezeiza, Salinas si allontanò dal peronismo e successivamente da Montoneros, e si legò al Movimento Socialista Rivoluzionario (MSR). Diventò giornalista professionista a Barcelona, dove andò in esilio alla fine del 1976. Di ritorno in Argentina fu cofondatore della cooperativa che pubblicò la rivista El Porteño di Buenos Aires, capo redattore di cronaca nera nel giornale Nuevo Sur, tra altre attività, ha pubblicato vari libri. Oggi ha un blog che è a disposizione della cittadinanza: pajarorojo.com.ar ed è il primo giornalista ad essersi scontrato frontalmente con l'impostore Lanata. La sua e-mail è: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

(Fine)

Foto di copertina: www.cronicaviva.com/Fiscal Federal Alberto Nisman
Foto 2: www.lavidriera.com
Foto 3: Ediciones Colihue

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