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Il Caso Manca: tra verità indicibili e ''assenza'' dello Stato

Ieri il ricordo dell'urologo nel 16° anniversario della sua morte
di Marta Capaccioni - Video e Gallery

Sedici anni sono passati da quando Attilio Manca, giovane urologo, è stato trovato morto nella sua abitazione di Viterbo, il 12 febbraio 2004. Sedici anni di lotte per una famiglia che si è trovata a fare i conti con un "muro di gomma" cementato da una giustizia assente, depistaggi clamorosi, archiviazioni incomprensibili ed uno Stato assente e silente. Un'amarezza che si è "masticata" anche ieri a Barcellona Pozzo di Gotto, dove ogni anno l'ANAAM (Associazione Nazionale Amici Attilio Manca) organizza la giornata di commemorazione di Attilio e a sostegno della mamma, Angelina, di papà Gino, e del fratello Gianluca. I locali della "Vecchia stazione" erano pieni ma si sentiva l'assenza delle istituzioni e della società civile di una città che non vuole neanche onorare la memoria. Un'amarezza che Gianluca Manca ha allontanato con parole dure: "Che oggi non siano presenti le istituzioni barcellonesi non importa. Così si denota un’importanza fondamentale: non essere presenti oggi qui significa o indifferenza, che deve essere comunque condannata, o peggio ancora connivenza”. A fare da contraltare a quell'assenza imperdonabile della politica e della società civile di Barcellona Pozzo di Gotto, la presenza di tanti giovani delle scuole di Patti e Nicosia che con le loro rappresentazioni artistiche e parole di conforto sono riusciti a trasmettere la propria vicinanza alla famiglia.
Accanto a loro anche altri amici, venuti anche da fuori Regione (addirittura dalla Lombardia, ndr), e familiari vittime di mafia come Vincenzo Agostino, Ferdinando Domé, Piero Campagna e Biagio Parmaliana.
Tutti pronti a rispondere "Presente!" all'appello lanciato da Angelina, in cui chiedeva di essere a loro vicini "in questa battaglia senza fine e ancora piena di ostacoli, affinché il sacrificio di mio figlio Attilio non rimanga vano e possa servire per un futuro di tutti più semplice e sereno, più gratificante e normale del nostro presente, più sognante e realizzato del suo passato".
Come negli anni passati, per onorare la memoria di Attilio Manca, è stato creato anche un momento di dibattito per riflettere sulla responsabilità e l'impegno che ognuno deve avere nella ricerca di verità e giustizia.
Così sono intervenuti Rosa Maria Dell’Aria, prof.ssa ITI “Vittorio Emanuele III” di Palermo, Brizio Montinaro, fratello di Antonio, capo della scorta di Giovanni Falcone, Aaron Pettinari, capo redattore ANTIMAFIADuemila e i due legali della famiglia, Fabio Repici e Antonio Ingroia (in collegamento telefonico), in un dibattito moderato dallo scrittore Luciano Armeli Iapichino.

L’assenza intollerabile delle Istituzioni
Dov’è la gente di Barcellona? Dov’è il mondo dell’antimafia?”, una domanda che in molti si sono fatti durante l’evento. Una domanda che dietro ne nasconde altre e forse più gravi e più allarmanti.
Come i tanti avvenimenti della storia italiana che hanno toccato interessi scomodi, anche intorno al caso Manca è stata cucita una lunga tela di menzogne e depistaggi e la politica tace come ogni volta. “Un silenzio assordante”, come ha affermato l’avvocato Ingroia. “Quest’anno fare l’elenco di chi non c’è è forse più importante rispetto agli altri anni”, ha chiarito il legale Repici, “Barcellona è fatta anche di rappresentati istituzionali” e ha continuato riferendosi al sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, originario di Barcellona Pozzo di Gotto, “il quale pur essendo nelle gerarchie delle istituzioni del Paese, non l’ho mai sentito pronunciare a Barcellona la parola “mafia”, il nome e cognome “Attilio Manca” o “Rosario Cattafi”. Come se potesse essere ammissibile, in un posto come Barcellona Pozzo di Gotto, occuparsi dei destini della Nazione e volare senza toccare terra nella propria città”. E ha continuato denunciando l’inerzia della politica, o forse talvolta la complicità, rispetto ad un fenomeno, quello mafioso, che riguarda l’Italia e che rappresenta un pericolo per la democrazia e la libertà di ogni cittadino. Così Repici ha affermato con determinazione che “le personalità politiche che non hanno il coraggio o la possibilità di parlare di certi argomenti non hanno titolo a rappresentare il nostro Paese, perché non è possibile che lo possano rappresentare degnamente”.

