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La Corte Ue e l'ergastolo ostativo: a rischio anche il 41 bis

Di Matteo al Fatto Quotidiano: "Se eliminato possibile riaffermazione simbolica del potere dei boss”
di Aaron Pettinari
La Corte europea dei diritti dell'uomo dovrà pronunciarsi tra due giorni

La prossima settimana la Corte europea dei diritti dell'uomo tornerà ad occuparsi della giustizia italiana esprimendo il proprio parere sull'ergastolo ostativo con il rischio di entrare a gamba tesa su un sistema che ha caratterizzato la storia di mafia, antimafia ed anti terrorismo negli ultimi ventisette anni. L'allarme è stato lanciato nei giorni scorsi dal Guardasigilli Alfonso Bonafede, a seguito dell'incontro avuto con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio alla Farnesina. Ma procediamo con ordine.

Il caso Viola
La vicenda è semplice: lo scorso 13 giugno 2019 la Cedu (solo un giudice ha votato in maniera contraria) si è espressa in maniera favorevole sul ricorso presentato da un boss mafioso, Marcello Viola (capo di una 'ndrina calabrese di Taurianuova, condannato a quattro ergastoli per omicidi plurimi, occultamento di cadavere, sequestro di persona e detenzione di armi), dando torto allo Stato Italiano. Nella sentenza si censura come “trattamento inumano e degradante” l’istituto giuridico del cosiddetto “ergastolo ostativo” che in Italia viene applicato a soggetti accusati di reati di particolare gravità, quelli di mafia, terrorismo, traffico di droga, pedopornografia e prostituzione minorile, ed è destinato a coincidere, nella sua durata, con l'intera vita del condannato (infatti si usa spesso la terminologia "fine pena mai") e di fatto esclude dai benefici penitenziari (lavoro fuori dal carcere, permessi premio, misure alternative alla detenzione). In totale sono 957 le persone soggette al provvedimento.
Per anni si è dibattuto se l'ergastolo ostativo sia o meno incostituzionale in quanto secondo diversi addetti ai lavori contesterebbe col principio della rieducazione della pena. Negli anni la Consulta si è più volte pronunciata sul tema ribadendone invece la costituzionalità ma aprendo la strada a un suo 'ammorbidimento' tanto che vi sono stati casi di soggetti che hanno anche ottenuto la liberazione condizionale grazie anche ad un percorso rieducativo virtuoso. I condannati, infatti, devono dimostrare di essersi incamminati sulla strada della riabilitazione, tagliando i ponti con l’ambiente criminale e collaborando con la giustizia.
Adesso, però, la Cedu rischia di far saltare il banco e per questo il Governo italiano ha presentato ricorso alla Grande Camera (una sorta di Cassazione della Corte europea) ricordando che il fenomeno mafioso sia la principale minaccia alla sicurezza non solo italiana, ma europea e internazionale, e sottolinea che l'ergastolo ostativo è stato dichiarato più volte conforme ai principi costituzionali dalla Consulta. Ma la vicenda è apertissima.
Infatti prima di accedere all'organo Europeo un collegio di cinque giudici dovrà valutare l'ammissibilità del ricorso ed il collegio si riunirà lunedì.

