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Terzo Millennio

Il mondo va incontro a qualcosa di peggio

saiz austin c paola beccaIl fondatore della Teologia della liberazione fa un sentito appello di fronte all’imminente collasso sociale ed ambientale
di Agustín Saiz e Paola Becco - Intervista
Leonardo Boff, scrittore, filosofo, ecologista, ex sacerdote francescano messo a tacere dal Vaticano arrivato a Buenos Aires per presentare il suo ultimo libro “Sustentabilidad, la urgencia ante el grito de la Tierra”.  L'ex sacerdote è autore di oltre 60 libri, ha conseguito un dottorato in Teologia e Filosofia presso l’Università di Monaco. E' entrato nell'Ordine dei Frati Minori francescani nel 1959 poi è stato professore di Teologia e Spiritualità nelle università del Brasile e anche in Portogallo, Spagna, USA, Svizzera e Germania.
Nel 1984, a causa del suo pensiero della Teologia della Liberazione esposto nel suo libro “Chiesa: Carisma e Potere”, fu processato dal Vaticano e condannato l'anno seguente ad un anno di “silenzio ossequioso”. Pena sospesa poi nel 1986 a seguito della forte pressione mondiale sul Vaticano che gli ha permesso di continuare le sue attività.
Nel 1992, in seguito ad un'altra possibile condanna del Vaticano Boff ha deciso di rinunciare alle sue attività sacerdotali e continuare ad essere teologo della liberazione, scrittore, professore dando conferenze in tutto il mondo.
Venerdì 5 maggio presso l'Hotel Bue, nella città di Buenos Aires, questo grande pensatore latinoamericano ha affrontato diversi temi sempre da un’ottica di grande sensibilità e impegno sociale.

