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Il killer di Pippo Fava, Aldo Ercolano, non è più al 41 bis

di Davide de Bari
La lettera del presidente Fava al ministro Bonafede: “Ripristinare il carcere duro per il super boss Aldo Ercolano”

Il boss di Cosa nostra catanese e killer del giornalista Pippo Fava, Aldo Ercolano, non è più al 41 bis. La notizia è emersa dall’invio di una lettera di Claudio Fava, figlio del giornalista ucciso il 5 gennaio 1984 e presidente della commissione regionale Antimafia siciliana, al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e, per conoscenza, al procuratore capo di Catania Carmelo Zuccaro, in cui ha evidenziato l’attuale pericolosità del boss, documentata anche da recenti operazioni del Ros a Catania, che ancora una volta non si trova più al “carcere duro”. A riportare la notizia è stato oggi il giornale online “Live Sicilia”. Il boss catanese Aldo Ercolano è il nipote prediletto del boss Vincenzo "Nitto" Santapaola e, dopo l'arresto dello zio, attuale reggente di Cosa nostra a Catania. Nel 2003 sono stati condannati entrambi al carcere a vita per l'omicidio del giornalista Giuseppe Fava, ucciso il 5 gennaio 1984, Ercolano come esecutore, Santapaola come mandante. Il boss fu arrestato a soli 34 anni nel 1994, dopo due anni di latitanza, a Desenzano sul Garda dove si era trasferito da pochi giorni. Ercolano, secondo le dichiarazioni di alcuni pentiti, avrebbe sempre agito per conto dello zio Nitto e qualsiasi decisione veniva avallata da Santapaola. L’ascesa sociale all’interno di Cosa nostra catanese era stata ulteriormente accelerata dal matrimonio con Francesca Magion, figlia del braccio destro di Santapaola.
Dopo tanti anni di detenzione, Aldo Ercolano avrebbe ancora un peso considerevole e di notevole prestigio all'interno della famiglia. Alla luce di un tale pedigree criminale, la revoca del carcere duro risulta quanto mai inopportuna, se non addirittura grave ed inquietante. In un'operazione, il Ros dei carabinieri qualche settimana fa ha eseguito, sotto il coordinamento della Procura guidata da Carmelo Zuccaro, l'operazione "Samael" contro i colletti grigi del clan Ercolano-Santapaola. I militari hanno ricostruito la rete di investimenti immobiliari eseguiti, negli anni '90, direttamente dagli storici boss mafiosi Benedetto Santapaola, Aldo Ercolano, Francesco Mangion, e Giuseppe Cesarotti. Anche con l’operazione “Reset”, nel 2015, svolta dalle Fiamme Gialle, fu documentata l'attualità dell'influenza mafiosa di Ercolano.

fava claudio c imagoeconomica

Il boss di Cosa nostra catanese, Aldo Ercolano


Il presidente Fava nella missiva ha scritto quanto è emerso dalle audizioni della commissione parlamentare d’inchiesta sulle mafie quando ha incontrato il prefetto di Catania Claudio Sammartino, il questore Mario Della Cioppa, i comandanti delle forze di polizia e il procuratore Carmelo Zuccaro. “Un elemento di comune preoccupazione - ha scritto Fava - emerso nel corso di tutte le audizioni, riguarda la caratura criminale del capomafia catanese Aldo Ercolano (classe 1960, da non confondersi con l’omonimo cugino classe 1974), attualmente detenuto con una condanna all’ergastolo. - ha continuato - Gli auditi hanno tutti messo in evidenza lo stridente contrasto tra l’intatta autorevolezza e la pericolosità criminale che viene a tutt’oggi riconosciuta all’Ercolano, e la revoca del regime carcerario del 41 bis che ha restituito l’Ercolano al circuito detentivo normale. Fatto incongruo, preoccupante, non comprensibile”. Secondo Fava “tra i 61 detenuti del territorio catanese ristretti nel circuito speciale del 41bis, non vi figura più Aldo Ercolano, nonostante sia considerato dall’autorità giudiziaria l’esponente apicale, assieme a Benedetto Santapaola (detenuto al 41 bis), del clan mafioso Santapaola-Ercolano, cioè la famiglia criminale egemone di Cosa Nostra in questa parte della Sicilia”. Inoltre, il figlio di Pippo Fava ha evidenziato che “recenti indagini giudiziarie, e la testimonianza di alcuni collaboratori di giustizia, hanno confermato la capacità di controllo e di comando che l’Ercolano, sia pur detenuto da molti anni, conserva pressoché intatta sugli affiliati del suo gruppo criminale (si ritiene che i Santapaola-Ercolano raccolgano oltre la metà di tutti gli affiliati a Cosa Nostra di Catania)”.
Nel 2014 era accaduta la stessa cosa, il boss Ercolano era tornato ad essere un detenuto comune. “Già in passato - ha proseguito Fava - si pose il medesimo problema (una revoca del 41 bis di Aldo Ercolano, ritenuta da tutti gli ambienti giudiziari anche allora inopportuna e come tale fortemente stigmatizzata dalla relazione semestrale della DIA). In quel caso, anche in seguito a nostri atti ispettivi, il ministro della giustizia dell’epoca, l’onorevole Orlando, trovò modo e forme perché quella revoca venisse rivalutata. In effetti il provvedimento venne annullato e all’Ercolano, ritenuto allora come oggi portatore di una pericolosità attuale, fu nuovamente applicato il 41 bis. - ha spiegato - Abbiamo appreso in tempi successivi di una nuova revoca. Anche in questo caso senza che siano venute meno - a giudizio di inquirenti e investigatori - le ragioni di concreta preoccupazione nei confronti del ruolo apicale e della capacità di comando riconosciute ad Aldo Ercolano”.
Sulla questione è anche intervenuto il presidente della commissione parlamentare antimafia Nicola Morra che ha espresso preoccupazioni per la notizia. “Non posso che unirmi alla preoccupazione espressa dal presidente Fava in merito alla revoca del regime del 41bis per il boss Aldo Ercolano, - ha dichiarato a LiveSicilia - un nome di spicco della mafia siciliana nonché il mandante dell’omicidio di Pippo Fava”. Secondo Morra la sua “pericolosità” non è data da “un pregiudizio”, ma “piuttosto dell’attenta analisi fatta da investigatori e magistratura”. Il presidente della commissione parlamentare antimafia ha poi auspicato “un intervento del ministro Bonafede”.

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