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Rassegna Stampa

Giuseppe Greco, boss della ‘ndrangheta, diventa collaboratore di giustizia

tribunale-toga-web0di Lucio Musolino* - 5 marzo 2013
È il figlio di don Ciccio Greco, capo società del locale di Calanna, collegato ai Rugolino e agli Araniti. Da giorni gli ambienti della ‘ndrangheta reggina, e non solo, sono in fermento per il nuovo collaboratore di giustizia che ha deciso di saltare il fosso. La notizia era trapelata da almeno una settimana ma il nome del boss che ha chiesto di collaborare con il sostituto procuratore della Dda Giuseppe Lombardo era rimasto segretato per garantire la sua incolumità e quella dei familiari ai quali è stato chiesto di entrare nel programma di protezione. Il boss di Calanna, Giuseppe Greco, ha iniziato a parlare. Detenuto dal 2010, quando è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Meta”, dopo tre anni di carcere (gli ultimi mesi li ha trascorsi in una clinica, ndr), Greco si è deciso a vuotare il sacco e a raccontare la ‘ndrangheta dal di dentro.

Nell’informativa dell’inchiesta “Meta”, viene definito «pluripregiudicato per guida senza patente, omicidio volontario in pregiudizio di un vigile urbano, truffa, furto, associazione per delinquere di tipo mafioso, lesioni personali, porto abusivo di coltello di genere vietato, rimpatrio con foglio di via obbligatorio».
Vissuto all’ombra del padre, sicuramente più carismatico, Peppe Greco (53 anni) nel tempo si è dimostrato un personaggio che conosce le dinamiche delle cosche sin dai tempi della seconda guerra di mafia quando, per motivi di sicurezza, era solito spostarsi con una macchina blindata guidata da un autista che fungeva anche da guardaspalle.
La sua prima condanna l’ha rimediata a vent’anni, nel 1980, per detenzione abusiva di armi. Nel 1990, invece, è stato denunciato dai carabinieri per omicidio. È più recente, infine, la sua condanna per traffico di droga nell’operazione “Cage”, coordinata dall’allora sostituto procuratore della Dda Francesco Mollace.  Sul conto di Peppe Greco, già nel 1993 i carabinieri della stazione di Calanna scrivevano in una nota trasmessa alla Procura della Repubblica di Reggio: «Trattasi di elemento che in pubblico gode scarsa stima e reputazione, facente parte della presunta omonima cosca mafiosa capeggiata dal proprio padre Francesco nato a Calanna l’1.1.1930, con precedenti penali per favoreggiamento, furto, apertura e sfruttamento abusivo di cava, nonché in atto sottoposto alla misura di prevenzione dell’avviso orale. Svolge l’attività di imprenditore edile, è questa la sua principale entrata di risorse finanziarie. Sebbene risulta ditta individuale, collabora attivamente con quella del padre ed in 22 gare di appalto erogate dal Comune di Calanna dal 1988 al 1991, otto sono state aggiudicate dalle due ditte di cui sei dall’interessato. Questo Comando in collaborazione con il Nucleo Operativo di Villa San Giovanni, aveva eseguito una serie di controlli amministrativi all’interno della sede comunale di Calanna per accertare eventuali infiltrazioni mafiose. Il Greco, mediante l’appoggio di pregiudicati facenti parte della cosca, tiene alto l’indice di paura tra la popolazione e nello stesso momento appoggia l’amministrazione attuale nelle elezioni comunali. Dal 1988, data delle ultime elezioni comunali, in Calanna si è avuta una escalation criminale, dall’incendio di auto all’esplosioni di colpi d’arma da fuoco, all’omicidio, fattori questi che hanno reso famosi i Greco e stretto in una morsa di paura la popolazione. Così facendo ha conquistato la partecipazione degli amministratori comunali e raggiunto il suo fine, cioè quello di poter lavorare tranquillamente nel Comune e di scoraggiare eventuali ditte non residenti, se non richieste dallo stesso per lavori tecnici che egli non potrebbe effettuare per la natura dei lavori stessi». Di Greco, infine, aveva riferito nel 2004 il collaboratore di giustizia Giovanbattista Fracapane, killer della cosca De Stefano. «Giuseppe Greco che io conosco personalmente anche il padre – aveva affermato il pentito –, diciamo il figlio so che traffica tanto con la cocaina, con queste cose qua, però come, come altro diciamo sono persone che si … pensano alla sua casa diciamo un certo… però sono amici anche con i Tegano, con i De Stefano, con i Condello con tutti, non hanno una particolare collocamento, preferenza con una famiglia… Peppe Greco che, che, si sente dire che poi ha avuto pure arresti… traffica della droga. Il padre no è una persona più mite …diciamo è più riservata… no lui è stato sempre pazzo diciamo…».
La decisione di collaborare fatta da Peppe Greco potrebbe fornire nuovi elementi nel processo “Meta” e non solo. A tremare sono le cosche della zona sud di Reggio Calabria, ma anche professionisti e politici con cui il boss sarebbe stato in contatto per via della sua attività di imprenditore. Il profilo del nuovo pentito, infatti, è sicuramente più elevato rispetto a quello degli ultimi collaboratori di giustizia. Non è escluso, infine, che la sua collaborazione possa consentire alla Dda di fare luce su alcuni omicidi consumati negli ultimi 15 anni in riva allo Stretto.

Lucio Musolino per “Corriere della Calabria”

Tratto da: liberainformazione.org

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