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Terzo Millennio

La schiavitù infantile del XXI secolo in Argentina, un'industria milionaria

bambino che cammina c unidiversidaddi Emilia Cardoso - Audio
La direttrice dell’ONG “Un Sueño Para Misiones”, Patricia Ocampo, afferma che nella provincia di Misiones lo sfruttamento infantile viene accettato senza intraprendere misura alcuna da parte del governo. E aggiunge che le aziende in complicità con la politica “mantengono la gente in questa situazione al fine di generare entrate nei settori che li sfruttano
Le testimonianze dei bambini che lavorano nelle piantagioni di yerba mate del nord argentino sono angoscianti. Fame, freddo, stanchezza, costituiscono soltanto l’apice di una cruda realtà: il mate che arriva nelle nostre case raccolto dalle piccole mani dei bambini che la seminano e che sono sfruttati in tenera età. Bambini che dovrebbero giocare liberi, non hanno altra opzione che sottomettersi ad un considerevole sacrificio lavorativo, che rientra nelle grandi contraddizioni del XXI secolo. Un'industria milionaria che grava totalmente su famiglie povere e sul lavoro infantile. E' questa la schiavitù moderna.
Il 90% della yerba mate  che si consuma in Argentina e il 60% di quella che si consuma nel mondo, è coltivata a Misiones. In questa provincia vivono le famiglie conosciute come tareferos (dedite alla coltivazione della yerba mate), in una situazione di povertà estrema che obbliga loro a cercare un’entrata supplementare attraverso il lavoro dei figli, spesso minori sotto i 10 anni. I bambini sono invisibili di fronte alla legge. Vivono lontano dalle piantagioni, quindi sono portati in camion con il rischio di cadere quando viaggiano seduti sui fasci di erba. Quelli che vanno a scuola la mattina, lavorano il pomeriggio e aiutano nei lavori domestici. Ma molti di loro non vanno a scuola e lavorano l’intera giornata, non solo nei campi, ma anche a casa loro.
L’attività lavorativa inizia da molto piccoli quando accompagnano i loro genitori e fratelli più grandi per imparare il mestiere. Ma arriva un momento in cui vanno da soli. Il motivo è puramente economico. Una famiglia può coltivare più kg, che un uomo da solo. È più è la quantità raccolta maggiore è la paga. Un padre che svolge questo mestiere non riesce a mantenere tutta la sua famiglia, per questo motivo cerca nei bambini l’aiuto per sopravvivere.
Questa problematica è emersa qualche anno fa con la campagna d'informazione: “Mi piace il mate senza il lavoro infantile”, promossa dalla ONG “Un Sueño Para Misiones” (Un Sueño para Misiones). La sua direttrice, Patricia Ocampo, coordinatrice del progetto, in un’intervista esclusiva ai microfoni del programma radio del Movimento Our Voice, Frecuencia Joven, ocampo patricia c gruposolidarioha affermato: “Il tema della raccolta del mate risale ad oltre 100 anni fa, è tanto tempo che quei lavoratori vengono sfruttati, non c’è evoluzione, non c’è educazione, tutti i diritti che ci aspettano come esseri umani a loro sono negati”.
Non si può stabilire il numero effettivo di bambini che lavorano nelle piantagioni di yerba mate, ma le loro testimonianze sono più che evidenti: “Nel documentario che abbiamo fatto - il trailer è già visibile in internet - c’è un bambino di 12 anni che ha iniziato a lavorare a 9. Lui racconta che ci sono molti altri ragazzi impegnati nella raccolta. Lui non ha scelto questa vita, c’è un sistema che dice che deve stare lì e non c’è alcuna protezione dallo Stato. Il problema è molto serio”.
La situazione è più complessa di quanto sembra, c’è un sistema ben organizzato che rende estremamente difficile, per non dire impossibile, uscire dalla cerchia dello sfruttamento: “Ovviamente ci sono organizzazioni che traggono beneficio dalla povertà, dalla ignoranza, dalla non formazione, dalla carenza di opportunità e possibilità. Dove c’è gente sottomessa che non reclama ciò che è suo. Non reclama perché crede che non ne ha diritto, perché crede che non deve farlo. Hanno lavorato sulla gente molti anni per inculcare loro che non possono rivendicare niente e che devono stare molto attenti prima di alzare la voce”. La vulnerabilità di queste famiglie che lottano per la loro sopravvivenza giornaliera è sfruttata dai settori potenti dell’industria: “Mantengono la gente in questa situazione al fine di generare introiti ai settori che li sfruttano”.
