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Migliaia in piazza per la Palestina: ''È giunto il momento di dire 'Basta'!''

di Marta Capaccioni - Video e Foto
Ieri 18 città italiane si sono mobilitate per condannare i crimini contro l’umanità di Israele e le annessione delle terre occupate

È giunto il momento di dire ‘Basta!’. Che la Comunità Internazionale intervenga, ora. Che l’Italia intervenga, ora. Che il governo intervenga, ora. Questo non è il governo del cambiamento, il governo del cambiamento avrebbe cambiato quella che è stata la politica estera degli ultimi anni. Dobbiamo pretendere giustizia”. Così il giovane palestinese, membro del Movimento Our Voice, rappresentante dei Giovani Palestinesi d’Italia e anche redattore di ANTIMAFIADuemila, Karim El Sadi, è intervenuto ieri a Roma, durante la mobilitazione contro l’annessione illegale dei territori palestinesi occupati da Israele.
Un altro atto ingiusto e dittatoriale senza il coinvolgimento della Palestina e di tutte le parti interessate, un altro crimine perpetrato, un’altra decisione in violazione di tutte le regole del diritto internazionale. Un’altra azione che viene tollerata e passa sotto l’inerzia stagnante dell’intera comunità internazionale. Così è oggi, così è stato per gli ultimi 70 anni.
Ieri in ogni angolo d’Italia tantissimi cittadini italiani e non, tantissimi giovani e tantissime realtà sociali si sono unite scendendo in piazza con striscioni e bandiere. Gli interventi nella Capitale sono stati numerosi e importanti, come quelli del presidente della Comunità palestinese di Roma e del Lazio, Yousef Salman, e poi Luisa Morgantini (presidente di Assopace Palestina), Moni Ovadia (attore e scrittore) e tanti altri.
È stato un invito per chi ancora crede nel vero significato di democrazia e di libertà per chiedere alla comunità internazionale e al governo italiano la condanna per la legalizzazione di questa annessione criminale, l’invio di una forza ONU in difesa dei cittadini e delle cittadine palestinesi lasciati in balia degli attacchi dei soldati e dei coloni israeliani, il riconoscimento dello Stato di Palestina e la convocazione di una Conferenza internazionale per la pace in Medio Oriente guidata dalle Nazioni Unite.

Come è stato ripetuto più volte nel pomeriggio e in ultimo anche da Karim El Sadiquest’ultimo piano, quest’ultimo ‘affare del secolo’ colonialista, è un’azione di guerra che non possiamo tollerare” e ha continuato ricordando che “oltre 73 risoluzioni dell’Onu sono state fatte ad Israele, assemblee generali delle Nazioni Unite e non sono state mai ascoltate. Mai ascoltate”.
Può opporsi l’Europa, può opporsi la Lega Araba o le Nazioni Unite ma niente cambierà, perché nessuno vuole davvero cambiare: le pressioni diplomatiche non sono sufficienti, le denunce sono sporadiche e persino senza conseguenti atti concreti. "Basta discorsi, basta conferenze, non ci ascolteranno mai”, ha urlato il giovane El Sadi, “facciamo queste benedette sanzioni. Tutti quanti noi a partire dal governo dobbiamo attuare una politica di boicottaggio massiva dei prodotti israeliani. È il momento di chiedere le sanzioni al governo Israeliano, di interrompere i commerci di armi nel 2020. Il nostro articolo 11 della Costituzione lo vieta. È giunto il momento di intervenire in questa maniera perché è l’unico modo per farci sentire”.
Israele ha il sostegno degli Stati Uniti d’America. I due colossi dell’economia, della finanza e dell’informazione: i padroni del mondo. Se l’America chiama, l’Occidente, l’Europa, l’Italia rispondono. “Siamo una colonia degli Stati Uniti d’America” e, come vera colonia, “obbediamo al Sìsignore”.


