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Back Sei qui: Home Rassegna Stampa Mafia Flash Licio Gelli, la Corte d'Appello dice no alla confisca di Villa Wanda

Rassegna Stampa

Licio Gelli, la Corte d'Appello dice no alla confisca di Villa Wanda

La misura era stata chiesta dalla Procura per le persone pericolose anche se defunte
di AMDuemila
Villa Wanda, la dimora di Licio Gelli, maestro venerabile della loggia massonica P2 morto nel 2015, che si trova sulla collina di Santa Maria delle Grazie ad Arezzo, non è passibile di confisca. Lo ha deciso la Corte d'Appello di Firenze che ha respinto il ricorso della Procura di Arezzo contro il verdetto di primo grado. Secondo la magistratura aretina la confisca era invece necessaria come misura di prevenzione a carico di persone pericolose anche se defunte. La Corte d'Appello di Firenze, però, ha ribadito la stessa posizione del tribunale di Arezzo.
La richiesta della confisca era legata ai passaggi di proprietà della villa, tra familiari di Gelli, che secondo la Procura guidata dal procuratore capo Roberto Rossi sarebbero state operazioni fittizie, messe in atto anni fa per impedire allo Stato di aggredire il bene immobile, a fronte del debito milionario dei Gelli con l'Erario. Sulla base della "pericolosità" di Gelli, La Procura chiedeva di applicare la misura preventiva del sequestro del bene, come avviene in fatti di mafia.
Secondo la Corte nel caso di Villa Wanda, acquistata quando Gelli era un manager in ascesa e intraprendente ma non ancora coinvolto in sandali e trame oscure della storia d'Italia, lo Stato non può pretendere la confisca dell'edificio. Inoltre, nei giorni scorsi, il Tribunale di Arezzo aveva già emesso un'altra sentenza favorevole nei confronti degli eredi di Gelli ritenendo valido l'atto di vendita dai figli di Gelli alla società della vedova, Gabriela Vasile (sposata in seconde nozze), e del nipote Alessandro Marsili (figlio di Maria Rosa Gelli).

Foto © Imagoeconomica

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