Il lavoro di sensibilizzazione che l'ONG sta portando avanti in questi ultimi anni attraverso numerose campagne, tra cui la proiezione di un documentario che presto sarà disponibile, nel quale sarà possibile vedere a cosa ci riferiamo quando parliamo di lavoro infantile e sfruttamento lavorativo nel nostro paese. Altrettanto importante è l'iniziativa di una proposta concreta: un disegno di legge di certificazione che attesti che il prodotto non proviene da lavoro infantile, che fu presentato alla camera di deputati già due anni fa e che tutti possiamo sostenere con la nostra firma nella piattaforma di change.org. Alla domanda se il progetto era stato trattato alla Camera, ci ha risposto: “Siamo in attesa che trattino il tema a livello nazionale. Ovviamente è una grande sfida, perché purtroppo la politica non cammina al ritmo della necessità della gente". 
La direttrice dell'ONG ci ha spiegato inoltre che la responsabilità che abbiamo, come società, di sapere ciò che consumiamo è molto importante: "Quello che proponiamo promuovendo il disegno di legge è avere un prodotto, in questo caso la yerba mate, che abbia una certificazione, affinché i consumatori possano scegliere. Il prodotto costerà qualche centesimo in più, e sarà regolato dal Ministero del Lavoro. L’esigua differenza di costo permetterà aumentare lo stipendio di quel lavoratore". Abbiamo anche commentato che la sfida per questo anno è che il progetto rimanga nell’agenda del governo tra i temi da affrontare.
Dal quadro emerso sembra allora che pur di tutelare gli interessi economici in gioco in questa industria milionaria, non ci sia spazio neanche per la compassione dei bambini: "Uno a volte non vuole pensare male, ma la realtà  è che se il tema non viene trattato ancora in commissione è perché tocca molti interessi. - ha detto Patricia Ocampo - Stiamo parlando di un’economia molto forte e di un progetto di certificazione di un prodotto non proveniente da lavoro infantile, mentre magari il prodotto accanto non avrebbe questa certificazione. Quindi io credo che ovviamente ci sono molti interessi che vengono prima delle necessità della gente e del dolore di questi bambini". 
Immersi in una realtà dalla quale è sempre più difficile uscirne, i lavoratori delle piantagioni di yerba mate non riescono a coprire le loro necessità basilari né quelle delle loro famiglie, sono sottomessi costantemente per sopravvivere in modo disumano: "Vengono pagati molto poco ed a cottimo, in base a quello che raccolgono, i genitori non possono garantire ai loro figli educazione, né un’abitazione degna, né i lavoratori né le loro famiglie hanno diritti". 
A questa situazione si aggiunge il danno sociale di credere, un pensiero comune a tanti, che loro sono in quelle condizioni perché così hanno scelto. Patrizia Ocampo ci ha trasmesso il dolore che prova quando sente chi che indica queste famiglie come pigre: “ci vogliono inculcare che se l'altro non lavora è uno sfaccendato e che se quella famiglia o quel papà porta il bambino è perché non ha altra scelta, perché non conosce altro, perché non ha avuto una educazione primaria, perché se non lo fa non mangia. Stiamo commettendo un’ingiustizia più grande di quella dei governi, stiamo commettendo un'ingiustizia noi come società. Siamo noi che scegliamo i governi, che li togliamo, li votiamo, loro vengono e vanno via, noi società ci siamo sempre e siamo quelli che dobbiamo chiedere loro di cambiare le cose”.  
(23 febbraio 2018)

Intervista completa:
20180122 collegamento radio frecuencia joven

Foto di copertina: unidiversidad.com.ar

Foto a destra: gruposolidario.org

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