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Rassegna Stampa

Oltre 25 anni dopo il genocidio, scoperta una diga con 30mila corpi

di Lorenzo Simoncelli
Le autorità ruandesi avrebbero trovato una fossa comune alle pendici di una diga non lontana dalla capitale del Ruanda Kigali in cui sarebbero stati interrati circa 30 mila corpi.
Persone uccise a centinaia e sepolte durante il sanguinoso genocidio del 1994 tra le etnie Hutu e Tutsi. Numerose le difficoltà nel riesumare i corpi quasi sicuramente vittime della martoriata etnia Tutsi, anche a causa dal blocco delle attività dovute al coronavirus.
Una scoperta che avviene a poche ore di distanza dal 7 aprile, data triste per la storia del Paese, poiché ricorda l'inizio del genocidio quando l'allora presidente Habyarimana fu ucciso in volo facendo esplodere l'areo in cui si trovava. In meno di 100 giorni furono trucidate quasi un milione di persone ed è ricordato come uno dei conflitti più sanguinosi degli ultimi 30 anni. Il Ruanda ha registrato 102 casi confermati di Covid-19 e fino al 19 aprile le congregazioni di persone sono vietate per evitare la diffusione del virus, così le celebrazioni di commemorazione delle vittime avverrà attraverso social media e televisione e solo il presidente Paul Kagame insieme al suo Governo presenzierà l'evento.

La rivelazione dei carnefici
L'indizio sulla fossa comune sarebbe stato dato da alcuni prigionieri rilasciati dopo aver scontato lunghe pene in quanto carnefici durante il genocidio. "La diga è piena di acqua e stiamo cercando di ridurne il volume per procedere con l'estrazione dei cadaveri" ha detto Naphtal Ahishakiye, segretario dell'organizzazione delle vittime del genocidio in un'intervista all'Associated Press. Secondo le autorità la costruzione della diga risale agli anni precedenti al genocidio ed era stata realizzata per le risaie della zona.
Negli ultimi 26 anni sono state scoperte numerose fosse comuni mettendo a rischio il processo di riconciliazione nazionale, dato che le vittime accusano i carnefici di non voler rivelare i luoghi dove sono stati seppelliti i propri famigliari. "È il momento peggiore per riesumare cadaveri data la presenza del coronavirus - ha detto Ahishakiye - ma stiamo facendo il possibile per dare una sepoltura dignitosa alle vittime".
Alcuni volontari insieme ad un gruppo di sopravvissuti al genocidio stanno lavorando per completare la riesumazione. Secondo il quotidiano locale The New Times i primi corpi erano stati trovati già ad aprile 2018 ed erano stati trasferiti ed interrati al Ruramira Genocide Memorial di Kigali.

Tratto da: La Stampa