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Back Sei qui: Home Rassegna Stampa Mafia eventi Puglia Si pente Domenico Milella, braccio destro del capo clan Palermiti

Rassegna Stampa

Si pente Domenico Milella, braccio destro del capo clan Palermiti

Lo ha reso noto in aula il pm della Dda di Bari Federico Perrone Capano
di AMDuemila

Domenico Milella soprannominato "Mimm u Gnur" (Mimmo il nero), il braccio destro del capo clan Eugenio Palermiti, alleato storico del boss del quartiere Japigia Savinuccio Parisi, con cui condivide il controllo degli affari criminali nel quartiere collabora con la giustizia. La decisione risale a pochi giorni fa ma è stata comunicata solo oggi in aula nel processo che si celebra con rito abbreviato nel quale Milella è imputato per detenzione di armi con l'aggravante mafiosa. Nel corso dell’udienza il pm della Dda di Bari Federico Perrone Capano, dinanzi al gup Giovanni Anglana, ha reso nota la volontà dell'imputato (attualmente detenuto) di collaborare annunciando che sarà depositato nelle prossime settimane, prima della successiva udienza del 12 marzo, un verbale con le prime rivelazioni del 'pentito'. Nel processo Milella è imputato insieme al pregiudicato 33enne il pregiudicato Michele Ruggieri, entrambi affiliati del clan Palermiti-Parisi. I due sono accusati di essere i proprietari di un arsenale scoperto circa due anni fa nel quartiere Japigia, i cui custodi furono all'epoca arrestati in flagranza. Quel ritrovamento di armi avvenne nell'ambito delle indagini della Dda di Bari dopo i tre omicidi avvenuti nel rione in poco più di un mese, all'inizio del 2017, che sarebbero legati alla guerra tra clan per il controllo dello spaccio di droga e in alcuni dei quali Milella, definito negli atti giudiziari "proconsole dei Palermiti", sarebbe coinvolto come mandante. Sarebbe stato lui, in quel periodo, a mettere "una taglia da mezzo milione di euro" sulla testa del pregiudicato rivale Antonio Busco, ex "figlioccio" del boss Savinuccio che voleva affrancarsi dal clan e innescare una guerra per tentare l'ascesa criminale. L'omicidio non ebbe luogo perché tutti i protagonisti dell'agguato furono arrestati in un blitz. Sempre Milella avrebbe coordinato le cosiddette "stese" a bordo di decine di moto ”al solo fine - spiegavano gli inquirenti ricostruendo il controllo mafioso del quartiere Japigia da parte del clan - di rendere noto a tutti chi comandava nella zona".

Foto © Imagoeconomica

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