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Rassegna Stampa

''Messina citta' babba''

antoci giuseppe c ansadi Dario Morgante
Ciò che sta avvenendo in questi giorni ha dell'assurdo ed è tremendamente agghiacciante il silenzio che politica, media e parti sociali stanno mafiosamente mantenendo. Ma partiamo dall'inizio:
- Giuseppe Antoci, politico del PD, viene nominato nel 2013 dalla Giunta Crocetta presidente del Parco dei Nebrodi, la più grande area naturale protetta in Sicilia (circa 86mila ettari). Nel 2014 ha introdotto il c.d. "Protocollo legalità" che impone la presentazione del certificato antimafia a tutti coloro vogliano prendere in affitto i terreni dell'area, allargandolo poi nel settembre 2016 a tutte le aree protette siciliane. Oggi il protocollo è stato recepito nel nuovo codice Antimafia ed è dunque valido per tutta la penisola.
- Ciò ha fortemente destabilizzato la cosiddetta "mafia rurale" o "mafia dei pascoli" che, da sempre, mira ai terreni del parco per ottenere i finanziamenti UE destinati all'incentivo delle attività agricole-pastorali. Specialmente la mafia ennese e catanese, a causa della mancanza di controlli basilari per la gestione di aree pubbliche e fortemente lucrative, ha nel tempo guadagnato illegalmente miliardi e miliardi (ogni progetto UE vale circa 3 miliardi e secondo diverse stime prima di Antoci circa l'80% dei richiedenti era mafioso).
- Per questo il 18 Maggio 2016 Antoci subisce un attentato nella strada che collega San Fratello e Cesarò, nel messinese: decine e decine di colpi vengono sparati contro l'auto blindata di Antoci e della scorta che ne escono illesi solo grazie alla prontezza della polizia e alla blindatura del mezzo. Da questo momento Antoci diventa il simbolo di quella (buona) politica che lotta la mafia semplicemente facendo ciò per cui viene pagato: controllare. Da questo momento girano voci sulla sua possibile candidatura a Presidente della Regione, o ancor meglio al Senato. Da questo momento, invece, per Antoci è stata decretata la morte politica: non viene candidato alla Presidenza della Regione e neanche al Senato. Ma il danno e la beffa camminano sempre a braccetto: ed infatti il 14 Febbraio è stato rimosso dall'incarico di Presidente del Parco dei Nebrodi, nel silenzio assoluto e per volontà del Presidente della Regione Musumeci che non ha dato alcuna spiegazione.
- Ricordiamo tutti l'incredibile numero di incendi di matrice doloso avvenuti a Messina durante la scorsa estate. Ricordiamo le fiamme quasi in città, l'aria sporcata dalla cenere e la devastazioni di intere aree verdi. Anche il più ingenuo degli ingenui crederebbe che quegli incendi, mai verificatisi prima con tale frequenza, siano la logica conseguenza di quella buona e attenta gestione politica. "Noi mafiosi non possiamo avere i terreni? Allora ve li bruciamo. E, come prevede la legge, per 15 anni potete solo pregare che ricresca qualcosa". Eppure tutti hanno parlato di emergenza, tutti hanno parlato di disastro naturalistico, ma nessuno ha parlato di mafia.
- Ma arriviamo a questi giorni: Rino Todaro e Tiziano Granata, 40 e 46 anni, sono stati trovati morti, l'uno il primo marzo, l'altro il 2 marzo. Erano i poliziotti del pool ecomafie sui Nebrodi e gli uomini della scorta di Antoci. Entrambi si erano ammalati di una strana influenza una settimana fa circa.
Vi invito a controllare con cura chi e in che termini sta parlando della vicenda, quali giornali locali l'hanno pubblicata e in che modo l'hanno trattata. Tempostretto, ad esempio, ha cercato in ogni modo di sotterrare l'articolo da notizie ben più importanti, come le panchine di Piazza Duomo o il S. Teresa Pallavolo a caccia della testa del campionato contro il Palmi. LetteraEmme, invece, pur inserendo l'articolo tra le notizie principali, liquida il tutto con 9 righe scritte dalla Redazione.
E la politica? Ovviamente non ne può parlare a un giorno dalle elezioni ed oggi è silenzio elettorale per altro. Che sia anche questo un caso?

BUON SILENZIO A TUTTI

facebook.com/dario.morgante.1

Foto © Ansa

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