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Cosa nostra e quel rinnovato asse Palermo-Usa

di Aaron Pettinari
Messina Denaro a Trapani "riferimento per clan"

Nella relazione semestrale Dia l'immagine di una mafia in via di riorganizzazione

Dalla morte del capo dei capi corleonese, Totò Riina, la mafia siciliana vive una fase di riorganizzazione interna che ha portato le famiglie palermitane a volgere lo sguardo anche oltreoceano e rinsaldare l'asse con gli americani. E' quanto emerge dalla lettura della relazione semestrale della Dia, presentata ieri al Parlamento, in cui vengono messi in fila i risultati delle operazioni antimafia dell'ultimo anno. Gli analisti evidenziano come "in uno scenario mafioso come quello attuale, caratterizzato da un impellente bisogno di un nuovo assetto e di risolvere l'annosa questione della leadership, la solidità, l'influenza criminale, la capacità militare ed il peso 'politico' delle singole famiglie, dei mandamenti e delle rispettive strutture di vertice ricoprono un ruolo fondamentale per la definizione dei rapporti di forza e, di conseguenza, per l'individuazione delle nuove strategie e dei nuovi equilibri".
L'articolazione territoriale delle consorterie criminali nella provincia palermitana risulta ancora strutturata su 15 mandamenti (8 in città e 7 in provincia), composti da 81 famiglie (32 in città e 49 in provincia). Dopo anni di revisione interna, Cosa nostra palermitana ha tentato di darsi un'organizzazione definitiva per ripristinare la piena operatività del tradizionale organismo di vertice, la Commissione provinciale, deputata ad assumere le decisioni più importanti per l'intera organizzazione e nella gestione degli affari criminali più remunerativi.
"Una possibile risposta a tali necessità - si legge nel documento - è la ricerca di ricostituire la rete relazionale all'interno delle consorterie siciliane, di ampliare gli obiettivi, di tornare a giocare un ruolo primario anche al di fuori del territorio di competenza, il cui tessuto socio-economico non garantisce più risorse sufficienti".
Così da una parte si cerca di rivitalizzare i contatti tra le famiglie dell'isola e, dall'altra, di recuperare i rapporti con le proprie storiche propaggini all'estero.

Stati Uniti vicini
Non può passare in secondo piano che nell'ultimo anno le indagini hanno mostrato una "persistente attualità di rapporti tra esponenti di famiglie storiche di Cosa nostra palermitana, cosiddetti perdenti, con elementi di Cosa nostra americana con particolare riferimento alla famiglia Gambino da oltre cinquant'anni radicata negli Stati Uniti".
Il dato è emerso con forza nell'operazione 'New Connection', del 17 luglio 2019, che ha colpito il mandamento mafioso palermitano di Passo di Rigano, storica roccaforte della famiglia Inzerillo. La relazione ricorda che nel blitz di luglio, scattato tra la Sicilia e gli Usa, sono stati colpiti esponenti delle famiglie Gambino, Inzerillo, Di Maggio, Mannino e Spatola, ovvero gli eredi dei cosiddetti 'scappati' della seconda guerra di mafia dei primi anni Ottanta, che furono costretti a lasciare Palermo per trovare rifugio negli Stati Uniti per sfuggire alla morte decretata da Riina.
Già in passato si era dato atto del "ritorno" degli "scappati" in Sicilia fortemente voluto dai boss Salvatore Lo Piccolo e con il beneplacito di Bernardo Provenzano. Al tempo però le famiglie "perdenti" non potevano avere ruoli nella gestione dei mandamenti. Poi, negli anni più recenti vi è stata una svolta e la relazione dà anche atto di un'evoluzione nei rapporti tra l'ala dei corleonesi e quella degli "americani" con tanto di accordi, in nome degli affari. E "un ruolo decisivo" in questo novo sviluppo lo avrebbe proprio il sodalizio degli Inzerillo.

Torna la droga
Secondo la Dia "Cosa nostra palermitana, benché duramente colpita dall'attività di contrasto istituzionale, è comunque ancora molto pervasiva". Le "strategie operative" dei clan palermitani, secondo gli investigatori, sono "rivolte costantemente all'imposizione del pizzo, che rappresenta una fonte primaria di sostentamento e costituisce un fondamentale strumento di controllo del territorio. E in stretta connessione con il fenomeno estorsivo si affianca la pratica dell'usura".
Tuttavia è il traffico di stupefacenti a rappresentare per la mafia siciliana "una delle più remunerative fonti di ricchezze contanti". Un settore criminale "nel quale consolidare alleanze e, quindi, consolidare il proprio ruolo negli assetti criminali; una possibilità di riaccreditarsi nella filiera al fine di costituire propri canali di approvvigionamento sicuri e continuativi, fornendo, peraltro, occupazione nelle diverse attività. In un quadro come quello descritto le città di Palermo e Catania continuano a ricoprire un ruolo di centralità nei flussi di hashish dalla Campania e di cocaina dalla Calabria, per la redistribuzione sui mercati isolani (ed anche maltesi, come sembrano suggerire i ripetuti sequestri di stupefacenti avvenuti nel porto di Pozzallo e in quello Stato)".

