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Terzo Millennio

Non solo hanno soffocato Santiago, ma anche la verità

maldonado santiago cerinodi Jean Georges Almendras e José Guzman
Diffamazione da parte dello Stato. Terrorismo di Stato. Pressione criminale dello Stato nei confronti del magistrato titolare della causa

Una morte. Un'impunità sfrontata. Un modo demenziale di governare.
Oggi, mentre i flash sono puntati sul G20, vogliono relegare ancora una volta nell’ombra la morte di Santiago Maldonado. Il giudice Gustavo Lleral ha disposto il non luogo a procedere contro il gendarme Emmanuel Echazú nella causa per la sparizione forzata di Santiago Maldonado che fu visto in vita per l’ultima volta il 1° agosto del 2017, durante una violenta azione di sgombero da parte della Gendarmeria, nella zona di Cushamen ed il cui corpo fu ritrovato nelle acque del fiume Chubut 77 giorni dopo. Per il magistrato, il secondo ad occuparsi di questa causa, non c’è stata sparizione forzata, questa è una delle ipotesi investigative del caso, come invece da sempre denunciano i parenti di Santiago, che al momento della sparizione aveva 28 anni.
Questo 29 novembre 2018, passate le 9 del mattino, il giudice Lleral, incaricato dei fascicoli di habeas corpus e della sparizione forzata di Santiago, si è messo telefonicamente in contatto con Sergio Maldonado informandolo di avere chiuso la causa; che fosse d'accordo o meno, disse che lui doveva prendere una decisione, che non gli avrebbe spiegato tutto per telefono e che avrebbe trovato tutto nella notifica ufficiale. Che "ovviamente voi potete agire di conseguenza come crediate opportuno", che aveva già chiamato la madre e che lui come tutto il suo gruppo di lavoro si erano comportati umanamente sin dall'inizio e che sperava di poter chiudere questa tappa e elaborare il lutto in pace.
Alle 10:00 è stata notificata ufficialmente la decisione del giudice all'avvocato della famiglia Maldonado. Le 263 pagine di sentenza sono datate 29 novembre 2018. Era già stata inviata comunicazione della decisione dal segretario il 28 novembre 2018: 63 fogli per posta elettronica dall'Ingegnere Giménez dell'INTI.
Lo stesso 28 dicembre il giudice deposita le due cause del habeas corpus con la sparizione forzata "tenendo conto che nell’ambito della presente investigazione è stato appena ricevuto il rapporto corrispondente all'ultima prova rilevante che mancava ancora da acquisire". Immediatamente il 29 novembre decide di respingere tutte le prove presentate, di non procedere contro Echazu, e dispone l'archiviazione delle due cause.
Sergio Maldonado, in un comunicato della famiglia, diceva quanto segue:
"La sentenza pubblicata ieri in anticipo da Infobae e Clarin, dimostra solo che ci troviamo di fronte ad un crimine di Stato, dinnanzi ad una sparizione forzata seguita da morte, dove ognuna delle persone dello Stato intervenute da quel 1° agosto 2017 fino al giorno di oggi, nelle cause 8232/2017 e 8233/2017, sono responsabili”.
"Questa disposizione, emessa nello scenario del G20, con tutte le forze di sicurezza dispiegate in ogni angolo del paese, dimostra che sono consapevoli della loro ingiustizia ed arbitrarietà, che sanno della nostra forza e dell’appoggio del popolo e sanno che ci opporremo”.
"Continueremo a lottare come il primo giorno contro l'impunità che lo Stato impone con i suoi mezzi di comunicazione”.
Sebastián Premici, autore del libro “Santiago Maldonado, un crimen de Estado”, ci ha sollevato i seguenti interrogativi:
"Fino a questo momento, gli unici indagati sono i testimoni principali, non vi è personale della Gendarmeria imputato né indagato".
"Perché Lleral non indaga sul ruolo dei Gendarmi durante la repressione che portò alla morte di Santiago Maldonado? Fino a che punto si può attribuire la morte dello "Stregone" ad un incidente quando decine di gendarmi entrarono nella zona sparando all’impazzata? Lleral sostiene che non c’è stata sparizione forzata e calza alla perfezione con l'ipotesi del Potere Esecutivo: secondo cui Maldonado entrò nel fiume, cadde in un pozzo e morì. Nessun contesto. Nessun esecutore di una politica repressiva”.
"Che i ragazzi spararono tante volte, è vero", disse il gendarme Gómez a Pablo Badie, capo dello Squadrone 36. Uno di quelli che spararono fu il gendarme Emmanuel Echazú, che si trovava nello stesso posto dove si trovava Maldonado, vicino ad altri due: Zoilán e Yucra.
"Diversi colpi vennero sparati verso il fiume. Nel libro ‘Santiago Maldonado un crimine di Stato’ Sebastián Premici dimostra che i gendarmi e Santiago si trovavano sullo stesso posto. Cioè lo accerchiarono. Questi fatti e circostanze, non sono motivo di indagine"?
"Anzi. La Procuvin lo scrisse in un rapporto nel dicembre del 2017 che è stato deliberatamente occultato dal pubblico ministero Silvina Ávila e dal procuratore Casal, il quale non fece niente (oltre all’invio di una mail), affinché fosse aggiunto al fascicolo.
