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Di Matteo: ''Anche dal Csm voglio dare il mio contributo alla ricerca della verità sulle stragi''

di matteo laria che tira 20feb2020di Davide de Bari - Video
Il consigliere togato a La7: “Ancora oggi Cosa nostra non ha rinunciato a influenzare la politica”

“Credo che ancora oggi, sotto sotto, ci sia una parte della politica che sogna di riportare la magistratura ad un controllo diretto e indiretto della politica o dell’esecutivo”. E’ così che è intervenuto il consigliere togato del Csm Nino Di Matteo, in un’intervista al programma di La7 “L’aria che tira”, parlando del rapporto tra la magistratura e il mondo politico. Secondo il magistrato, che è stato pm del processo sulla Trattativa Stato-Mafia, una parte della politica “ha ignorato delle sentenze della magistratura, come quella sul senatore Giulio Andreotti o la condanna per concorso esterno di Marcello Dell’Utri, il quale è stato intermediario di un patto tra le famiglie di spicco di Cosa nostra e Silvio Berlusconi”. Il pm ha spiegato che, quando da una sentenza vengono fuori “dei fatti”, anche se non sono penalmente rilevanti, “un uomo politico o un magistrato o qualsiasi uomo pubblico dovrebbe rispondere di quei fatti che sono lì presenti, come le pietre anche quando non è stato condannato. Se ci sono dei fatti accertati si dovrebbe far scattare delle conseguenze diverse, più di tipo politico”.
A parere del magistrato “negli ultimi 30 anni non c’è stata una guerra tra magistratura e politica, ma penso più a un’offensiva unilaterale da una certa parte del potere economico-finanziario nei confronti di una parte di magistratura che, interpretando doverosamente il suo compito, tenta di estendere il suo ruolo di controllo della legalità anche nei confronti dei potenti. - ha continuato Di Matteo - I problemi si riscontrano quando facciamo le indagini che vanno verso l’alto”. Sul punto ha quindi evidenziato che “il procuratore della Repubblica non si sveglia la mattina e vuole indagare un politico. Il magistrato lo fa solo quando ha la notizia del reato o emerge una possibilità che un politico abbia commesso un reato e quindi deve indagare perché tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge senza nessuna differenza tra povero o extra-comunitario e il politico”.

“Cosa nostra non ha rinunciato a influenzare la politica”
Il consigliere togato ha anche parlato del potere che ancora oggi detiene la mafia: “E' sempre quella che è stata, solo che oggi ha cambiato strategia. Oggi è molto più difficile affrontarla perché si è insediata nel potere economico e finanziario e si è resa poco visibile”. Secondo il magistrato la criminalità organizzata “non è solo presente nel nostro Paese, ma nasconde i suoi interessi legali, che spesso non vengono colti immediatamente dalla generalità dei cittadini. - ha proseguito - Nel Dna della mafia e di Cosa nostra, che è la più importante, c’è l’obbiettivo di voler condizionare la politica. Purtroppo in passato, in sentenze definitive è stato sancito come Cosa nostra ha influenzato la politica, anche ai più alti livelli del potere”. E proprio su questo punto, il pm ha detto che “Cosa nostra oggi non ha rinunciato a quell’obbiettivo. Totò Riina diceva sempre: se noi non avessimo avuto rapporti con il potere eravamo soltanto una banda di sciacalli ci avrebbero fatto fuori dopo poco tempo”.

“La prescrizione? Una buona riforma”
Altro argomento toccato è stato quello della riforma della giustizia ed in particolare il provvedimento sulla prescrizione. “E’ una buona riforma ed è stata invocata in gran parte della magistratura, visto che si erano create delle sacche di impunità, soprattutto nei reati commessi dai colletti bianchi - ha detto Di Matteo durante l’intervista - Spesso un sacco di impunità era causato quando quegli imputati, che venivano condannati, potevano avvalersi del meccanismo della prescrizione del reato”. Secondo il magistrato palermitano la riforma “allinea il nostro sistema penale a quello di altri Paesi”.
Poi ha espresso un parere anche sulla problematica della durata dei processi: “C’è un problema sulla lunghezza dei processi. Non si riduce il tempo dei processi minacciando quei giudici che sfiorano i tempi. Non è quello il modo, ma attraverso una serie di depenalizzazione e rivisitazione di meccanismi del sistema di procedura penale in quanto ci sono cavilli che rendono molto più lungo l’accertamento della verità”.

“Le indagini del caso Consip troppo lunghe? Giuste e doverose”
Nel corso del programma, la conduttrice Myrta Merlino ha anche chiesto al consigliere togato se è giusto che le indagini sul caso Consip siano durate così a lungo. E Di Matteo ha risposto: “Su una vicenda così come quella dell’inchiesta Consip è giusto e doveroso farlo perché riguarda il controllo di legalità sull’esercizio del potere in Italia ed è questo il controllo più importante da fare”. E, sempre rimanendo su questo tema, ha aggiunto: “Se noi vogliamo creare delle gabbie dicendo che si può indagare solo per un anno, ci dovremmo rassegnare a un pm che non vuole approfondire e affrontare certe questioni”.

“Anche dal Csm voglio dare il mio contributo alla ricerca della verità sulle stragi”
Il magistrato ha espresso alcune considerazioni sul suo ruolo da consigliere del Csm e quelli che sono gli obiettivi che si è prefissato: “E' cambiato il mio ruolo, ma non dimentico che l’elemento principale del mio lavoro è sempre stato quello di dare un contributo alla lotta al sistema mafioso e alla ricerca della verità sulle stragi. Questo lo voglio fare anche stando qui al Csm che è un organo di rilievo costituzionale molto importante. Spero che sia sempre di più il vero baluardo dell’indipendenza e autonomia della magistratura e del singolo magistrato, soprattutto di quelli più esposti”.
Particolarmente emozionante la conclusione dell’intervista in cui Di Matteo ha parlato dei numerosi anni passati sotto scorta. Dopo aver ringraziato pubblicamente i membri che svolgono quel lavoro per la sua sicurezza ha concluso parlando della paura: “Chi fa questo lavoro non è vero che non prova paura, però sulla paura deve prevalere il senso di dignità personale e professionale. Chi fa questo lavoro non avrebbe dignità di indossare la toga se si facesse condizionare dalla paura e dalle pressioni e minacce. Paolo Borsellino disse che non credeva agli eroi che non avessero paura, ma credeva a quelli che sanno vincere la paura andando avanti, secondo la propria coscienza”.

VIDEO Guarda la puntata integrale
L'intervento del magistrato Nino Di Matteo (1h 38' 00'')

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