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Ardita all'Antimafia: ''Rischio che sentenza Consulta sia intesa come segnale cedimento''

"Cosa nostra può interpretarla come debolezza Stato"
di AMDuemila

"La sentenza della Corte non riguarda né l'ergastolo ostativo (che era oggetto della sentenza Cedu) né la concessione di benefici diversi dal permesso premio: questo vorrà dire che presto arriveranno altre pronunce su questi temi e dovremo essere preparati”. Sono queste le parole del consigliere togato, Sebastiano Ardita, presidente della commissione del Csm che si occupa di sorveglianza e di esecuzione penale, audito dalla Commissione parlamentare Antimafia sul regime dell’articolo 4-bis dell'ordinamento penitenziario e le conseguenze derivanti dalla sentenza n. 253 del 2019 della Corte Costituzionale. Ardita ha osservato come la motivazione della Consulta tiene conto delle finalità della prevenzione antimafia e sembra “limitare” molto i casi in cui, pur senza collaborare con la giustizia, si possa ottenere un permesso e dunque "allo stato non vi sarebbe alcun allarme". Ma vi è "il rischio - ha aggiunto il magistrato - che la generale tendenza a superare le rigidità della legislazione antimafia venga intesa come un cedimento o una vittoria della Mafia, con riflessi sulle dinamiche interne dell'organizzazione che sono in continua evoluzione".
Secondo il togato "Cosa nostra, in quanto istituzione capovolta, ha un governo che gode di una fiducia interna alla Mafia ed interpreta ogni evento favorevole come una debolezza dello Stato. La storia del 'governo regionale della Mafia' passa anche da un protagonista di queste vicende perché uno dei ricorsi è di Sebastiano Cannizzaro, ritenuto dalle sentenze fedele alla famiglia Ercolano-Santapaola e al suo modello mafioso. Si tratta dell'uomo che, nella ricostruzione dei collaboratori, ha impedito che Cosa nostra catanese passasse in mano a Santo Mazzei ed ai Corleonesi, favorendo così un nuovo equilibrio mafioso regionale retto dall'alleanza Provenzano-Aglieri-Santapaola-Madonia. - ha continuato - Adesso, con un'intervista che lo stesso ha rilasciato su un giornale nazionale, sembra volere affermare la vittoria di quella linea, sommersa e ammiccante verso lo Stato, che ha contribuito a rafforzare".
In conclusione, Sebastiano Ardita ha spiegato che le istituzioni politiche "troppo spesso hanno preferito la strategia del contenimento, che si è spinta fino alla trattativa tra Stato e Mafia, rinunciando all'annientamento del fenomeno mafioso, che oggi appare tanto auspicabile quanto distante dall'essere concretamente adottata. Occorre dare un segnale forte e chiaro rispetto alla logica pericolosa ed inquinante di Cosa nostra catanese, che sembra voler gestire questi eventi come segnali di stabilità e di forza, e come i risultati della strategia dell'infiltrazione e dell'inabissamento".

Foto © Imagoeconomica

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