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Rassegna Stampa

Fava riporta la sinistra a Palazzo dei Normanni: ''Il Pd deve capire che ha sbagliato alleati''

fava claudio lista cento passi ansaLa lista “Cento passi” supera lo sbarramento. “Se eletto, sarò io stesso ad andare all’Ars”
di Giusi Spica
Non è il ritorno a vele spiegate, come lasciavano sperare le prime proiezioni, ma alla fine il seggio — almeno uno — sembra certo. E così, dopo undici anni di assenza da Palazzo dei Normanni, la sinistra torna all’Ars. Torna con il volto del candidato governatore Claudio Fava, il più votato della lista “I cento passi” che sul filo di lana riesce a superare lo sbarramento del 5 per cento. Torna per restarci: «Se eletto resterò in Sicilia, farò il deputato all’Ars», ha annunciato il deputato nazionale alla fine di una lunga giornata di spoglio al cardiopalma, sgombrando il campo dai rumors che lo vedevano già di ritorno a Roma, al suo scranno in Parlamento.
Finalmente può tirare un sospiro di sollievo e rilanciare la sfida a sinistra: «Il Pd - dice - si renda conto che ha sbagliato candidato presidente, alleati e campagna elettorale. Dall’alleanza con Alternativa popolare e i centristi di Cardinale non è venuto nulla di buono. Questo risultato della sinistra ridefinisce gli equilibri anche a livello nazionale».
Un messaggio che arriva solo alla fine di una giornata iniziata all’insegna dell’ottimismo, con le prime proiezioni dell’istituto Piepoli che davano la sua lista tra il 4 e il 7 per cento e la speranza di poter piazzare addirittura fra 3 e 5 deputati all’Ars. Ma già a ora di pranzo l’entusiasmo aveva lasciato spazio all’ansia, tanto che la conferenza stampa convocata inizialmente per le 16 nel suo quartier generale in piazza Sturzo a Palermo è stata spostata: «Parlerà solo a risultati consolidati», si è scusato un suo collaboratore.
Perché se a Palermo la lista volava, non scendendo mai sotto la soglia dell’8 per cento, nelle altre province la soglia del 5 per cento è stato un incubo fino alla fine. A Trapani e Messina l’insuccesso era quasi scontato («Non avevamo nessuno», ammettono dal comitato), ma a Catania, la città natale di Fava, ci si aspettava di più, mentre Ragusa e Siracusa hanno retto bene. Il risultato migliore lo ha incassato a Palermo. Ma fuori resteranno big come Mariella Maggio, ex presidente della commissione Ambiente del governo Crocetta transitata a Mdp e candidata con i Cento passi a Palermo (giunta solo quinta), ma anche ras del voto come l’ex Pd Pino Apprendi che insieme con l’editore Ottavio Navarra è stato il più votato della lista dopo Fava. Al quarto posto in città si piazza invece Luigi Carollo, rappresentante delle associazioni Lgbt. Ciò che conta — comunque — è esserci. Alle 19, quando rompe il silenzio ed esce dalla stanzetta di quattro metri quadrati dove ha seguito lo spoglio in diretta, Fava rivendica questo successo: «E’ la prima volta da quando esiste lo sbarramento che un partito di sinistra lo supera. In una competizione alla quale hanno partecipato dodici liste, avere una nostra rappresentanza ci riempie di responsabilità». Per prima cosa, dice, bisognerà rifondare una opposizione di qualità, perché «usciamo da cinque anni in cui di segni visibili e solidi di opposizione ne sono arrivati pochi». Le parole più dure le riserva al Pd che oggi lo accusa di aver portato alla Caporetto il centrosinistra andato diviso alle urne: «Non era il risultato che ci aspettavamo sulla presidenza: abbiamo registrato un cambio di rotta una settimana fa quando le candidature divise hanno determinato una polarizzazione del voto. Avremmo preferito maggior rispetto nei confronti degli elettori da parte del centrosinistra. I dirigenti del Pd hanno avuto un solo punto per tutta la campagna elettorale: non votate Claudio Fava». Su Musumeci promette rigore: «Non ha avuto la capacità di pretendere il controllo sulle sue liste. Attorno a lui ho visto rianimarsi antichi appetiti». E su una possibile convergenza con M5s su alcune vertenze da portare avanti non chiude le porte: «Con i Cinquestelle avremo lo stesso rapporto che con il resto dell’opposizione. Se ci sarà una convergenza su alcuni temi, non ci tireremo indietro».

La Repubblica

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