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Rassegna Stampa

Riforma carceri: mantenere rigore per reati di mafia e terrorismo



di Giuseppe Lumia

In queste ore, nonostante sia già avviata la campagna elettorale, il Parlamento continua a lavorare. Mi riferisco all’attività della Commissione Giustizia del Senato di cui faccio parte. I componenti sono chiamati ad esprimere un delicato ed importante parere su un atto del Governo che interviene sulla riforma dell’ordinamento penitenziario.

E’ un parere rilevante che forniremo entro la prossima settimana e che vuole senz’altro riconoscere l’importanza del rafforzamento delle misure trattamentali e rieducative della pena, come previsto dalla nostra Costituzione, così come è stato normato nell’ormai lontano 1975. E’ giusto evitare che il carcere si trasformi in un luogo di abbrutimento e paradossalmente produca effetti peggiorativi e devastanti, tanto da essere considerato l’università del crimine quando ci sono detenuti condannati per motivi di piccola e media gravità.

E’ importante rafforzare in tale direzione tutte le misure alternative: dalla messa alla prova al lavoro esterno, per fare in modo che i detenuti per reati minori diano un concreto e reale contributo alla società e così riparare i torti causati e dare un senso agli errori commessi e alla propria esistenza.

L’altro grande filone di attenzione su cui vigilerò personalmente, con tutte le mie forze, è quello di mantenere un regime di rigore per i delitti di mafia e di terrorismo e per gli altri casi di eccezionale gravità e pericolosità.

So bene che questa mia severa impostazione conferma il convincimento di numerosi boss mafiosi e del loro apparato collusivo nelle istituzioni e nella politica che sia giusta la condanna a morte che Cosa nostra ha “decretato” nei miei confronti, ma torno a ribadire che fino all’ultimo giorno in cui sarò in Parlamento e dopo, nel mio impegno politico nella società, mi batterò sempre perchè la lotta alla mafia non faccia alcun passo indietro, anche nella gestione del regime carcerario dove il 41 bis. Un trattamento differenziato di rigore, nella maniera più assoluta, deve mantenere serietà e severità.

Le mafie, a differenza delle altre attività criminali, anche le più feroci, prevede un tipo di appartenenza che non cessa neanche con la reclusione. Si arriva al punto che quando si incontrano i propri figli piuttosto che preoccuparsi della loro vita, come farebbe qualunque altro genitore, si approfitta di quel momento di contatto, così unico e delicato, per affidare messaggi da portare all’esterno, facendo diventare i propri cari messaggeri di omicidi, estorsioni, appalti da truccare e perchè no, di quale politico votare.

Il 41 bis, il carcere differenziato, non è quindi una lesione dei diritti umani, è semmai la risposta dello Stato democratico ad un tipo di mafia che considera ossessivamente il carcere una porzione del proprio territorio da controllare ed il contatto con l’esterno, necessario e determinante per continuare a mantenere l’ambito ruolo di capomafia.

Su questi temi ho rilasciato un’intervista a Radio Radicale, che potete vedere e ascoltare, come al solito, non curandomi del rischio a cui mi espongo, ma tenendo ben presente che il mio dovere è quello di andare fino in fondo, anche in questi giorni conclusivi del lavoro parlamentare.

giuseppelumia.it

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