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Gratteri e Nicaso raccontano ''La rete degli invisibili'' a Roma

di Davide de Bari - Foto
Il magistrato e il professore alla prima del loro ultimo libro che parla della ‘Ndrangheta “invisibile”

La ‘Ndrangheta sta cambiando passo, preferisce utilizzare la corruzione alla violenza. I boss hanno un nuovo volto, molto diverso da quelli del passato con la coppola e la lupara. La ‘Ndrangheta si è anche aperta alle frontiere della progressione tecnologica ed è riuscita a tessere rapporti sempre più forti con il narcotraffico, con i centri di potere economico, politico e finanziario, con la massoneria deviata, con il “deep web” e con i social network. Un’organizzazione sempre più “sommersa” e “invisibile”. Di questo ed altro parla il libro “La rete degli invisibili” (ed. Mondadori) scritto a quattro mani dal procuratore capo della Dda di Catanzaro Nicola Gratteri ed Antonio Nicaso, docente universitario che da trent'anni studia il fenomeno. In questo ultimo libro gli autori hanno cercato di raccontare non solo il volto dei nuovi boss, ma di tracciarne anche il loro nuovo profilo psicologico. “Abbiamo deciso di scrivere questo libro in quanto abbiamo visto un processo di accelerazione. La ‘Ndrangheta non è mai stata statica ma si è mossa man mano con il progresso della società. - ha spiegato il magistrato ieri alla prima presentazione del libro a Roma alla libreria Mondadori Bookstore - Senza il consenso sociale non sarebbe quella che è oggi in quanto noi la nutriamo”. Questo processo è stato possibile perché “la politica è indietreggiata negli ultimi 20 anni. La ‘Ndrangheta ha dato risposte mentre la politica no in quanto è presente sul territorio solo quando ci sono le elezioni”. Dalle indagini del magistrato si evince che nella cattura dei boss latitanti “prima si nascondevano sotto terra senza Tv e internet, senza nulla, mentre oggi se non ci sono quelle comodità non si riesce a vivere - ha proseguito - Dunque, quello che si rileva è che oggi c’è una debolezza dal punto di vista psicologico visto che i boss sono poi depressi. Inoltre questa accelerazione ha visto che prima gli ‘ndranghetisti erano ricchi ma vivevano da poveri invece oggi vanno a fare show, facendo cose impensabili, creando allarme sociale”.
Il libro ha come obbiettivo quello di “fotografare la ‘Ndrangheta del 2019 per capire dove sta andando - ha spiegato Gratteri - non solo sul piano degli affari, ma anche studiare la filosofia criminale e psichiatrica della ‘Ndrangheta”. Un altro aspetto che affronta il libro è quello legato alla presenza di ‘ndranghetisti omosessuali, che vanno in conflitto con quei valori che l’uomo di ‘Ndrangheta deve rappresentare. “Abbiamo scritto un capitolo sulla questione, riportando dei pezzi di dichiarazioni - ha spiegato il procuratore di Catanzaro - le polemiche sono strumentali. Con la scrittura di questo libro abbiamo voluto contribuire alla costituzione della storia della ‘Ndrangheta e non possiamo non raccontare certi argomenti e storie. Ci sono nostri corregionali a cui non piacciono le cose che scriviamo”. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino quando erano in vita hanno sempre perso e poi una volta morti sono diventati degli eroi per quelli che in vita sono andati contro di loro. - ha aggiunto il magistrato - Quando stringevano la mano a Falcone dopo se la pulivano, oggi i morti non possono parlare. Se noi oggi avessimo un legislatore con un forte potere politico e libero di poter creare un sistema giudiziario forte arriveremo a eliminare dell’80% le mafie, ma dobbiamo parlare di convenienza”.


“La ‘Ndrangheta funzionale alle logiche di potere”

L’altro autore del libro Antonio Nicaso, invece, ha parlato della funzionalità della ‘Ndrangheta e della sua sottovalutazione: “La ‘Ndrangheta veniva considerata un fenomeno della classe pericolosa, diventa forza armata dei poteri economici e politici in quanto è sempre stata funzionale alle logiche di potere. Per questo motivo è stata sottovalutata in quanto immaginiamo i boss come fossero dei pastori impegnati nei sequestri”. Oggi la ‘Ndrangheta è presente in tutto il globo. “Sono stato in Africa, nelle Isole Caraibiche, Russia ed Ucraina e ho sempre visto la presenza della ‘Ndrangheta. - ha detto Nicaso - Ad esempio in Africa utilizza i diamanti per acquistare la cocaina e riesce ad acquistare il coltan in cambio di armi e lo cede ai broker delle multinazionali. Nei paesi dei Caraibi hanno investito enormi quantità di denaro, in quanto non spara più ma corrompe per poter investire con facilità i soldi della droga e riciclare denaro sporco. Stessa cosa accade nei paesi dell’Est Europa dove la ‘Ndrangheta va a costituire società per intercettare fondi dell’Ue con l’utilizzo di persone incensurate”. Il professore ha poi spiegato che la ‘Ndrangheta 2.0, addirittura, per pagare la droga si avvale delle cripto valute: “Nell’operazione Pollino c’è un boss che dice di poter pagare i bitcoins, in un’altra circostanza uno dice di volerne investire - ha detto - Quando vediamo le organizzazioni criminali dovremmo pensare a delle persone che sono riuscite a sopravvivere grazie a dei professionisti”. E' su questo punto che poi Nicaso ha parlato del ruolo dei paradisi bancari e fiscali: “I paradisi bancari sono ancora più importanti di quelli fiscali perché si va a investire nei territori dove non ci sono le leggi antimafia. Solo in Italia abbiamo il reato di associazione mafiosa, mentre negli altri paesi non c'è e addirittura è difficile sequestrare i beni. - ha proseguito - A questo si aggiunge il fatto che la politica non ha interesse di voler combattere una mafia non violenta perché è minacciata solo quando spara. Dunque la corruzione riesce ad affermarsi e decide di utilizzare la violenza solo se serve. La forza delle mafie è direttamente proporzionale alle debolezze del popolo”.

Il successo delle mafie e il ruolo della donna
Secondo Nicaso le mafie che hanno successo sono quelle che “riescono a coniugarsi con l’innovazione e la ‘Ndrangheta è una di queste. La Camorra in passato era riuscita a darsi per prima uno statuto rispetto alle altre - ha continuato - Noi non avendo studiato e analizzato, non riusciremo a capire la loro evoluzione”. Il professore ha anche parlato delle attuali crepe e le trasformazioni che la ‘Ndrangheta sta subendo: donne costrette a sposarsi con ‘ndranghetisti che poi decidono di collaborare per amore dei figli e per la grave privazione di libertà. “L’idea di famiglia ‘ndraghetista significa sovrapporre gli interessi mafiosi con quelli biologici in quanto è funzionale alle logiche di potere perché le donne sono fondamentali nelle faide e nell’incitamento dell’uomo a reagire - ha spiegato - Però se viene colpito il limite della maternità allora loro reagiscono in modo felino. Bisogna immaginare delle donne che non hanno la possibilità di innamorarsi. - ha concluso - Quindi se le donne si ribellano riescono a rompere quel legame. Oggi le donne di ‘Ndrangheta stanno uscendo timidamente ma con sempre più forza per rivendicare la libertà di amare".

Foto © ACFB

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