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Rassegna Stampa

La protesta di Enrico Colajanni in difesa di LiberoFUTURO e dell'associazionismo antiracket

colajanni enricoa cura di LiberoFUTURO
Da giorni seguiamo con attenzione ed una certa apprensione la protesta di Enrico Colajanni in difesa di LiberoFUTURO e delle altre tre associazioni di Partinico, Bagheria e Castelvetrano ad essa collegate. La scelta di Enrico, ex presidente di LiberoFUTURO, di intraprendere ormai un mese fa lo sciopero della fame, scaturisce dalle decisioni senza precedenti delle Prefetture di Palermo e Trapani che hanno emanato, nel giro di dodici mesi, ben quattro interdittive bollando le associazioni come infiltrate dalla mafia e impedendo loro di fatto la possibilità di svolgere attività di assistenza alle vittime.
ProfessionistiLiberi, che deve anche all'impegno di Colajanni la sua fondazione, è consapevole del ruolo di LiberoFUTURO e delle altre associazioni che negli ultimi 11 anni si sono impegnate a fianco di centinaia di vittime.
Una attività complessa che ha interessato tante imprese in un percorso di collaborazione con le Forze dell’Ordine per uscire dal sistema del racket mafioso, frutto di travagliate scelte personali di imprenditori per intraprendere un percorso di legalità supportato spesso da percorsi giudiziari.
Un impegno sviluppatosi nella società civile sul campo a fianco delle Istituzioni mediante lo strumento dell’associazionismo con i suoi strumenti, specifici delle dinamiche sociali, che sono quelli della presa di coscienza e della rigenerazione morale ed etica, in alcuni casi anche per affrancarsi dal sistema criminale. Strumenti sociali a fianco di quelli istituzionali, funzioni diverse ma ambedue essenziali per un recupero del tessuto economico ai dettati costituzionali.
E i professionisti, ciascuno nell’ambito delle proprie responsabilità lavorative, sono spesso parte in dette dinamiche economiche e sociali e pertanto sono chiamati a esercitare al meglio le funzioni assegnate e a dare un contributo evolutivo rispetto le criticità esistenti anche tramite le associazioni di categoria e ordinistiche.
Siamo preoccupati del fatto che tale patrimonio di impegno civile possa andare perduto. Pertanto abbiamo approfondito la questione e non possiamo non concordare sul fatto che tali interdittive siano non sufficientemente motivate e che sarebbe opportuno rivederle riabilitando le associazioni.
Inoltre è indispensabile ribadire che al di là delle interdittive in questione vi è un problema più generale che il legislatore dovrebbe affrontare riformando lo strumento delle interdittive antimafia, come ha spiegato autorevolmente anche il Presidente del TAR di Catanzaro in un suo scritto dal titolo “L’interdittiva antimafia, tra tutela anticipatoria ed eterogenesi dei fini”, reso il 24 novembre 2018 in occasione della tavola rotonda sul tema “Criticità gestionali di beni e aziende sequestrate”, organizzata dall’Università di Catanzaro e dal Tribunale amministrativo regionale per la Calabria.

liberofuturo.net

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