Sanzioni al Venezuela? All’Iran? Alla Siria? Alla Russia? Ci inchiniamo ed eseguiamo gli ordini, anche se le decisioni dell’imperatore vanno contro i nostri stessi interessi. “Ma guai a toccare il signore Israele, ‘l’unica democrazia del Medio-Oriente’, guai!”. Sanzionare Israele significherebbe ferire l’intoccabile, l’unica nazione del mondo situata al di sopra della legge.
Le parole e le grida di giovani come Karim El Sadi, che vivono queste vessazioni sulla loro pelle e su quella della loro famiglia ormai da decenni, fanno tremare il cielo. “Io stesso sono un parente di una vittima di questi crimini impuniti”, ha raccontato ieri. Suo cugino Raed, recandosi dalla nonna per consegnarle una bottiglia di olive a Tire, una città palestinese all’interno di Israele, è stato finito con tre colpi di M16 da soldati israeliani che, al checkpoint, avevano scambiato quella bottiglia per un coltello. Uno dei tanti delitti. Ma al peggio non c’è mai fine, perché “mio cugino Ra'd è rimasto a terra agonizzante per tre ore, l’esercito ha impedito all’ambulanza di avvicinarsi. Questa è la negligenza medica che Israele continua a perpetrare da 72 anni a questa parte. E non finisce qui, il dramma della mia famiglia e di tantissime famiglie: è che mio zio e i miei cugini ancora oggi non hanno un cadavere sul quale piangere”. Perché “Israele confisca i cadaveri dei presunti terroristi, questa non è democrazia. Questo è un regime fascista, razzista, omofobo, xenofobo”. Questa è la normalità per Gaza, per Tire, per Aida, per Tulkarm, per tutta la Palestina.
Viviamo in un mondo che ruota alla rovescia, dove non è più illegale tenere sotto occupazione militare un popolo, trasferirlo da una terra all’altra, depredandolo dai suoi campi, dalle sue case, dai suoi indumenti. L’Apartheid, la segregazione razziale, la discriminazione non rappresentano più crimini contro l’umanità. Si autorizzano i campi di concentramento, si avalla la costruzione di mura lunghe centinaia di kilometri fatte di cemento e di odio. Si concedono la pena di morte, i massacri, le torture. Sei nel giusto se difendi i criminali e sei complottista se provi a denunciarli. Non sei nemmeno più in grado di commuoverti o provare irritazione per un bambino della stessa età di tuo figlio che muore soffocato sotto bombe a gas. “Restiamo umani” diceva un grande martire attivista, idolo e punto di riferimento di tanti ragazzi palestinesi e di tutto il mondo, Vittorio Arrigoni. Anche il giovane Karim El Sadi si ispira a questo grande personaggio e nel suo intervento diretto, carico di potenza, di memoria e di coraggio, era quasi possibile immaginarlo al suo fianco.
Voglio lasciare un messaggio ai vari ambasciatori e consoli israeliani. Sappiate che la Palestina sarà libera. Non oggi, non tra 10 anni, non tra 30. Ma sarà libera come hanno raggiunto la libertà il Sudafrica di Nelson Mandela o l’India di Mahatma Gandhi. Sapete perché? Provate voi governatori israeliani con i vostri blindati e i vostri ‘scimmioni’ dello Shin Bet (agenzia di intelligence dello Stato di Israele, ndr) e soldati ad andare nei sobborghi della Palestina, nei campi profughi degradati palestinesi a Gaza come in Cisgiordania. E provate a chiedere a un bambino qualsiasi ‘Chi è Arthur Balfour?’ Provate! Vi risponderà che è l’uomo che ha consegnato le chiavi della Palestina ai sionisti tradendo la parola dei palestinesi. La Palestina sarà libera un giorno proprio per questo motivo e presto o tardi dovrete rassegnarvi. La Palestina sarà libera perché i palestinesi sono un popolo che ha memoria e un popolo che ha memoria è un popolo invincibile!

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