dia trapani

A dimostrazione della "ricerca di canali di approvvigionamento di stupefacenti stabili" da parte della criminalità organizzata siciliana, la Dia cita le operazioni 'Black Smith' e 'Kerkent'. La prima, conclusa dalla squadra mobile di Palermo il 21 maggio 2019, ha consentito di arrestare 21 persone considerate responsabili di aver condotto un traffico di hashish e cocaina da Napoli a Palermo. La seconda, invece, ha portato all'arresto di 32 persone facendo luce sulle dinamiche del mandamento mafioso di Agrigento e documentando come il suo elemento di vertice avesse costituito e diretto in prima persona un traffico di droga con un approvvigionamento "che avveniva anche grazie ai contatti con la 'ndrangheta vibonese". Sul territorio della provincia, inoltre, si registra anche la presenza di bande criminali di stranieri. Dalle risultanze info-investigative emerge come "il ricorso di Cosa nostra a questi gruppi sia limitato ad una collaborazione, anche non occasionale, nelle attività illecite considerate più rischiose, come ad esempio lo spaccio di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione o la riscossione del 'pizzo'. Le famiglie mafiose manterrebbero il controllo delle attività nelle zone di rispettiva competenza, tollerando la presenza di gruppi organizzati stranieri in ruoli marginali di cooperazione o delegando ai medesimi porzioni di attività illegali".

E il superlatitante Matteo Messina Denaro?
Nella fotografia tracciata della riorganizzazione di Cosa nostra c'è un nome che sorprendentemente emerge poco: quello del boss superlatitante Matteo Messina Denaro. La sua è una figura che secondo gli analisti ancora oggi sarebbe un punto di riferimento per la Provincia di Trapani, nonostante le difficoltà nella gestione della latitanza, ma non andrebbe oltre, limitandosi a caratterizzare la sua sfera di influenza solo nella Provincia di Trapani. "Nella provincia - scrive la Dia - la figura di Matteo Messina Denaro, a capo del mandamento di Castelvetrano e rappresentante provinciale di Trapani, costituisce ancora il principale punto di riferimento per le questioni di maggiore interesse dell’organizzazione, nonostante la lunga latitanza". E poi ancora: "Benché il boss continui a beneficiare di un diffuso sentimento di fedeltà da parte di molti membri dell’organizzazione mafiosa trapanese non mancano segnali di insofferenza da parte di alcuni affiliati per una gestione di comando difficoltosa per via della latitanza che tende a riverberarsi negativamente tralasciando le questioni importanti per gli affari dell’organizzazione".
Un dato che "stona" se si considera che Messina Denaro è l'ultimo rappresentante in libertà di quell'ala stragista che ha messo a ferro e fuoco l'Italia, ricattando lo Stato nei primi anni Novanta. Un ricatto senza fine se si considera che il boss, introvabile dal 1993, è detentore di segreti indicibili su quella stagione di terrore. E' anche alla luce di questo "ruolo" che appare difficile non considerare il boss trapanese al centro di Cosa nostra, quantomeno per le strategie di altissimo livello.
Guardando agli affari dei quattro storici mandamenti di Trapani, Alcamo, Castelvetrano e Mazara del Vallo si conferma come i primi due siano retti "da noti esponenti delle storiche famiglie mafiose con un sistema di successione quasi 'dinastico' e quella di Castelvetrano continua a fare riferimento al latitante Messina Denaro. Più dinamica appare la situazione del mandamento di Mazara del Vallo, la cui valenza negli equilibri di Cosa nostra è tradizionalmente rilevante avendo rappresentato nel passato una delle articolazioni mafiose più importanti per l’affermazione della leadership corleonese. A Mazara, infatti, la questione della reggenza sta attraversando una fase di transizione, non priva di tensioni, a seguito degli arresti avvenuti".
Nella relazione, basandosi anche sui sequestri di beni intervenuti, si fa riferimento ai dimostrati interessi della mafia trapanese nell'ambito dell'edilizia, delle energie rinnovabili, della grande distribuzione alimentare e gli affari nel comparto turistico-alberghiero e agli investimenti immobiliari (anche attraverso le aste giudiziarie), sul settore d’investimento nelle opere d’arte e quello dei giochi e delle scommesse on line.
Inoltre si "rammenta come una delle cinque storiche famiglie mafiose operanti a New York sia originaria di un paese della provincia, Castellammare del Golfo. Pur in assenza di evidenze di specifici collegamenti in atto, le attività investigative nella vicina Palermo hanno fatto emergere rinnovati contatti tra Cosa nostra e le similari organizzazioni statunitensi".

Scarica il PDF della 1° relazione semestrale: Clicca qui!

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