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Back Sei qui: Home Rassegna Stampa Giustizia in Italia Mafia, condanna a 12 anni per Formoso. E' ritenuto boss di Misilmeri

Rassegna Stampa

Mafia, condanna a 12 anni per Formoso. E' ritenuto boss di Misilmeri

Palermo. Il Gup del tribunale di Palermo Roberto Riggio ha condannato Pietro Formoso, ritenuto boss di Misilmeri (Palermo), a 12 anni di carcere. Colpevoli pure, ma di reati minori, altri cinque imputati: si tratta di Angelo Lo Cascio, che ha avuto due anni per reati fiscali; stessa pena per Stefano Zarcone; tre anni per Francesco Paolo Migliaccio (ex poliziotto che era in servizio al commissariato Porta Nuova, nel capoluogo siciliano), otto mesi per Dalila Garofalo e 20 giorni per Alessandro Selvaggio, nei cui confronti è scattato l'aumento rispetto a una precedente condanna.
Due gli assolti: Davide Arcuri e Fabio Bertolino. Non doversi procedere per mancanza di querela nei confronti di altri tre: Pietro Morgano, Vincenzo Meli e Lorenzo D'Arpa.
La sentenza è stata emessa col rito abbreviato, dunque con lo sconto di pena di un terzo. Contestualmente il giudice ha anche disposto la confisca di beni per 266 mila euro appartenenti a Zarcone, titolare di un'azienda che lavora e commercializza carne, la Zar Carni, e di 370 mila euro a Lo Cascio e Garofalo; confisca collegata all'evasione fiscale di cui i tre sono stati riconosciuti colpevoli.
Il giudice ha ridimensionato le accuse mosse a Zarcone (accusato di avere intestato a Formoso la propria azienda) e a Lo Cascio, imputato originariamente di estorsione aggravata ma ritenuto responsabile solo di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, reato procedibile a querela.
Stessa decisione, per un'altra accusa dello stesso tenore, per Morgano, Meli e D'Arpa: anche per loro c'è stata la derubricazione e, preso atto che mancava la querela, il Gup ha dichiarato il non doversi procedere. Pietro Formoso, nato nel 1949, è fratello di due condannati per la strage mafiosa di Milano del 1993. La Zar Carni è stata sequestrata anche dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, che deve decidere se confiscarla o meno.

Fonte: AGI

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