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Ponte sullo Stretto, il sindaco Accorinti: ''E' un'offesa, pronto a proteste eclatanti''

Si dice pronto alla protesta, “eclatante se serve”. Renato Accorinti, sindaco di Messina, attivista pacifista e fondatore del movimento ‘No Ponte’, non ha dubbi. “Parlare ancora di Ponte sullo Stretto è un offesa alla Sicilia e all’intero Mezzogiorno – dice all’Adnkronos -. Chi oggi ancora sponsorizza quest’opera inutile, costosissima, devastante dovrebbe avere la decenza di chiudere la bocca. Purtroppo Berlusconi sa parlare alla pancia della gente, è il mago delle illusioni e riesce ancora a prendere in giro gli elettori”. Dopo il governatore siciliano, Nello Musumeci, questa volta è il leader di Forza Italia, infatti, a rispolverare il progetto. “Serve un grande piano per il Sud soprattutto per le infrastrutture – ha detto a Telelombardia -. Sono stato in Sicilia e ho trovato un disastro, è una regione in agonia. Il ponte sullo Stretto è la prima cosa da fare”. “Berlusconi è un pazzo – attacca Accorinti -. Alla Sicilia servono infrastrutture utili e non certo tre chilometri di cemento in un deserto trasportistico che non cambierebbero la vita del Sud”. Un progetto, quello del ponte sullo Stretto, che il primo cittadino studia da anni. Della battaglia contro l’opera il sindaco di Messina ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia. Sin dal gennaio del 2006 quando con il momento ‘No Ponte’ ha portato in piazza 25mila persone. “Da siciliano mi indigno quando sento parlare ancora dopo anni di questo tema – prosegue -. E’ un’opera gigantesca e inutile che dovrebbe sorgere in una delle zone a più alto rischio sismico del Mediterraneo”. Le priorità per l’Isola sono altre. “Alla Sicilia servono ferrovie, porti, aeroporti, autostrade perché negli ultimi 150 anni il divario con il resto del Paese è cresciuto sino a diventare vergognoso – dice -. Dopo Salerno le ferrovie non esistono più e in molti tratti c’è ancora il binario unico”. Ecco che allora secondo Accorinti”pensare al Ponte è come immaginare l’attico di una casa a cui mancano le fondamenta. Il Sud e la Sicilia sono la miniera d’Italia, ma sono stati lasciati morire. Per la rinascita serve una programmazione seria e non certo il solito vecchio spot elettorale” conclude.

stampalibera.it

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