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Vincenzo Agostino: ''Voglio giustizia. I soldi non mi interessano''

di AMDuemila
"I 50mila euro di risarcimento? Non mi interessa il risarcimento economico, ma quello morale: che ciò che non ha fatto lo Stato, possa farlo io. Voglio che si faccia giustizia, che si porti alla luce questa situazione". Intervistato dall'Agi Vincenzo Agostino, il padre del poliziotto Antonino, ucciso il 5 agosto 1989 a Villagrazia di Carini, nel palermitano, insieme alla moglie incinta, Ida Castelluccio, fa sentire la propria voce. La sua pretesa giustizia viene ricordata da quella barba lunga che ha deciso di non tagliare finché non si arriverà alla verità sul perché di quel delitto.
La Procura generale continua ad indagare nei confronti dei boss Nino Madonia e Gaetano Scotto. Intanto, però, i familiari, assieme all'avvocato Fabio Repici, hanno deciso di citare in sede civile un ex poliziotto, Guido Paolilli per aver avuto un ruolo nel depistaggio delle indagini, chiedendo un risarcimento danni da 50mila euro. Il poliziotto, oggi in pensione, è stato indagato per favoreggiamento in concorso aggravato nel 2008, procedimento poi archiviato, e di nuovo nel 2010, con lo stesso esito, per prescrizione. Ma le valutazioni del Gip sulla sua condotta sono chiare.
A Vincenzo Agostino non interessano i soldi e nell'intervista ha già annunciato che, qualora ottenesse il risarcimento, utilizzerebbe quei soldi per fare beneficenza e aprire una biblioteca per giovani senza risorse.
Rispondendo alle domande dell'Agi Agostino dice di non nutrire particolari speranze per giovedì ("Non succederà figuriamoci, con la legge italiana, cosa vuole che succeda. Temo che i tempi si allunghino all'infinito..."), ma continua a credere nella giustizia: "Io ancora ci credo perché c'è una nuova gioventù che ci crede, che ha visto moltissima sofferenza, ha visto quante vittime innocenti ci sono state nel nostro Paese". "La giustizia siamo noi - aggiunge - dobbiamo formarci con uno Stato nuovo, e io mi auguro che, dopo tutte queste vicende nella magistratura dove ci sono giudici corrotti accanto a quelli puliti, ecco speriamo di trovare un giudice abbastanza bravo e onesto".
Tornando a parlare di Paolilli Agostino aggiunge: "Prima era un amico di famiglia. Quando successe la disgrazia, disse di avere preso alcuni documenti, di averli conservati e che presto li avrebbe fatti vedere. Un giorno davanti alla tomba di mio figlio, perché lui ha voluto venire là, gli chiesi di farmi vedere quei fogli, ma lui prese ancora tempo. In quell'occasione gli dissi 'o mi fai vedere quei documenti o non siamo più niente'. Lì - prosegue il racconto - finì la nostra amicizia. Lui stesso poi disse di aver detto a suo figlio di aver distrutto dei documenti".
Quando fu interrogato dai pm dopo l'intercettazione in cui, dialogando con il figlio, parlava delle carte distrutte, Paolilli ha sempre negato ogni responsabilità. E il Gip, nel decreto di archiviazione, ha apostrofato quelle giustificazioni come "dichiarazioni palesemente irricevibili”.
"Non mi interessa un risarcimento economico, ma si tratterebbe di un risarcimento morale - prosegue ancora Agostino - dal momento che lo Stato non mi protegge, cerco di proteggermi io. E' normale che io da cittadino debba portare l'imputato davanti ai giudici, io come parte offesa debba portare le prove? Ma dov'è lo Stato?. Ce l'ho con lo Stato corrotto, con quella parte dello Stato che è corrotto, con le mele marce. Io voglio si riapra un processo a carico di Paolilli che ha fatto depistaggio con i dirigenti del tempo". Il processo di giovedì è, quindi, "un modo di portare alla luce questa situazione. Poi - spiega - se avrò quei 50 mila euro, se mi spettano, farò beneficenza e aprirò qualche biblioteca per insegnare ai giovani che sono senza mezzi". Vincenzo Agostino prosegue così la sua lotta, accompagnato dalle figlie, anche in nome di sua moglie Augusta, deceduta lo scorso anno. Una battaglia affinché "possa riposare in pace".

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