La storia di Attilio Manca: archiviazioni e delusioni
Ci sentiamo tutti un po' “nudi e in debito”, come ha detto Aaron Pettinari, di fronte alla storia di Attilio Manca, “perché di fatto ancora non ci sono verità”. E si è cercato in tutti i modi di sotterrare questa verità, attraverso menzogne a dir poco vergognose. “In questi anni tanti collaboratori di giustizia hanno raccontato la verità sulla morte di Attilio Manca ma evidentemente alle procure non interessa perché i casi sono stati archiviati”, ha affermato il capo redattore di ANTIMAFIADuemila.
In effetti la prima delusione per la famiglia dell’urologo arrivò nell’anno 2017, quando la Procura di Viterbo chiuse la vicenda definendo Attilio un “tossicodipendente” che a soli 34 anni decise di farsi due dosi di eroina sul braccio sbagliato. Caso archiviato.
Lo stesso anno furono depositate 30.000 firme alla Procura di Roma, dove era aperto un fascicolo sul medico barcellonese denominato “omicidio volontario”. Il fascicolo conteneva le testimonianze di quattro collaboratori di giustizia che avevano in vario modo tracciato il confine circa le cause della morte dell’urologo: un confine che riguardava mafia, Servizi segreti “deviati” e massoneria. L’appello conteneva l’opposizione all’archiviazione dell’inchiesta guidata dal Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, dal Procuratore aggiunto Michele Prestipino e dal sostituto procuratore Maria Cristina Palaia. Ma i risultati non furono quelli sperati. Caso archiviato.
La decisione fu avvalorata l’anno dopo, in maniera incomprensibile, dal Gip Elvira Tamburelli che negò la riesumazione del corpo dell’urologo, fondando l’ordinanza sulle testimonianze di Salvatore Fugazzotto, Guido Ginebri e Lelio Coppolino. Quest’ultimo condannato poi per falsa testimonianza nel procedimento legato all’omicidio di Beppe Alfano. Caso archiviato.
E ancora nel 2018 per la famiglia Manca arrivò un’altra delusione da parte della Commissione parlamentare antimafia presieduta da Rosy Bindi. La seduta del 21 febbraio 2018, ha affermato Repici, “fu la seduta conclusiva nella quale venne approvata la relazione che, partita (nel 2014) nella posizione per cui Attilio Manca era stato assassinato, concluse dicendo che Attilio Manca era morto per eroina volontariamente inoculata”.


