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Cronache Italia

Report, violati account di Sigfrido Ranucci: ''Mi e' stato detto che gli hacker hanno agito da un Paese dell'Est europeo''

La violazione ha riguardato tutte le informazioni presenti dal 2015 nell’archivio della banca dove quattro anni fa il giornalista ha aperto un conto. "Ci sono i contatti con le fonti, le chat, le rubriche. Per altro, si tratta di utenze aziendali, dunque il mio telefono potrebbe essere diventato il ponte per entrare in altre utenze di un' azienda che fa informazione", spiega il giornalista a Repubblica
di F.Q.
“Hanno violato i miei account aziendali, cellulare, email, dati anagrafici, indirizzo e mi è stato detto che gli hacker hanno agito da un Paese dell’ Est europeo“. Lo denuncia Sigfrido Ranucci, volto e autore storico di Report, trasmissione d’inchiesta della Rai. “Sono stato informato dalla mia banca di questa gravissima violazione che mirava ad ottenere i miei dati anagrafici, l’indirizzo di casa mia, il numero di telefono cellulare e la mail aziendale. Mi è stato specificato che è una violazione ex nov , cosa diversa dall’ attacco informatico di cui sono rimasti vittima milioni di utenti di Unicredit”, ha spiegato Ranucci al quotidiano Repubblica.
La violazione ha riguardato tutte le informazioni presenti dal 2015 nell’archivio della banca dove quattro anni fa il giornalista ha aperto un conto. Non ci sarebbe stata nessuna sottrazione di denaro, ma si sarebbe trattato di un’operazione finalizzata solo a prendere informazioni su di lui. Un’operazione che non si riferisce al data breach di cui la banca in questione aveva dato notizia tempo fa. La security della Rai si è subito messa al lavoro per verificare se ci sono rischi per l’Azienda, considerato che esistono spyware che possono penetrare attraverso un indirizzo mail o un cellulare nell’intranet di un’azienda. Non solo: essendo Ranucci il responsabile della trasmissione è contestualmente anche il terminale di tutte le informazioni più sensibili. Sulla sua mail, spiegano le fonti della security all’agenzia Adnkronos, viaggiano file audiovisivi, copioni, inchieste che sono in preparazione, che stanno per andare in onda, documenti legali, testi sensibili. Tutte informazioni, inclusi i numeri telefonici delle fonti e ogni altro numero che potrebbero rendere più vulnerabile un’inchiesta giornalistica.
Ma quale è lo scopo di questa violazione? E cosa c’era tra i dati acquisiti dagli hacker? “È difficile valutare lo scopo, non ho idea di chi abbia in mano tutti questi dati sensibili e che uso vuole farne. Ci sono i contatti con le fonti, le chat, le rubriche. Per altro, si tratta di utenze aziendali, dunque il mio telefono potrebbe essere diventato il ponte per entrare in altre utenze di un’ azienda che fa informazione”, dice Ranucci. Il fatto che gli hacker abbiano agito da un Paese dell’ Est può esserci quale legame con le inchieste di Report su Moscopoli e i falsi account social?”Non ci voglio neanche pensare – continua il giornalista a Repubblica – anche se è difficile credere alle coincidenze. Per altro proprio lunedì andremo in onda con una puntata sui software spia a livello mondiale, da Exodus alle nuove forme che entrano ovunque, su Whatsapp, su Telegram. La loro sicurezza è una illusione, non c’ è nulla di criptato. Devi solo scegliere da chi devi essere spiato. È del tutto evidente la fragilità di questo sistema del quale la privacy dei cittadini è totalmente in balìa. La tecnologia è naturalmente una grande opportunità ma i governi stanno trasformando lo spyware da strumento contro la mafia e il terrorismo ad arma di sorveglianza di massa”.
Conosco Sigfrido #Ranucci e tutti i colleghi di Report. Non saranno di certo questi odiosi accadimenti a fermare il loro lavoro e dedizione al giornalismo d’inchiesta. Forza Sig”, ha scritto su twitter il consigliere d’amministrazione della Rai, Riccardo Laganà. Fnsi e Usigrai parlano di “elementi preoccupanti che appaiono ancora più inquietanti se collegati alle polemiche e alle minacce ricevute dalla redazione di Report dopo le documentate inchieste relative proprio alle fabbriche dell’odio e alle multinazionali delle fake news che, non casualmente, hanno la loro sede anche nei paesi dell’Est. Siamo certi che gli apparati di sicurezza individueranno mandanti ed esecutori e li segnaleranno alle autorità competenti, chiunque essi siano e ovunque operino”.

ilfattoquotidiano.it

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Foto © Imagoeconomica

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