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Rassegna Stampa

Ex di Prima Linea è un boss della 'ndrangheta in Piemonte

D'Onofrio denunciato da un pentito che collabora con la procura di Torino: ma lui nega

Un ex militante di Prima Linea è un boss della 'ndrangheta in Piemonte: ad affermarlo è un pentito che collabora con la procura di Torino, che parla di Francesco D'Onofrio, che negli anni Ottanta riportò una condanna per i suoi presunti legami con i Colp (Comunisti organizzati per la liberazione del proletariato), gruppo affiliato a Prima Linea. Secondo il collaboratore di giustizia, D'Onofrio ha raggiunto un grado così alto all'interno dell'organizzazione che, in gergo, lo si definisce "finito", nel senso che non può più salire ulteriormente.

Ma D'Onofrio, nel 2011 coinvolto nell'inchiesta Minotauro sulla 'ndrangheta in Piemonte, nega: "Con la 'ndrangheta non c'entro niente". D'Onofrio, 61 anni, originario della provincia di Vibo Valentia, è comparso oggi in tribunale, a Torino, in un processo in cui risponde del possesso di dieci kalashnikov e di altre armi. Sono due i pentiti che hanno parlato di lui (il secondo verrà interrogato il 12 luglio). "Ma con la 'ndrangheta - afferma - non c'entro niente. La verità è che con il mio passato mi sono fatto un nome. E allora, forse per darsi importanza agli occhi di qualcuno, cercano di tirarmi dentro. Ma sono completamente estraneo a quelle condotte e a quelle mentalità. Molti di loro li avevo conosciuti in carcere, e alcuni mi stavano pure antipatici".

L'arsenale di cui è accusato D'Onofrio non è mai stato ritrovato. Figurano solo sei grossi petardi recuperati dagli inquirenti nel 2007 durante una perquisizione disposta dalla procura di Milano nell'ambito di un'indagine anti-terrorismo. "Ma di quel procedimento - ha detto in aula - non ho più saputo nulla. Sarà stato archiviato". Una precedente condanna di D'Onofrio è stata annullata dalla Cassazione dopo i ricorsi dell'avvocato Roberto Lamacchia. Il pm Roberto Sparagna ha riaperto le indagini nel 2014. Interrogato personalmente dal procuratore Gian Carlo Caselli, disse di essere "in dissenso totale" rispetto alla criminalità organizzata. Gli fu contestata la partecipazione a un incontro elettorale in un locale pubblico con un assessore regionale di centro-destra: "C'ero, ma figuratevi se sono d'accordo con quelle idee politiche. Affermai persino che secondo me diceva delle sciocchezze".

torino.repubblica.it

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