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Video - Bari, giornalista aggredita dalla moglie del boss. Corteo al Liberta': ''I clan non ci avranno mai''

Appuntamento davanti alla chiesa del Redentore. Il sindaco Decaro invita alla mobilitazione. Presenze da tutti i quartieri e anche da fuori città



Per strada per dimostrare che il quartiere Libertà non appartiene alla criminalità organizzata: Bari risponde all'aggressione della giornalista del Tg1 Maria Grazia Mazzola da parte di Monica Laera, moglie del boss Lorenzo Caldarola. L'appuntamento è davanti alla chiesa del Redentore, da anni presidio di legalità nella zona che la Direzione investigativa antimafia, nella sua ultima relazione al Parlamento, considera feudo degli Strisciuglio. Che vi esercitano attività e illecite e potere tramite una serie di luogotenenti, tra i quali quel Lorenzo Caldarola in carcere da anni, la cui moglie, Monica Laera, 44 anni, è indagata per lesioni e minacce nei confronti della giornalista insieme a un'amica che le avrebbe dato man forte nell'aggressione.



I "numerosi" clan criminali presenti a Bari, "non si sono presi la città negli anni Novanta e non se la prenderanno, a maggior ragione, questa volta". Lo ha detto il sindaco di Bari e presidente Anci, Antonio Decaro, da tempo sotto scorta, parlando in occasione del presidio. "Oggi - ha detto il sindaco - c'è innanzitutto una bellissima messa nella chiesa del Redentore, che è anche simbolo del riscatto di questa città, con la comunità del Libertà fatta di persone perbene, una comunità sana".

"Poi - ha proseguito - mi fa piacere che oggi ci siano tante persone venute da altri quartieri, qualcuno anche da fuori città, a testimoniare la loro presenza contro il tentativo di un gruppo criminale di cercare di affermare la propria supremazia e influenza su questo quartiere". "Questo - ha evidenziato - non sarà concesso. Lo schiaffo dell'altro giorno è uno schiaffo alla città, e non è possibile porgere l'altra guancia". "Ci sarà una reazione: quella della comunità c'è già oggi - ha spiegato Decaro - e ci sarà anche la reazione dello Stato".

Decaro ha evidenziato che a "Bari ci sono numerosi clan criminali: lo dice la Direzione investigativa antimafia, quella regionale e quella nazionale, basta leggere gli atti di quella regionale di qualche giorno fa, o gli atti presentati in Commissione parlamentare del 2016". "Però - ha precisato il sindaco - grazie al lavoro straordinario che fanno quotidianamente forze dell'Ordine e magistrati, donne e uomini di questo Paese, siamo riusciti a decapitare i clan criminali". "E' chiaro - ha concluso - che ci sono fibrillazioni all'interno dei clan che cercano di occupare spazi lasciati liberi da altri clan. Però questa città resisterà come ha sempre fatto".




Per il segretario generale della Federazione nazionale della stampa (Fnsi), Raffaele Lorusso, "il modo migliore per stare vicini ai colleghi che sono stati colpiti è andare nei luoghi" in cui c'è stata l'aggressione, "riprendere e rilanciare le loro inchieste e dare loro la scorta mediatica", per far comprendere che "quelle inchieste ci riguardano tutti, non solo come giornalisti ma anche come cittadini.

Quindi, se volete, colpiteci tutti. Ma non ci riusciranno". Lorusso lo ha detto  durante la manifestazione di solidarietà al Redentore. "E' giusto essere qui - ha detto Lorusso - per esprimere solidarietà alla collega aggredita, ma anche per ribadire che i giornalisti svolgono un ruolo fondamentale per la crescita della società e la tenuta democratica del Paese". Ieri Laera, in una intervista al Tgr Puglia, ha chiesto scusa alla giornalista sottolineando però che "lei non ha rispettato il suo dolore" perché in quel momento in casa c'era la salma di sua nonna.

Accettare o meno le scuse, ha aggiunto Lorusso, "credo sia una scelta che spetta esclusivamente alla collega". Ma, ha precisato, "da un po' di tempo in questo Paese si sta creando una sorta di effetto emulazione: il giornalista viene per raccontare e io lo colpisco, gli uso violenza, perché i giornalisti devono stare lontani da quelle che sono le periferie del malaffare". "E in questo caso - ha sottolineato - non ci sono scuse che tengano". "I giornalisti - ha concluso - hanno il compito di illuminare le periferie del malaffare".

Don Francesco Preite, parroco del Redentore, ha detto che bisogna insistere sulle proposte concrete per permettere ai ragazzi di non stare per strada e di conseguenza non perdersi, essendo loro il motore per la rinascita del quartiere. A suo dire il rione ha risposto con forza all'aggressione, ma ora deve ricevere delle risposte, che devono arrivare dagli organi competenti. Loro invece vogliono insistere sulla "prevenzione educativa" dei più piccoli.

Ha insistito sul fatto che non bisogna lasciare da sole le realtà come quella dell'oratorio, presidi importanti del quartiere per combattere la criminalità e che la sua è una battaglia tra 'lupi e agnelli' contro la criminalità nel quartiere, perché hanno poche possibilità di riuscire ma sanno di fare del bene. I ragazzi del rione rispondono bene alle attività messe in campo dalle istituzioni, ma tutto deve partire dagli adulti, perché "i ragazzi non hanno la consapevolezza di commettere il male", non lasceranno i ragazzi in mano alla criminalità. Don Francesco ha anche parlato della convivenza tra giustizia e criminalità nel quartiere, da lui definita non semplice. Il sacerdote ha definito la presenza del tribunale sul territorio come "un segno di speranza", quartiere bello ma pieno di difficoltà.

"Non mi hanno affatto intimidita - ha chiarito in un'intervista sull'edizione di Bari di Repubblica, Maria Grazia Mazzola - tanto che quella sera sono tornata nel quartiere per concludere il mio lavoro. Il problema è il peso che il loro gesto avrà sulla gente. Ben vengano le manifestazioni ma serve un rafforzamento dell'intervento sociale". Quello che si chiede al sindaco Antonio Decaro, secondo il quale "la città non porgerà l'altra guancia".

Intanto sono stati intensificati i controlli delle forze dell'ordine nel quartiere, per replicare il 'modello Bitonto', attuato dopo l'omicidio dell'ottantaquattrenne Anna Rosa Tarantino, uccisa il 30 dicembre in una sparatoria che mirava a un pregiudicato. Al quartiere Libertà la presenza di polizia e carabinieri è più visibile del solito già dal pomeriggio di venerdì. Mentre oggi i cittadini vogliono mostrare ai clan "che il quartiere non è loro", come ha spiegato il presidente di Libera Puglia, Mario Dabbicco.


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