Cosa pensa dell’avanzamento della destra? Recentemente in America latina si sono create le condizioni per aprire nuovi orizzonti ma difficilmente si sono poi concretizzate, quali sono gli errori commessi?
Credo che abbiamo vissuto due fasi, due epoche dopo i colpi militari. Prima la resurrezione delle democrazie e dei governi progressisti appoggiati da grandi movimenti popolari e questo ha permesso grandi trasformazioni positive che hanno promosso la giustizia sociale, la partecipazione, ecc. Poi però, con la crisi globale, che ha minato lo status di benessere dei paesi europei, si è spezzato questo avanzamento popolare e la logica dell’impero degli USA ci ha colpito. Poi nel 2007, 2008, quando il sistema capitalista entrò in crisi, fu lo Stato a salvare la situazione ma venne lasciato spazio all’ascesa della destra in tutto il mondo. Questo insieme di cose, questa forma di pensiero, secondo me, a iniziato a farsi strada con la salita al potere di Reagan e della Thatcher, furono loro stessi ad affermare che la società non esisteva, in altre parole equivale a dire che esiste è l’individuo.
Ora c’è un’omogeneità dello spazio politico, economico, biologico. Non c’è più guerra fredda, non c’è contro-rivoluzione e tutti siamo, consapevoli o no, ci trovaimo a vivere secondo la logica del capitalismo. Si è dato il via ad un processo di capitalizzazione tremendamente vorace, individualista, si è creata la cultura del capitale: il consumismo.
Inoltre dobbiamo tenere in considerazione la strategia dell’impero. Ci sono studi molto dettagliati che sostengono che il Pentagono ha tre linee guida. La prima è: “un mondo un impero”, loro vogliono dominare tutto. Curiosamente, il Papa nella sua ultima enciclica dice “un mondo un impero”, il che equivale a dire che vogliono dominare tutto. Curiosamente il Papa, nella sua ultima enciclica ha detto invece “un mondo e un progetto collettivo”, che è ben diverso. Secondo: occupare ogni spazio, l’espressione equivalente in inglese è “full screen”, controllare tutti gli spazi (mediatici, fisici, personali ecc) e non lasciare nessuno libero. E terzo, in termini politici è destabilizzare tutti i governi progressisti di base popolare dell’America latina, senza utilizzare la forza militare, bensì il parlamento.
E' curioso il fatto che la stessa ambasciatrice che organizzò il colpo di Stato in Honduras fu trasferita in Paraguay per mettere in atto  un altro golpe e fu poi trasferita in Brasile così da provocare un ulteriore colpo di Stato.
Basti pensare che l’Atlantico Sud, dove ci sono i grandi giacimenti di gas e petrolio del Brasile e che si affaccia all’Africa, è uno spazio aperto. Ma siccome il sistema USA non accetta che un Paese abbia una politica sovrana con un proprio percorso. Gli Stati uniti hanno deciso di intervenire nell'Atlantico Sud con due intenzioni. La prima è quella di per occupare lo spazio fisico, mettendo la quarta flotta nordamericana, si pensi che solamente il portaerei ha più potere di fuoco che tutte le armi della seconda guerra mondiale. La seconda intenzione è di dare una dimostrazione di forza alla Cina, dobbiamo pensare che la nuova guerra fredda non è tra la Russia e gli USA ma tra gli USA e la Cina. Quest'ultima, infatti, sta entrando in tutta l’America latina ed ora costruirà una ferrovia che va dall’Atlantico al Pacifico, 54.000 milioni di dollari, un progetto immenso per l’esportazione. Il fatto che investa anche in Argentina preoccupa molto gli Stati Uniti per cui per i governi che seguono la linea degli Stati Uniti è fondamentale frenare la Cina.
Questo gioco geopolitico complica l’analisi e il trovare la soluzione per i nostri problemi. Il problema in Argentina non si risolve solo a partire dall'Argentina, così come quello del Brasile. Bisogna considerare quella correlazione di forze. Ad esempio, i giacimenti di gas e petrolio delle coste oceaniche del Brasile sono tra i più grandi del mondo e vengono privatizzati. Il giacimento più grande è stato venduto al governo della Norvegia ad un prezzo irrisorio, fissando il prezzo di barile di petrolio all'equivalente di una coca-cola. Quello che costava 10 miliardi di dollari lo hanno venduto per 2 miliardi di dollari.
Credo che questo impedisca una reale applicazione della sovranità popolare, dove il cittadino sia partecipe alla vita politica e sociale. Se analizziamo quanto all'effetivo siano presenti i diritti umani e la giustizia nelle democrazie attuali, ci rendiamo conto che sono più che altro una farsa. Non sono vere democrazie. Sono sistemi mantenuti da oligarchie, dai grandi gruppi economici globalizzati che occupano il paese, e hanno quindi quella forza di imporre quel tipo di politica.
Dall’altra parte, ci sono diversi movimenti sociali che si stanno risvegliano perché sono stati depoliticizzati. Si stanno risvegliando e tornano a scendere in strada per manifestare, discutere e cercare di fare la resistenza. Questo sta crescendo enormemente in Brasile. All’ultimo sciopero di tre giorni fa ha aderito oltre un milione di persone, il fatto positivo è che più di 100 vescovi hanno convocato il popolo ad uscire in strada, questo è profetico!
Le persone che beneficiavano di borse di cibo, i poveri, stanno cadendo nella miseria. E sono milioni. Hanno sottomesso completamente il popolo, tutti i progetti sociali sono stati tagliati. E così ci sono milioni di persone  che tornano nella miseria questo comporta un aumento della violenza terribile a Rio e nelle grandi città. Nascono vere e proprie guerre civili, urbane dove spesso scappa il morto o dove vengono bruciati autobus ed altri mezzi. E' decisamente una situazione allarmante e preoccupante.

