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Rassegna Stampa

Inchino al boss, linea dura dei vescovi calabresi: "Lotta senza quartiere alla 'ndrangheta"

nunnari-salvatore17 luglio 2014
''La linea dei vescovi calabresi è lotta senza quartiere alla 'ndrangheta. Staneremo il Male in tutti i punti nevralgici che interessano tutti i momenti ecclesiali dove i malavitosi subdolamente cercano di inserirsi''. Lo dice all'Adnkronos monsignor Salvatore Nunnari (in foto), arcivescovo di Cosenza-Bisignano e presidente dell'assemblea dei vescovi della Calabria, al termine dell'incontro dei vescovi calabresi alla Basilica di s. Francesco di Paola, convocato per mettere a punto provvedimenti contro le infiltrazioni mafiose nelle processioni e nelle altre manifestazioni religiose.

Nunnari, presidente della Cec (Conferenza episcopale calabra), ha convocato tutti i vescovi all'indomani della scomunica dei mafiosi da parte di Papa Francesco, pronunciata a Cassano, e del nuovo scandalo di Oppido Mamertina dove la statua della Madonna delle Grazie è stata fatta inchinare davanti all'abitazione del boss Mazzagatti. La Procura di Reggio Calabria ha aperto tre inchieste, anche su Scido e San Procopio, mentre proprio mercoledì è stata annullata la processione della Madonna del Carmelo dopo un controllo sui nominativi dei portatori da parte delle forze dell'ordine.

Sono 12 le diocesi in Calabria. Alla Cec partecipano 11 vescovi e l'amministratore diocesano della diocesi di Rossano-Cariati, che attende l'ingresso del nuovo arcivescovo, Giuseppe Satriano, nominato il 15 luglio scorso.

Mons. Francesco Milito, vescovo di Oppido-Palmi, è il vice presidente della Cec, il segretario è mons. Luigi Renzo, vescovo di Mileto-Nicotera. L'ultimo appello, in ordine di tempo, al risveglio contro la mafia, mons. Nunnari lo ha levato forte sabato scorso, nel saluto durante le celebrazioni per i suoi 50 anni di sacerdozio. ''Il Male in Calabria ha un solo nome: si chiama 'ndrangheta'', ha tuonato l'arcivescovo di Cosenza.

Regolamenti più incisivi contro 'ndrangheta - I vescovi calabresi annunciano la Nota Pastorale con la quale ribadiscono la linea dura contro le infiltrazioni mafiose nella vita ecclesiale: ''Sono indispensabili regolamenti più incisivi che prevedano preparazione remota e prossima ai gesti che si compiranno, soprattutto prevedano una formazione cristiana vera e permanente. Nella Nota pastorale troveranno spazio indicazioni concrete che accompagnano scelte e prassi pastorali''.

Nel corso dell'incontro, spiega una nota della sessione della Conferenza episcopale calabra, ''è stata espressa con ferma chiarezza condanna assoluta della 'ndrangheta e di ogni altra organizzazione che si opponga ai valori del Vangelo: rispetto per la vita, la dignità di ogni persona e l'impegno per il perseguimento del bene comune''.

''L'atteggiamento pastorale che la Chiesa deve conservare e promuovere nei confronti di quanti appartengono a organizzazioni mafiose - prosegue la nota della Cec - va collocato nel quadro di quanto Papa Francesco ha affermato nel corso della visita ai detenuti di Castrovillari. In quella circostanza, il Papa ha ribadito che il carcere (anche quello a cui si devono sottomettere i criminali e gli aderenti a organizzazioni illegali) viene irrogato dalla società allo scopo dell'effettivo reinserimento nella società. Ne consegue che, come per qualsiasi peccatore, nei confronti anche di chi ha subito una condanna definitiva, la Chiesa deve svolgere la sua opera di accompagnamento verso la conversione''.

I vescovi calabresi ribadiscono inoltre che ''la 'ndrangheta è negazione del Vangelo. Essa è non solo un'organizzazione criminale che come tante altre vuole realizzare i propri illeciti affari, con mezzi altrettanto illeciti, ma - attraverso un uso distorto e strumentale di riti religiosi - è una vera e propria forma di religiosità capovolta, di sacralità atea''.

Mons. Galantino: mai con 'ndrangheta, lavoriamo per chiarezza - ''Mai con la 'ndrangheta, noi siamo con il Vangelo. Lavoriamo per più Vangelo, carità e chiarezza'' dice all'Adnkronos monsignor Nunzio Galantino, vescovo di Cassano allo Ionio e segretario generale della Cei, che ha partecipato all'incontro della Cec.

''Abbiamo confermato - spiega Galantino - il lavoro e la presenza che la Chiesa sta avendo non da oggi rispetto a questa realtà presente in Calabria come in altre regioni. Quello che Papa Francesco ha detto qui a Cassano e a Sibari è servito soprattutto a chiarire la distanza incolmabile che c'è tra la logica del Vangelo e la logica della malavita''.

Il segretario della Cei è chiaro: ''Non esistono processioni o devozioni che possano creare un ponte tra queste due realtà. Come vescovi - conclude Galantino - siamo chiamati a lavorare perché tutto questo diventi consapevolezza acquisita da parte di tutti e nessuno venga tentato di fare confusione tra esperienza religiosa e forme deviate e strumentalizzate di religione''.

Adnkronos

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