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Cronache Italia

Dalle mafie ai neofascisti l'attacco alla liberta' di stampa

L’avvertimento a Bulfon e i giornalisti sotto scorta di "Repubblica" e "L’Espresso". Dopo Saviano, le cosche pronte a tutto per mantenere il silenzio sui loro traffici
di Gianluca Di Feo

C'è un pessimo clima per la libertà di stampa nel nostro Paese. Con una maggioranza di governo che non nasconde il disprezzo verso l'informazione non allineata, arrivando spesso ad auspicare la morte dei giornali. Con l'estrema destra che si sente finalmente legittimata ad alzare il tiro contro chi denuncia la rinascita neofascista e neonazista. E con le mafie vecchie e nuove che proseguono nella loro strategia di intimidazione dei cronisti.

Non è un caso che Repubblica e L'Espresso si trovino a essere un bersaglio privilegiato di questi attacchi. L'ultima a finire nel mirino è Floriana Bulfon, collaboratrice di entrambe le testate. Lunedì sera ha trovato l'interno della sua auto cosparso di liquido infiammabile: sul sedile un panno imbevuto e una bottiglia con i resti del materiale incendiario. Bulfon ha condotto numerose inchieste sulla criminalità romana e in particolare sui Casamonica: è stata lei a rivelare il raid del Roxy Bar, il feroce pestaggio punitivo contro i baristi e una donna disabile che ha scosso la Capitale.

"Chiunque sia stato, credo volesse dare un avvertimento chiaro: sappiamo dove abiti e qual è la tua auto, possiamo colpirti quando vogliamo", racconta Bulfon: "Non nego di avere paura, ma non sarà certo questo a fermarmi".

Sono state le minacce dei boss rampanti della periferia romana a far scattare la protezione per Federica Angeli, la nostra giornalista che da 6 anni vive sotto scorta. "Questa situazione mi ha spaventato come madre e come moglie. E inevitabilmente ha inciso sulla mia professione: prima realizzavo inchieste sotto copertura sul territorio, cosa che non puoi fare mentre sei circondata dai carabinieri". C'è un'unica linea che unisce le "piccole mafie" nate a Roma e le grandi mafie del Sud: sanno che l'attenzione dei media può mettere a rischio la loro sopravvivenza. Hanno imparato la lezione di Gomorra, il libro che ha determinato la sconfitta della camorra casalese. Per questo Roberto Saviano da 13 anni ha un'esistenza blindata, anche se le sue parole vengono vissute con crescente insofferenza da molti politici e in particolare dal ministro dell'Interno Matteo Salvini.

E per gli stessi motivi a Palermo sono arrivate le minacce contro il nostro inviato Salvo Palazzolo, che ha descritto i piani di rinascita di Cosa Nostra: "Le famiglie storiche si stanno riorganizzando e vogliono il silenzio a tutti i costi. Ma se in passato qui sono stati assassinati otto giornalisti, adesso c'è una consapevolezza diversa delle istituzioni e della società civile che ci tutela". "Oggi lo Stato arriva prima dei sicari, c'è una prevenzione efficace. Certo, la protezione ti costringe a cambiare vita ma permette di proseguire nel lavoro", gli fa eco Lirio Abbate, vicedirettore de L'Espresso. I pericoli per Abbate sono cominciati in Sicilia e proseguiti con le reazioni alle sue inchieste su Mafia Capitale e sulla 'ndrangheta.

La prova di come i disegni violenti delle cosche non conoscano confini. A Modena boss calabresi sono stati intercettati mentre preparavano un attentato contro Giovanni Tizian de L'Espresso: "Gli sparo in bocca". "Chi sceglie questo mestiere mette in conto i pericoli, ma è difficile accettare i rischi per la propria famiglia. E con la scorta perdi la libertà: devi pianificare qualunque spostamento", sottolinea Tizian.

Queste storie si aggiungono a quelle di centinaia di colleghi, una lista che rende l'Italia un'anomalia tra tutte le nazioni occidentali: l'unico Paese dove il diritto di cronaca viene minacciato a mano armata. L'ultimo rapporto di "Reporter sans frontieres" sulla libertà di stampa ci mette al 46mo posto, lontanissimi dal resto d'Europa. Ed è prevedibile un peggioramento. Perché alle intimidazioni delle cosche si sono aggiunte quelle della destra più estrema. L'inviato di Repubblica Paolo Berizzi da anni è oggetto di una campagna sistematica, innescata da gruppi accusati di ricostituzione del partito fascista e portata avanti dall'intera galassia nera.

"Prima gli striscioni di insulti, poi mi hanno danneggiato l'auto e quindi sono entrati nell'androne della mia casa. Mia figlia tredicenne si è trovata davanti le scritte naziste contro di me: per mesi non è riuscita a dormire da sola. Ora ho la scorta, ma loro non si arrendono: arrivano minacce da tutta Italia e hanno appena riempito Varese di volantini contro la presentazione del mio libro. L'aggressione è diventata seriale".

repubblica.it

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