E ci sono persone, come il vicepresidente della Commissione Luigi Gaeti, “che riuscì a sostenere le argomentazioni della relazione di maggioranza e poi, poiché aveva l’obbligo di posizione per il movimento del quale era espressione, disse però che votava la relazione di minoranza, la quale diceva l’esatto contrario rispetto a quella di maggioranza”. Gli unici soggetti che dedicarono parte del tempo del loro mandato parlamentare per cercare verità e giustizia sulla morte di Attilio Manca, e che si opposero a tale relazione furono Giuseppe Lumia, Rosaria Capacchione e Giulia Sarti. “Sarebbe bene rileggere le parole di Rosaria Capacchione”, ha continuato il legale, “che disse ‘se la commissione antimafia si adegua alle decisioni dell’autorità giudiziaria, se la commissione antimafia lo avesse fatto nel 2000 il caso Impastato e il depistaggio non sarebbe mai stato riaperto. Peppino Impastato sarebbe stato un terrorista che era morto per l’essere maldestro nel fare un attentato nei binari della ferrovia.’ La giustizia ha rifiutato di fare ciò che era doveroso, lo ha rifiutato a Viterbo e lo ha rifiutato pure a Roma”.
Effettivamente, dopo il 2014, come ha ricordato ieri l'avvocato Repici, ci fu “un’inversione a U” da parte della Commissione. Perché quando finalmente i collaboratori di giustizia iniziarono a parlare, in particolare Carmelo D’Amico, “il vento cambiò”. Il pentito “era il leader del gruppo di fuoco della famiglia barcellonese di Cosa nostra” ed era sempre stato considerato una fonte attendibile e autorevole. Nel 2015 rivelò agli inquirenti di essere stato messo a conoscenza del progetto omicidiario nei confronti di Attilio Manca a cui avrebbero preso parte esponenti di Cosa Nostra e apparati dei Servizi di sicurezza “deviati” in contatto con esponenti della massoneria. D’Amico fece il nome del boss barcellonese Rosario Pio Cattafi e affermò che l’urologo fu assassinato dopo che “per interessamento di Cattafi e di un generale legato al circolo barcellonese Corda Fratres, era stato coinvolto nelle cure dell’allora latitante Provenzano”. E fece riferimento, come se non bastasse, alla “subdola messinscena della morte per overdose”, chiarendo che l’assassinio era stato organizzato “da esponenti dei servizi segreti e in particolare da un killer operante per conto di apparati deviati”.
E allora proprio dopo tali dichiarazioni “si è sostenuta la falsità di quella realtà”, afferma Repici. E si negò, ancora una volta, l’evidenza.

Di fronte a tali fatti: un’informazione assordita
Siamo in un tempo in cui l’informazione sembra essere impantanata nelle sabbie mobili della disinformazione o ordinata dalle logiche di partito”, ha affermato lo scrittore e moderatore Luciano Armeli Iapichino. È proprio così. Ormai è difficile, se non quasi impossibile, districarsi tra le fila di un’informazione che non lavora più per il popolo, bensì contro il popolo. Semplice disinteresse o allarmante connivenza? “È come se vivessimo in una realtà condizionata in cui i media fanno finta di niente”, ha detto anche Brizio Montinaro in riferimento soprattutto a quegli avvenimenti che hanno influenzato in maniera determinante la storia del nostro Paese. Ma nonostante l’importanza di tali fatti ieri, alla commemorazione della morte di Attilio Manca, in tantissimi mancavano. Di nuovo un’altra delusione. Per fortuna, al posto di uno Stato irreperibile ieri erano presenti molti giovani che ad Angelina e Gianluca Manca hanno promesso: “Noi giovani saremo le vostre ruote e sempre ci saremo”.
E infine Angela, nonostante la stanchezza e il dolore di tanti anni di lotta, non si è stancata di ripetere: “Io ho fiducia nella giustizia, sono convinta che prima o dopo ci sarà un magistrato onesto che finalmente ci darà la verità su Attilio. Ho fiducia nei nostri due legali Repici e Ingroia. Però ci vuole tempo e io ho bisogno di voi, della società civile. Mi dispiace che la società di Barcellona è assente stasera. Prossima settimana mi hanno invitato a parlare in tante scuole ma a Barcellona no. Perché a Barcellona non si deve parlare di mafia perché la mafia non c’è. Ma io continuo a parlare, se non mi fanno parlare nelle scuole io parlo su Facebook, scrivo tutto quello che penso e continuerò a lottare e a dire la mia verità. La verità che è sotto gli occhi di tutti. Aiutatemi a portare avanti la vicenda di Attilio. Continuate a ricordarlo, perché Attilio è vivo attraverso tutti voi”.

VIDEO Guarda l'evento integrale

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