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Rassegna Stampa

Inchiesta toghe, Anm: deferiti ai probiviri Palamara, Ferri e i togati del Csm

Lo ha deciso il comitato direttivo dell'Associazione nazionale magistrati. "L' autosospensione non basta" ha detto stamane il presidente dell'Anm Pasquale Grasso

Saranno deferiti ai probiviri i magistrati investiti dalla bufera scaturita dall'indagine della procura di Perugia, a partire da Luca Palamara e compresi i consiglieri del Csm e il deputato del Pd Cosimo Ferri, che non ha mai lasciato la toga. Lo ha deciso il Comitato direttivo centrale dell'Anm che si è riunito oggi.

Il comitato "deferisce al collegio dei probiviri, cui spetterà di verificare la sussistenza di violazioni del codice etico, i colleghi Palamara, Ferri, Spina, Lepre, Cartoni, Criscuoli e Morlini, riservandosi di deferire altri colleghi che risultassero coinvolti nella medesima vicenda o in altre simili. A tal fine richiede la trasmissione degli atti ostensibili del relativo procedimento penale alla Procura Generale della Corte di cassazione e al Consiglio Superiore della Magistratura". È quanto si legge nella delibera approvata all'unanimità.

"L'autosospensione non basta"
Stamane, il presidente dell'Associazione nazionale dei magistrati, Pasquale Grasso, aveva caldeggiato le loro dimissioni. "Chi avesse davvero partecipato a un tale sviamento della funzione - uso volontariamente una locuzione poco impegnativa - non potrebbe essere un mio rappresentante nell'organo di autogoverno dei magistrati. Dovrebbe seriamente pensare alle dimissioni. L' autosospensione non basta".

"Le notizie di stampa delineano una situazione che, ove pienamente confermata, disegna uno dei più gravi momenti di crisi della magistratura della storia repubblicana, per il nocumento arrecato all'organo di autogoverno della magistratura". Con queste parole Grasso, nel corso della riunione del 'parlamentino', ha delineato il quadro che emerge dall'inchiesta di Perugia che vede tra gli indagati il pm di Roma Luca Palamara, ex consigliere del Csm ed ex leader del sindacato delle toghe.

E sulla gravità della valutazione aggiunge: "Nessuno si permetta di dire una volta di più che io minimizzo. Sono giorni che mi riscopro colto da una rabbia nera che mi incupisce, che oscura ai miei occhi la luce di giornate altrimenti luminose". Il suo intervento è stato poi accompagnato da un lungo applauso.

Fava a pm Perugia, mai favorito Palamara
Non ho mai rivelato ciò che non conoscevo. Dell'inchiesta su Palamara io non sapevo nulla perché pur partendo dall'indagine su Centofanti, procedimento condiviso tra me ed alcuni procuratori aggiunti, io non ero a conoscenza di quegli atti, nei quali si parlava dei rapporti tra Centofanti e Palamara, mandati a Perugia". Queste le affermazioni del pm Stefano Rocco Fava, difeso dall'avvocato Luigi Castaldi, nel corso dell'interrogatorio svolto ieri davanti ai pm di Perugia nell'ambito dell'inchiesta che lo vede indagato per rivelazione del segreto d'ufficio e favoreggiamento. Per quanto riguarda l'accusa di favoreggiamento il sostituto procuratore avrebbe spiegato agli omologhi umbri di "non aver favorito in alcun modo Palamara che scopre dell'esposto al Csm su Ielo e Pignatone nel mese di maggio. Io avevo presentato l'esposto a marzo e a quel punto non era più un segreto perché a conoscenza di tanti togati. A mia memoria ricordo che Palamara era venuto da me già sapendo dell'esposto. Posso aver aggiunto qualche dettaglio, ma nulla di più".

rainews.it

Foto © Imagoeconomica

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