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Scorta Civica Catania esprime pieno sostegno a Nino Di Matteo

Scorta civica Catania esprime solidarietà e pieno sostegno nei confronti del dottor Nino Di Matteo membro del CSM, in seguito agli attacchi politici di queste ore per aver riportato fatti sconcertanti in merito alla mancata assegnazione dell’incarico di Direzione del Dap, da parte del Ministro Bonafede.

Ecco i fatti riportati da Di Matteo il 3 maggio, durante una trasmissione della TV La7, fatti che peraltro erano stati già oggetto di cronaca nel 2018, da articoli apparsi su Il Fatto quotidiano e su AntimafiaDuemila.
Di Matteo così si è espresso nella trasmissione: ricordando che, nelle ore intercorse tra la proposta del ministro della Giustizia e la sua decisione, "alcune informazioni che il Gom della polizia penitenziaria aveva trasmesso alla procura nazionale antimafia ma anche alla direzione del Dap, quindi penso fossero conosciute dal ministro, avevano descritto la reazione di importantissimi capimafia, legati anche a Giuseppe Graviano e ad altri stragisti all'indiscrezione che io potessi essere nominato a capo del Dap. Quei capimafia dicevano "se nominano Di Matteo è la fine". Tuttavia, al di là delle loro valutazioni andai a trovare il ministro 48 ore dopo, avevo deciso di accettare la nomina a capo del Dap ma improvvisamente mi disse che ci aveva ripensato”.

Queste dichiarazioni sono la prova, semmai ve ne fosse ancora il bisogno, della limpidezza e dell’autonomia di giudizio del dottor Di Matteo. Gettano però inquietanti ombre e quesiti sulla condotta del Ministro Bonafede, specialmente in un momento in cui vi sono state, con il pretesto dell’epidemia Covid 19, una raffica di provvedimenti di scarcerazione emessi da tribunali e (in via cautelare) magistrati di sorveglianza, recependo una circolare del Dap datata 21 marzo 2020.
Il Dap è stato fino a due giorni fa diretto dal dottor Basentini, prescelto da Bonafede al posto di Di Matteo. Di chi è la colpa delle scarcerazioni di boss sanguinari e pericolosi, tra l’altro non affetti da Covid? Lo scaricabarile tra ministero della Giustizia, Dipartimento delle carceri e giudici di sorveglianza ha amareggiato viepiù i parenti delle vittime di mafia e i cittadini che ad essi sono stati vicini in questi anni.
Se fosse tutta colpa della circolare di Basentini sulla quale i tribunali appoggiano le motivazioni delle scarcerazioni, chi lo avrebbe indotto a emetterla?
Aggiungiamo due fatti precedenti che sono fondamentali per capire la situazione.
Primo: il CSM, con una nota del 25 marzo scorso, aveva bocciato gli interventi previsti dal decreto “Cura Italia” per ridurre il sovraffollamento carcerario e limitare il contagio nelle carceri.
Nino Di Matteo aveva definito le misure “un guscio vuoto” perché eliminavano tra le condizioni ostative alla concessione dei domiciliari “il pericolo di fuga e la reiterazione del reato”, creando quindi un “automatismo” che avrebbe potuto “prescindere dalla valutazione del magistrato di sorveglianza”. “Senza l’assunzione della responsabilità politica di un indulto”, aveva denunciato Di Matteo, si sarebbe potuto scaricare “sulla magistratura di sorveglianza la responsabilità della scarcerazione”. Secondo Di Matteo “la concessione di un beneficio in maniera indiscriminata rischia di apparire un cedimento dello Stato al ricatto di chi ha organizzato le rivolte nelle carceri”, dietro le quali vi erano di certo “organizzazioni criminali”. Qual è stata la reazione a questa nota del CSM da parte di Bonafede? Nessuna a quanto risulta.
Secondo: le preoccupanti minacce via social a fine aprile indirizzate a Di Matteo e ai procuratori antimafia Gratteri e Maresca, per aver preso una posizione chiara nei confronti della nota del Dap del 21 marzo scorso, che ha reso possibile a conti fatti, la scarcerazione dei detenuti sottoposti a regime 41 bis.
Le dichiarazioni veritiere del dottor Di Matteo, peraltro confermate nei fatti dallo stesso Bonafede, non lasciano scampo all’attribuzione di una responsabilità anche politica delle scarcerazioni, mentre è del tutto politica la responsabilità della mancata nomina di Di Matteo a capo del Dap. Che cosa o chi avrà fatto cambiare idea al ministro? Che cosa non andava in Di Matteo, a chi avrebbe dato preoccupazione la sua nomina il procuratore del Processo sulla Trattativa Stato-Mafia? E come facevano i detenuti in 41 bis intercettati dalla polizia penitenziaria a conoscere le intenzioni di Bonafede?
Pertanto, oltre a sostenere come fronte unito la difesa del dottor Di Matteo, vilipeso mediaticamente per aver detto la verità ai cittadini e solo la verità, chiediamo al Ministro Bonafede di rassegnare le sue dimissioni.

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