Come vede lo spostamento forzato dei popoli aborigeni che sta avvenendo in tutta l'America latina, a causa degli ‘agroaffari’ che espropriano le terre a queste persone con violenze continue, mentre i governi restano in silenzio. Qual'è la sua analisi?  
In Brasile c’è un massacro sistematico di indigeni a causa degli ‘agrobusiness’ con la scusa che gli indigeni stanno "invadendo" le nostre terre, quando in realtà sono loro i legittimi proprietari. Una settimana fa hanno ucciso otto di loro, hanno tagliato loro le mani. Il governo centrale è illegittimo, tutti i ministri sono accusati di corruzione, e non intervengono. E l’‘agrobusiness’ sta dominando perché è quello che produce la ricchezza del paese, con l'esportazione di soia e carne. Una situazione drammatica.  
D'altra parte, io che sto circolando per l'America Latina, mi preoccupo di trovare gruppi indigeni. Loro stanno recuperando le loro memorie, la loro dignità, le loro lingue, le loro religioni, nella consapevolezza che sono delle vere nazioni. Chi ha preso più sul serio la questione è stato Evo Morales che ha costruito un paese, con l’interazione di popoli indigeni. Qualcosa di nuovo che prima era disprezzato, considerato un elemento naturale come gli animali, non valorizzati come indigeni.
Emerge quindi un fenomeno nuovo e credo che in questo le chiese hanno svolto un ruolo importante, valorizzando le culture originarie, difendendo i loro diritti e le loro lingue ed accettando le loro religioni. Ora c’è dialogo tra le religioni. Lo stesso succede anche con le tradizioni afrobrasiliane, prima erano "riti", ora sono religioni. Non bisogna dimenticare che il 62% della popolazione brasiliana è nera, è il secondo paese più grande del mondo dopo il Kenya con popolazione nera. È un fenomeno abbastanza nuovo, e molti stanno riscattando le loro lingue attraverso scuole dove le reimparano, celebrano i loro riti, come i mapuche, i maya, gli inca.saiz austin c paola becca 2
Io ho partecipato a molte di queste celebrazioni e secondo me i maya sono i più creativi. E si vede che stanno cercando di recuperare i testi smarriti, stanno scoprendo sempre di più frammenti che  ricostruiscono le loro tradizioni e questo è un fenomeno nuovo che bisogna appoggiare. Noi abbiamo un debito che non abbiamo mai pagato perché l'invasione iberica, europea, fu un genocidio. Quando Hernán Cortés arrivò dal Messico c'erano 20 milioni di abitanti, 70 anni dopo 1,7 milioni, morirono in guerra o per malattie. 

Come vede il ruolo delle religioni al di là delle chiese, in questo scenario che ci sta descrivendo, dove ci sono oltre 40 situazioni di conflitto, il problema dell'ambiente, la violenza sociale, quale è il contributo delle religioni in questo momento?
Io credo che uno degli sforzi più importanti che il Papa sta facendo sia quello di articolare le chiese e i sentieri spirituali, per agire insieme a beneficio dell'umanità e specialmente dell'umanità più povera, più vulnerabile. Di tutti i viaggi che ha fatto, 80 sono stati in paesi non cristiani. Ed il Papa non accetta la tesi che la religione musulmana sia una religione violenta di guerra. Violento è il sistema di morte, dell'adorazione del capitalismo, dello sfruttamento della Terra, delle persone. Quello è il nemico della vita. Ed è quello che alimenta le guerre. Quindi, io credo che bisogna astrarre il fondamentalismo islamico che ha un aspetto di violenza che bisogna analizzare, che non proviene dalla religione ma dalla politica. Il Papa a Lampedusa disse una frase importante che bisogna ricordare: “Quei rifugiati sono qui perché prima noi siamo stati lì per 200 anni sfruttando le loro terre, le loro ricchezze, imponendo i nostri stili di vita, la nostra politica, la nostra religione, per questo motivo ora sono qui”.  
Quindi dietro la violenza ed i gruppi radicali islamici, c'è molta delusione, molta rabbia, molta indignazione nel trattare con l’Occidente.   
Io ho avuto l’opportunità di trattare con gli arabi, quelli al potere e dicevano: "Noi abbiamo il sangue del sistema che è il petrolio, ma nessuno ci invita a discutere le soluzioni del mondo", come se non esistessero, ma sono essenziali per il sistema. D'altra parte, io credo che le religioni stanno giocando un ruolo molto importante in termini di presa di coscienza della nostra responsabilità del futuro della Terra e dell'umanità. Il Papa sta facendo questo, il consiglio mondiale delle chiese negli anni 70 proclamava giustizia, pace e protezione del Creato. Io credo sia importante che le religioni lavorino con un atteggiamento ecologico corretto, che è il rispetto verso la natura, il sentirsi parte della natura, e intenderla come creazione. Dopo tutto la missione dell'essere umano è anche di tutelare quelle leggi sacre.

Foto © Paola Becco

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