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Rassegna Stampa

Mafia, don Ciotti, ricorda vittima non diventi retorica

Criminalità si contrasta con lavoro, scuola e servizi sociali
Roma. "Quelle persone non sono morte per una targa o per una corona di fiori. Bisogna costruire una memoria che non sia solo esercizio retorico". Lo dice - in un'intervista a La Stampa - don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, che ieri ha incontrato col il presidente della Repubblica Mattarella i familiari delle vittime della mafia. "Quelle morti non sono un fatto privato ma una questione pubblica perché le mafie sono una questione pubblica, sociale e politica. Si contrastano - afferma - con il lavoro, la scuola e i servizi sociali. La memoria trasformata in impegno si traduce in responsabilità verso il bene comune che chiama in causa associazioni e istituzioni, laici e credenti. Per me è stata una gioia l'appoggio di tanto mondo di Chiesa, a cominciare dal messaggio di papa Francesco e dall'adesione della Cei e della Conferenza Episcopale Calabra". L'antimafia, aggiunge, "in questi anni è stata spesso il paravento di protagonismi, persino di forme di illegalità e di malaffare. Essere contro le mafie dovrebbe essere un fatto di coscienza, non una carta d'identità da esibire quando fa comodo. Delle parole importanti non bisogna abusare. Se c'è un abuso, dietro la parola c'è il vuoto. Non si è mai parlato tanto di legalità come in questi vent'anni, e mai il livello di illegalità è tanto cresciuto".

ANSA

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