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Cronache Italia

''Sui Sibillini portero' la mia famiglia e i miei amici'': perche' qui il turismo non puo' (e non deve) morire

terremoto centro italia barriereL'esperienza di Milly Marchioni, blogger e funzionaria del Comune di Bologna, in missione nel Maceratese nell'ambito del piano Emergenza Sisma Italia Centrale
di Andrea Braconi
La prima volta che si è fermata ad ammirare i Sibillini in tutta la loro bellezza è stato nella primavera del 2013, dal Vecchio Tasso di Smerillo, e qualche mese dopo, nell’ambito di un media tour organizzato dall’associazione Sibillini Segreti e Sapori, ha avuto modo di rivivere quell’esperienza: da La Querceta di Marnacchia, una country house a pochi chilometri da Amandola, ha potuto cogliere ogni dettaglio di quelle montagne così suggestive e così cariche di storia. Negli anni è ritornata, più volte: da un lato perché la sua fama di blogger è cresciuta esponenzialmente (oggi il suo bimbieviaggi.it è la più grande community italiana di famiglie viaggianti e nel frattempo, insieme ad altre professioniste del settore, ha fondato l’Associazione Italiana Travel Blogger), sia perché con le persone che l’avevano accolta si è instaurato un vero rapporto d’amicizia. Qualche giorno fa il destino l’ha riportata qui, per altri motivi professionali, questo volta sul versante maceratese.

Milly Marchioni nella vita è anche dipendente del Comune di Bologna e nell’ambito del piano Emergenza Sisma Italia Centrale si è offerta per affiancare il Centro Operativo Comunale di San Severino, insieme ad altri colleghi che, da novembre ad oggi, hanno prestato servizio presso alcuni Comuni della zona. “L’ANCI, a supporto della continuità amministrativa dei Comuni colpiti dal terremoto, manda del personale che si aggiunge a quello della Protezione Civile, dei volontari della stessa Protezione Civile e di numerose associazioni, oltre a tantissimi altri tipi di qualifiche. È una vera e propria rete di supporto all’emergenza, che coinvolge diverse realtà”.

Sei stata qui per una settimana, lavorando ininterrottamente.
“È stato impegnativo, si lavorava tutto il giorno, non c’è stato mai modo di staccare. Fisicamente e moralmente sono provata, perché se hai un minimo di cuore non è facile affrontare queste situazioni. Insomma, la stanchezza c’è, le riflessioni anche, ma finora non c’è stato ancora il modo di rielaborarle.”

Che effetto ti ha fatto vedere questi luoghi?
“A San Severino non ero mai andata, quindi non posso fare un confronto tra il prima e il dopo, ma posso dire che l’impatto è stato con un paese silenzioso, con una piazza deserta durante la settimana e con qualcuno che intravedevi giusto il sabato sera. Riguardo al lavoro, non ho avuto contatto diretto con la popolazione, ero in una struttura di back office. Forse è stato meglio così, perché altrimenti sarei rimasta ancora più colpita.”

Nelle poche occasioni che hai avuto per muoverti in auto, sei comunque riuscita a vedere gli effetti del terremoto.
“È stato molto toccante vedere ciò che vedi prima in televisione, da vicino ti entra dentro in modo particolare. Quindi, per me è stato molto piacevole, ad esempio, andare la domenica sera a vedere Tolentino che, nonostante tutto, ho percepito come un paese vivo. Vedere questa gente che si trovava in piazza a fare due chiacchiere mi ha fatto respirare una vita serena, anche se immagino che del tutto serena non possa esserlo.”

Sei venuta più volte nelle Marche, in particolare nel Fermano, e hai sempre evidenziato come l’accoglienza sia uno dei tratti più caratterizzanti di questa terra.
“Per quello che ho potuto vedere, la cosa più bella di questa esperienza è stata l’accoglienza: nella locanda dove abbiamo dormito e nei ristoranti dove abbiamo mangiato c’era sempre un sorriso e una battuta pronta per tutti. Mi ha colpito molto la gratitudine da parte delle persone che ho conosciuto. Un giorno, durante una pausa pranzo, stavo facendo due passi per il paese e ho incontrato un signore, proprietario di uno studio fotografico che mi fa fatto un sorriso. Ci siamo fermati a chiacchierare e quando gli ho spiegato il motivo per il quale ero lì mi ha fatto entrare nel suo studio e mi ha regalato una guida del paese, fatta con le sue foto. Ecco, la vostra accoglienza non è cambiata, posso dirlo. E questo mi rende veramente felice.”

Partendo dal presupposto che non è possibile non parlare del terremoto e dei suoi effetti, per chi come te si occupa di comunicazione e turismo quali possono essere le azioni utili per riaccendere una luce sulle eccellenze delle zone maggiormente colpite dal sisma?
“Questo è il fronte sul quale vorrei lavorare adesso, sulla mia percezione di quanto accaduto. Venendo via da lì, la sensazione è stata quella di tornarci subito con la mia famiglia: ripeto, ho dormito in una locanda che mi ha accolto a braccia aperte, ho mangiato in ristoranti buonissimi dove voglio portare la mia famiglia e dove porterei anche i miei amici. Al di là degli edifici danneggiati, ho visto dei borghi meravigliosi. Secondo me bisogna far capire che la percezione che abbiamo da lontano è sbagliata, che da voi si può venire. Certo, le cose sono danneggiate, penso a Caldarola dove il centro storico è chiuso e il castello inaccessibile, però mi sono fermata al bar prima della zona rossa e mi sono presa un aperitivo, perché secondo me questo aiuta a far girare l’economia. A San Severino sono stata felicissima di girare per ristoranti, perché anche quello aiuta.

È doveroso da parte vostra far vedere cosa si può fare adesso e dove si può andare. Su quale sia lo standard di sicurezza per poter vivere un weekend da voi non so darti una risposta adesso, ma quello che so è che se sono consapevole che c’è un posto con musei aperti, ristoranti attivi e strutture ricettive operative, perché non andare? Si può anche decidere di alloggiare in una struttura situata in una zona più sicura e poi andare verso l’interno a fare acquisti o assaggiare una cucina straordinaria. Intanto perché visitare cose belle è piacevole, in più aiuti altre persone e, considerato il periodo, non mi sembra una cosa di poco conto.”

cronachefermane.it

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