Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Back Sei qui: Home Rassegna Stampa Cronache Italia Se decide la Digos la scuola e' in pericolo

Cronache Italia

Se decide la Digos la scuola e' in pericolo

Lettera alla professoressa di Palermo dal sindacato Cgil della conoscenza: colpita tutta la comunità scolastica. Il messaggio è chiaro, e noi lo demoliremo. Insieme

Cara professoressa Dell’Aria,

vorrei intanto esprimerle la solidarietà e la vicinanza di tutta la Flc Cgil e di tutta la Cgil per ciò che è costretta a subire in queste ore e in questi giorni, per lei assai penosi e drammatici, durante i quali dovrà fare a meno di insegnare, di rapportarsi coi suoi studenti e con la scuola nella quale ha insegnato per tanti anni. Sappia che non è sola, e il suo caso diventa il nostro caso, non solo per effetto di una facile indignazione, ma perché attraverso la punizione che è stata inflitta a lei e ai suoi studenti (ai quali, siamo certi, lei mancherà moltissimo), è stato punito l’intero sistema scolastico, nella sua libertà di educare e istruire, nella sua autonomia di pensiero, nella sua capacità di insegnare la realtà del mondo. È stata colpita tutta la comunità scolastica, non solo quella dell’istituto di Palermo. Il messaggio è chiaro, e noi lo demoliremo. Insieme. Oltremodo pretestuose infatti ci sembrano le spiegazioni fornite dall’Ufficio provinciale scolastico di Palermo, quando sostiene che “la libertà di espressione non è libertà di offendere e l’accostamento delle leggi razziali al decreto sicurezza è una distorsione della realtà”. Ci si chiede chi sia stato offeso, davvero. Ci si chiede se nella scuola pubblica il pensiero critico degli studenti debba essere considerato un’offesa dalle istituzioni. Ci si chiede, entrando nel merito della valutazione “della realtà”, se i suoi studenti, accostando le condizioni disumane dei migranti di oggi, determinate proprio da quella legge infame e razzista, a quelle degli ebrei dopo il 1938 in Italia, proprio nel Giorno della memoria della Shoah, abbiano commesso chissà quale reato di “lesa maestà”, tanto da far intervenire addirittura la Digos nella comunità scolastica, una decisione assai pericolosa che muove all’indignazione. La percezione della realtà e un atto di libertà critica degli studenti diventano un reato, al punto da sospendere una docente preparata, sensibile, esperta. Ma in quale “realtà” siamo giunti? Quale limite è stato oltrepassato? Chi si vuole colpire? La scuola pubblica italiana, cara professoressa, è al centro, ormai da tempo, delle attenzioni di certi politici. Talvolta si è intervenuti in modo manifesto e trasparente, e talvolta lo si è fatto in modo subdolo. Negli anni scorsi, si è tentato di trasformare le nostre scuole in aziende in competizione l’una contro l’altra, affidando ai dirigenti scolastici il ruolo degli “sceriffi”, tentativo che abbiamo divelto in modo netto. Poi si è tentato di screditare la scuola pubblica usando il bilancio dello Stato, attraverso tagli continui alle risorse, finanziarie e umane. Oggi, infine, assistiamo alla chiusura del cerchio: quando la Digos entra in una scuola vuol dire che l’esercizio del controllo è divenuto poliziesco e repressivo, suscitando negli studenti il terrore di uscire dal “pensiero unico” e di interpretare liberamente la realtà nella quale vivono. Se è la Digos che deve decidere cosa e come si possa e debba insegnare agli studenti, significa che i suoi ragazzi avevano ragione a delineare l’accostamento tra quel 1938 e i giorni nostri. Chiudo con le parole, bellissime, che le ha rivolto un suo collega di Catania, il professor Marco Pappalardo, e pubblicate dal quotidiano Avvenire: “credo che ci si debba muovere in massa - studenti, docenti, dirigenti, personale, sindacati - per sostenerla e per dare un segno chiaro”. Ecco, noi del sindacato ci siamo, e ci siamo anche quando il professor Pappalardo offre la sua disponibilità a partecipare economicamente alla sua angoscia, devolvendole parte del suo stipendio, non come gesto di “carità pelosa”, ma come gesto politico di notevole valore, proprio come nel 1938 gli antifascisti facevano con coloro che venivano inviati al confino (l’accostamento è mio, non del professor Pappalardo).

Tratto da: huffingtonpost.it

ARTICOLI CORRELATI

Palermo, la docente sospesa per il video su Salvini: "Ecco le immagini contestate, nessuno è stato offeso"

ANPI Sicilia: solidarieta' alla professoressa Rosa Maria Dell'Aria

Libertà d’insegnamento e censure ai docenti: dove va la scuola?

Piena solidarietà e vicinanza a Rosa Maria Dell'Aria, docente nell'istituto industriale Vittorio Emanuele III di Palermo

Le recensioni di AntimafiaDuemila

CASAMONICA, LA STORIA SEGRETA

CASAMONICA, LA STORIA SEGRETA

by Floriana Bulfon

Un documento giornalistico straordinario e di estrema attualità,...

NUDDU

NUDDU

by Pietro Orsatti

Un’inchiesta giornalistica senza apparente via di uscita e...


IL PADRINO DELL'ANTIMAFIA

IL PADRINO DELL'ANTIMAFIA

by Attilio Bolzoni

Un siciliano che è “nel cuore” di un...

FIGLI DEI BOSS

FIGLI DEI BOSS

by Dario Cirrincione

Questo è un libro di storie e di...


IL CASO MOBY PRINCE

IL CASO MOBY PRINCE

by Gabriele Bardazza, Francesco Sanna

Per la prima volta in un libro, i...

AMEN

AMEN

by Antonio Ferrari

L’attentato a Giovanni Paolo II e i molti...


LA MAFIA HA VINTO

LA MAFIA HA VINTO

by Saverio Lodato

La mafia ha vinto, le rivelazioni di Buscetta...

HO UCCISO GIOVANNI FALCONE

HO UCCISO GIOVANNI FALCONE

by Saverio Lodato

La confessione di Giovanni Brusca Il pentito della trattativa...


Libri in primo piano

il patto sporcoNino Di Matteo e Saverio Lodato

IL PATTO SPORCO

Il processo Stato-Mafia nel racconto di un suo protagonista




avanti mafia
Saverio Lodato

AVANTI MAFIA!

Perché le Mafie hanno vinto





collusi homeNino Di Matteo e Salvo Palazzolo

COLLUSI
Perché politici, uomini delle istituzioni e manager continuano
a trattare con la mafia




quarantanni di mafia aggSaverio Lodato

QUARANT'ANNI DI MAFIA
Storia di una guerra infinitaa
Edizione aggiornata
Il processo per la Trattativa