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Terzo Millennio

Riusciremo mai a fare meno delle droghe?

di Piero Innocenti
L’uomo di oggi che ricerca momenti di soddisfazione, di piacere, assumendo droghe, non deve sorprendere più di tanto. È dal Paleolitico che l’homo sapiens ha imparato a raccogliere radici, funghi o frutta non solo per curare le ferite procurate nella caccia o negli scontri con gruppi rivali ma anche per creare stati di piacere euforizzanti, di benessere, di relax. È toccato agli sciamani, poi, con la loro profonda conoscenza delle varie “erbe”, attraverso riti magico-religiosi, indurre stati di euforia, inebrianti, negli uomini, anche per far scomparire alcuni sintomi di malessere. Effetti che si ottenevano (si ottengono ancora in alcune zone della foresta amazzonica dove vivono alcune comunità di indios) con le sostanze utilizzate, ma anche grazie alla capacità dello “sciamano” di indurre soggezione.

Analogamente, anche alcuni animali sembrano “viziosi”, come hanno rilevato alcuni studiosi osservando per esempio gli elefanti in stato di ebbrezza che barcollano nella foresta dopo aver mangiato alcune specie di frutta fermentata (cfr. R.K. Siegel, M.Bradie in “Alchohol self-adimistration by elephants” in Bulletin of the Psychosomic Society, XXII, 1984). Anche altri animali selvatici, tra questi i babbuini, consumano particolari erbe e sostanze per attenuare la tensione quotidiana del pericoloso ambiente in cui vivono.

Oggi, quando sentiamo parlare di papavero da oppio si pensa subito ai narcotrafficanti di eroina, alle estese coltivazioni in Afghanistan, ai laboratori clandestini per la produzione di questa sostanza, alle migliaia di morti causate, ogni anno, nel mondo per overdose. Qualcuno pensa (illudendosi) anche ad un futuro con un mondo meno “drogato”. Ma le testimonianza sulla coltivazione della “pianta di Demetra” (il papavero) risalgono addirittura a più di 5000 anni avanti Cristo con i resti di capsule di papavero trovate intorno a capanne su palafitte nei pressi di alcuni laghi della Lombardia, della Baviera, della Svizzera.

Evidenze sull’uso della “pianta della gioia” sono state ritrovate addirittura su alcune tavole sumeriche risalenti a 4000 anni a.C. E ancora il papavero, con la cannabis, la mirra ed altre sostanze, sono indicate dai Babilonesi, nel 2000 a.C., come decotti, infusi e fumigazioni per la medicina e la chirurgia (cfr. Henry Margaron “Le stagioni degli dei- Storia medica e sociale delle droghe”, Raffaello Cortina Editore, 2001). L’oppio era anche una delle sostanze consigliate per “i dolori dell’anima” (ibid.) che venivano aggiunte al vino (il nepente) offerto da Elena a Telemaco, giunto alla corte di Menelao ed in cerca del padre Ulisse. Tracce di altre droghe si rinvengono, per esempio, anche nella Bibbia dove non si fa mai cenno né al papavero né alla canapa ma si parla della mandragora, pianta ritenuta in grado di restituire o accrescere la facoltà fecondativa (oltre a virtù afrodisiache).

L’uso della canapa, secondo un trattato di medicina cinese, risalirebbe addirittura al 3000 a.C. e, se usata a lungo, “può far comunicare con gli spiriti e alleggerire il corpo”. In Europa, tracce di coltivazione di canapa si hanno già nel VII secolo a.C. e oggi, tradizionalmente, si distinguono la canapa indica che cresce in India e quella sativa, cioè coltivata abitualmente, che ritroviamo in Europa.

Anche nel nostro Paese, negli ultimi anni in particolare, sono aumentate considerevolmente le coltivazioni illecite di canapa impiantate in casa, nei giardini, negli orti o, in altri casi, allestendo serre o estese colture come è capitato, in questi primi giorni di maggio, a Ragusa e a Vittoria dove la polizia di stato, in due distinte operazioni, ha individuato, in un caso, una piantagione di marijuana, sequestrando oltre sei tonnellate di piante destinate alla lavorazione e alla vendita e in un secondo intervento altre seimila piante di cannabis mimetizzate tra coltivazioni di peperoni. Un bottino che va ad aggiungersi alle oltre diecimila piante già sequestrate nel corso dei primi quattro mesi del 2018 su tutto il territorio nazionale dalle forze di polizia.

Non so se con misure sempre più rigide contro il narcotraffico si riuscirà almeno a contenere questa diffusione degli stupefacenti alle quali si sono aggiunti, da alcuni anni ormai, quelli sintetici. Quello che so, invece, è che sembra non riusciremo mai a fare a meno delle droghe per quella ricerca continua del piacere, del benessere e della felicità (temporanea) che accompagna l’uomo, da millenni.

Tratto da: liberainformazione.org

Foto © Parwiz, Reuters/Contrasto

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