"Né l'autopsia, né la perizia sulla carta d’identità sono stati determinanti per capire cosa accadde quel 1/8/2017 nella Pu Lof. La facciata potrebbe cambiare, a questo punto è la cosa minore. Si dovrebbe avviare un’indagine sul ruolo dei Gendarmi”.
"Perché avanzarono se lì non c’era più il blocco stradale? Chi diede l’ordine? Quali erano le direttive di Noceti? Cosa disse a Otranto la notte del 31 luglio? Di cosa parlarono proprio l’1° agosto ad Esquel? Perché intervennero i servizi di intelligence del GN?, ecc."
La questione della sparizione forzata di Santiago Maldonado ha preso una piega sgradevole, tra le altre cose troviamo inoltre un'informazione che emerse nelle ore successive la disposizione del magistrato Lleral, e che lo coinvolge direttamente.
Secondo quanto riferito da Pagina 12 la famiglia Maldonado denunciò che il giudice Lleral aveva affermato di fronte a loro di aver subito delle pressioni per chiudere il caso. Il giudice avrebbe detto telefonicamente alla famiglia Maldonado: “Chiamo prima lei per evitare che lo apprenda dai mezzi di comunicazione, sono stato intimidito"; "tutto il mio gruppo di lavoro ed io stiamo subendo delle pressioni per chiudere la causa, per questo motivo lo devo fare".
Queste sono le parole che Lleral disse a Stele, la madre di Santiago Maldonado. Poi parlò, (sempre per telefono) con Sergio Maldonado, un dialogo che abbiamo riportato sopra.
A questo cumulo di notizie che evidenziano la più assoluta immoralità di un'amministrazione esecutiva che applica la cultura dell'impunità come emblema della sua gestione, dobbiamo aggiungere delle valutazioni realmente imbarazzanti e provocatorie del Ministro della Sicurezza, Patricia Bullrich.
Attraverso Twitter ha detto: “la verità ha superato il racconto. Hanno mentito, hanno voluto ingannare la società e generare paura ed oggi siamo riusciti a fare un passo avanti verso l'Argentina della legge e della verità".
Il sapore amaro di fronte a tanta sfacciataggine e viltà, non ci sono altri aggettivi, ora dovrà tradursi in un solido richiamo alla giustizia affinché questa sentenza, questo provvedimento (di tenore più politico, che giuridico), vergognosa per il sistema giudiziario argentino possa essere modificata. Ovviamente si ricorrerà in appello, sia a livello locale che internazionale.
Ma non per rigore tecnico, ma per una questione di etica. Per fare prevalere l'etica con la maiuscola. Quell'etica che segna la differenza con l' "etica" di quelli che per il solo fatto di sedere nelle poltrone del potere si credono padroni della verità (e della vita delle persone). Ora, lo Stato sembra vivere gli effetti piacevoli di una rozza cospirazione che vuole che tutto resti coperto sotto il manto dell'impunità. La cospirazione di un governo chiaramente e sotto gli occhi di tutti, palesemente corrotto e cinico. Oltre che criminale. Criminale a chiare lettere. E sotto ogni aspetto.
Patricia Bullrich, esprimendosi così nelle reti sociali, crede di festeggiare la legge e la verità che reggono l’Argentina di oggi. La legge e la verità? È pazza. Pazza davvero se ci crede e se pretende che altri ci credano. Che ci creda è una cosa, ma che sia veramente così è un’altra.
La famiglia Maldonado non ha mai avuto delle garanzie nelle investigazioni. Non si è mai indagato imparzialmente sulla sparizione forzata e la morte di Santiago Maldonado.
Zone di ombra hanno sempre circondato gli investigatori ed il fatto stesso, là nella solitudine della Lof Cushamen. Quella solitudine in cui è stata falciata una vita e ancora peggio, che è servita per coprire un crimine di Stato, che ha usato tutti i mezzi a sua disposizione, con l'unico intento di far si che l'impunità imperversi. In quella solitudine dove i Gendarmi si atteggiarono da dei e giudici, agendo con ferocia criminale, certi che alla Casa Rosada avrebbero girato lo sguardo altrove.
Patricia Bullrich sbaglia festeggiando la sentenza.
Noi e tutti quelli che amano la verità e la giustizia, dovremo ora intensificare la nostra lotta affinché questo sovrano attentato alla vita, alla giustizia e alla democrazia, venga denunciato ai quattro venti.
Ed affinché il popolo argentino ed i popoli della regione e del mondo intero, sappiano che lo Stato argentino non solo annegò, nelle acque del fiume Chubut, Santiago Maldonado quell’1 agosto del 2017, ma il 29 novembre di quest’anno, ha soffocato anche la verità nelle acque turbolente della criminalità organizzata di un Stato traboccante di spietato autoritarismo.
E che ha annegato Santiago Maldonado una seconda volta ma che ora oramai non è più solo.
Perché c'è un popolo che lo accompagna pronto ad abbattere questo detestabile ed immondo muro di impunità.
Governo argentino goditi questa abietta sentenza!!
Ma un domani sarà fatta giustizia e tutti quelli coinvolti in questo atto terroristico di soffocare la verità sul caso Maldonado non sapranno dove nascondersi.
E non ci sarà immunità che li salvi.

*Foto di Copertina: www.elsubmarinojujuy.com

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