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''No alla 'Ndrangheta e allo Stato-mafia'', su TGR Calabria il sit-in in difesa del pm Lombardo e Dda

our voice sit indi AMDuemila
Bongiovanni: "Il sostegno dei cittadini ai magistrati salva loro la vita"

Mentre l'ultima udienza del processo 'Ndrangheta Stragista dedicata alla requisitoria del pm Giuseppe Lombardo si avviava verso la conclusione davanti alla corte d'Assise di Reggio Calabria (Presidente Ornella Pastore), a qualche chilometro di distanza, davanti al tribunale della città, si è tenuto un importante sit-in a sostegno del magistrato e dei colleghi della Dda reggina. Il meeting è stato organizzato dall'Associazione Culturale Falcone e Borsellino e a parteciparvi, da questa mattina, sono state oltre 400 manifestanti, di cui una buona parte costituiti dal Movimento Culturale Internazionale Our Voice. I giovani di Our Voice sono "arrivati da tutta Italia", come dicono alle telecamere di TGR Calabria, che hanno dedicato alla mobilitazione a sostegno del lavoro magistrale del procuratore aggiunto di Reggio Calabria, l'apertura del notiziario delle 14. "Siamo qui per dire che i magistrati non sono soli - ha detto Sonia Bongiovanni, leader di Our Voice a TGR Calabria - Giuseppe Lombardo è un magistrato che ha portato avanti numerose inchieste delicate con molto coraggio e varie volte è stato minacciato di morte dalla mafia. Noi giovani siamo qui per impedire che la storia si ripeta".
Ai microfoni di TGR Calabria è intervenuto anche Giorgio Bongiovanni, direttore di ANTIMAFIADuemila e promotore del sit-in tenutosi nel Piazzale Gaeta del Palazzo di Giustizia. "Il sostegno da parte dei cittadini ai magistrati a mio giudizio forse addirittura salva la vita dei magistrati. - ha detto Bongiovanni sottolineando l'importanza del ruolo della società civile ai fini della difesa della magistratura esposta - Perché la mafia, quando sa che l'opinione pubblica non è d'accordo, non vuole e protesta, aspetta". L'udienza del processo 'Ndrangheta Stragista si è conclusa qualche ora fa. Il procuratore Capo di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri ha chiesto la condanna all'ergastolo per i due imputati: il boss stragista di Brancaccio Giuseppe Graviano e il capo mafia della potente Cosca Piromalli di Gioia Tauro Rocco Santo Filippone. Entrambi accusati di essere stati i mandanti dell'omicidio dei due carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, e dei tentati omicidi ai danni di altre due pattuglie dell'Arma tra il 1993 e il 1994. Delitti che, secondo l'impianto accusatorio, rientravano nella strategia stragista di carattere eversivo di Cosa Nostra.

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