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dibattito premio fava 2020di Fondazione Giuseppe Fava
Una verità che diventa denuncia di un sistema violento, i cui protagonisti sono uomini senza scrupoli, cellule spietate di un organismo famelico che riduce gli esseri umani a merce.
Giornaliste e giornalisti che arrivano oltre i silenzi sospetti delle istituzioni e le complici “dimenticanze” di molti media, per raccontare ai lettori quello che avviene in Libia.
Nancy Porsia, Nello Scavo e Francesca Mannocchi, in tempi diversi e per testate differenti, hanno svelato la commistione tra mafie e politica in Libia e fatto emergere l’ambiguità dei rapporti con lo Stato italiano e con l’Europa. Lo hanno fatto con inchieste faticose, complesse e rischiose, senza mai arretrare, senza arrendersi davanti all’ostilità o all’indifferenza del mainstream, mostrandoci i personaggi, l’orrore, facendo i nomi e i cognomi e ponendo domande scomode alle quali chi siede in alto e manovra le leve del potere non ha ancora dato risposta.
Un lavoro individuale che è divenuto corale e che ha ottenuto ieri il riconoscimento della Fondazione Fava che, al Piccolo Teatro di Catania, ha consegnato ai tre giornalisti il premio nazionale Giuseppe Fava 2020.
Pippo Fava scriveva che un giornale che non è capace di verità, si fa carico anche di vite umane. In questo caso le vite umane sono quelle di chi dalla Libia passa o parte: donne, bambini, uomini che sono diventati una miniera d’oro per trafficanti senza scrupoli e per i loro capi oppure mattoni di carne e ossa a disposizione della politica italiana e di quella europea per costruire il consenso elettorale.
Ne hanno parlato ieri i tre premiati, che nel raccontare le loro inchieste e soffermandosi in particolare sulla figura e sul ruolo del trafficante “Bija”, hanno sottolineato l’importanza della dimensione plurale che ha assunto il singolo lavoro di ciascuno.
Il dibattito, al quale ha partecipato un pubblico numeroso e molto interessato, è stato moderato dal giornalista siciliano Lorenzo Tondo ed è stato preceduto dalla presentazione del nuovo consiglio di amministrazione della Fondazione Fava. La presidente uscente, Maria Teresa Ciancio, ha ringraziato i consiglieri che lasciano il CdA e presentato i tre nuovi consiglieri, annunciando anche la nuova presidente Francesca Andreozzi, che guiderà la Fondazione nel prossimo triennio.
È stata proprio la neopresidente, al termine della serata, a consegnare ai tre ospiti il premio Fava 2020.
Anche quest’anno, prima dell’incontro-dibattito, si è svolto il corteo che, partendo da piazza Roma, è arrivato fino a via Giuseppe Fava, davanti al Teatro Stabile, sotto la lapide commemorativa. Lì, dopo l’esecuzione del “Silenzio” da parte degli studenti del liceo musicale “Turrisi Colonna”, diretti dal maestro Fabio Raciti, i familiari hanno deposto un mazzo di fiori accanto alla lapide. Subito dopo, la presidente Francesca Andreozzi, a nome della Fondazione Fava, ha donato all’Istituto comprensivo “V. Messina” di Palazzolo Acreide una chitarra in memoria di Elena Fava. Contestualmente, a nome del Comune di Catania, l’assessore alla Cultura, Barbara Mirabella, ha donato una chitarra all’Istituto comprensivo “C. Battisti”, in memoria di Pippo Fava.
Il presidio sotto la lapide s’è concluso con l’esecuzione dell’Inno Nazionale, sempre da parte degli studenti del Turrisi Colonna.
La giornata del 5 gennaio era stata aperta, in mattinata, dall’assemblea organizzata da I Siciliani Giovani e Rete Antirazzista Catanese, con un incontro-dibattito svoltosi presso il Teatro Machiavelli, al quale hanno partecipato, tra gli altri, Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace, che ha ricevuto un riconoscimento da parte degli organizzatori, e la nostra presidente Francesca Andreozzi che ha parlato della necessità di fare fronte comune nella lotta alla mafia, invitando tutte le realtà impegnate sul territorio a fare rete quotidianamente partendo proprio dal 5 gennaio.
Nel corso dei vari eventi la Fondazione Giuseppe Fava ha lanciato una petizione al Ministro della Giustizia per abolire la revoca del 41bis ad Aldo Ercolano, con una raccolta di firme che continua su change.org.

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