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Rassegna Stampa

Coronavirus: Morra, aziende e poveri nel mirino delle mafie

Roma. "Una liquidità immensa e non tracciata", da usare per "espropriare pezzi sempre piu' grandi di economia legale" e "pilotare l'usura". E' questa - secondo Nicola Morra, presidente M5s della commissione parlamentare Antimafia - la carta vincente che le mafie sono pronte a giocarsi per sfruttare l'emergenza economica legata al coronavirus. "Lo hanno già fatto ai tempi della crisi del 2008 - ricorda Morra all'AGI - lo faranno, anzi già lo stanno facendo, adesso: entrando prepotentemente nel tessuto economico e imprenditoriale messo in difficoltà non solo dal calo della domanda di beni e servizi ma anche dalla riduzione dell'offerta di credito da parte degli istituti bancari. I comuni cittadini conservano i loro soldi in banca o alle poste, i 'signori' della grande criminalità organizzata hanno a disposizione somme in contanti da capogiro o beni che possono essere immediatamente tradotti in liquidità, come i 537 chili di cocaina sequestrati l'altro giorno al figlio di un boss di 'Ndrangheta al 41 bis". Lo schema - spiega Morra - è ultra collaudato: "i mafiosi entrano nel capitale presentandosi come soci per poi progressivamente esautorare i legittimi proprietari e diventare padroni incontrastati dell'impresa". E c'è un altro fronte che in questi tempi di crisi rischia di diventare caldissimo, quello dell'usura: "è sotto gli occhi di tutti - denuncia il presidente dell'Antimafia - che in alcune zone del nostro Paese esiste un'economia non censita, non registrata, sostanzialmente in nero, non direttamente riconducibile alla criminalità organizzata ma su cui la criminalità organizzata può intervenire offrendo 'prestiti' a soggetti in difficoltà che non hanno accesso al credito bancario. Parlo dei 'non bancabili', uomini e donne che di fatto il sistema consegna già impacchettati a Cosa Nostra, alla Camorra, alla 'Ndrangheta".

AGI

Foto © Imagoeconomica

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