Di Matteo: “Attenuazione dell’ergastolo e 41 bis sempre cercati dai boss"
Sui rischi dell'eliminazione dell'ergastolo ostativo è intervenuto oggi anche il sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo, intervistato da "Il Fatto Quotidiano". Il magistrato, che a lungo si è occupato di stragi ed ha condotto il processo sulla trattativa Stato-mafia, ha ricordato come un atto del genere potrebbe "far realizzare alle organizzazioni mafiose un obiettivo per loro fondamentale", e sarebbe "un passo indietro complessivo nel sistema di contrasto alle organizzazioni criminali". "Chi conosce storicamente Cosa Nostra - ha ricordato Di Matteo - sa bene che l'unica vera preoccupazione per i mafiosi è proprio l'ergastolo, inteso come effettiva reclusione senza alcuna possibilità di accedere ai benefici". Un'azione costante che è stata attuata sin dai tempi del maxi processo: "Cosa Nostra cercò con i suoi agganci politici di aggiustare il maxi-processo arrivato in Cassazione all’inizio degli anni 90. (...) Da allora in poi l'abrogazione dell'ergastolo o comunque l'attenuazione attraverso la concessione di benefici è uno degli scopi criminali più alti delle organizzazioni mafiose. Ne abbiamo avuto prova in molti processi (...) La stagione delle stragi ’92-’93, la minaccia allo Stato, la trattativa Stato-mafia sono stati tutti modi per eliminare anche gli effetti dell’ergastolo e del carcere duro, il 41-bis, per i mafiosi davvero insopportabili".
Non a caso "attenuazione dell'ergastolo e 41-bis - ha proseguito il magistrato palermitano - come provato da dichiarazioni concordanti di collaboratori di giustizia e da intercettazioni erano i punti principali del cosiddetto 'papello' di richieste che Totò Riina fece avere allo Stato subito dopo la strage di Capaci". Strategia proseguita anche in tempi recenti. "Attenuare la portata dell'ergastolo costituisce un chiodo fisso nei vertici dell'organizzazione" ha proseguito Di Matteo ricordando anche le intercettazioni dei capi mafia detenuti all'ergastolo e al 41 bis come Giuseppe Graviano.
Nella sua analisi il pm della trattativa Stato-Mafia si è detto convinto che "molti boss stragisti condannati definitivamente all’ergastolo non hanno preso la decisione di collaborare con la giustizia proprio perché in fondo ancora sperano che in un modo o nell’altro ci sia l’eliminazione degli effetti dell’ergastolo ostativo e che possano un giorno anche loro accedere ai benefici carcerari". Con l'eliminazione dell'ergastolo ostativo, per il sostituto procuratore nazionale antimafia, salirebbe il rischio "che i capimafia ergastolani continuino a comandare e sarebbe un segnale di possibile riaffermazione anche simbolica del loro potere"."Da magistrato che per decenni si è occupato delle vicende stragiste e che ha il dovere di ricordare le loro vittime e i motivi che hanno scatenato la mano di Cosa Nostra - ha concluso - spero che l’efficacia dell’ergastolo non venga vanificata da decisioni che inconsapevolmente rischiano di far realizzare alle organizzazioni mafiose un obiettivo per loro fondamentale. Se ciò si verificasse, si realizzerebbe un passo indietro complessivo nel sistema di contrasto alle organizzazioni criminali".

Quella storia che l'Europa ignora
Intanto i primi effetti della sentenza di giugno si sono già avuti con altri 12 condannati che hanno già depositato il loro ricorso, simile a quello di Viola, davanti alla Corte europea. Ed altri 250 ergastolani hanno presentato ricorso al Comitato delle Nazioni Unite.
E ancora più devastanti gli effetti potranno essere se la Grande Camera respingerà il ricorso del Governo non solo per i danni da risarcire a tutti coloro che ne faranno richiesta ma, soprattutto, per dover riformare un istituto fondamentale nel contrasto alle organizzazioni criminali. E di riflesso si dovrà intervenire anche sul 41 bis, che già in passato è stato sottoposto a critiche pesanti dalla Corte di Strasburgo.
Forse sarebbe opportuno che la Corte Ue, prima di criticare misure come l'ergastolo o il 41 bis leggesse le dichiarazioni di magistrati come Paolo Borsellino, che nel lontano novembre 1984 interveniva proprio sulla necessità di evitare la continuità dei rapporti tra gli esponenti carcerati e quelli a piede libero. "Recenti ed imponenti acquisizioni probatorie dimostrano inequivocabilmente che la detenzione dell’imputato di reati di mafia non interrompe né sospende il vincolo associativo né sostanzialmente impedisce al detenuto di concorrere alla consumazione di gravi reati all’esterno degli stabilimenti carcerari con istigazioni, sollecitazioni, consigli ed altre similari attività - diceva allora Borsellino - All’interno degli stabilimenti inoltre le gerarchie mafiose si ricostituiscono automaticamente senza soluzione di continuità con gli organigrammi e le organizzazioni esterne, cagionando sovente il sovrapporsi di occulte autorità intramurarie al personale di custodia statale, espropriato in gran parte dei suoi poteri”.
Offrire una "sponda di libertà" senza alcun tipo di collaborazione con la giustizia a ventisette anni dalle stragi è un regalo inconcepibile. Oltre che un'offesa al sacrificio dei tanti martiri del nostro Paese. Ma all'Ue, forse, questo non interessa.
Del resto nonostante le mafie siano sempre più globalizzate e fatturino migliaia di milioni di euro, si è ancora lontani anni luce ad avere un unico Ordinamento Giuridico Europeo che uniformi la lotta contro le stesse organizzazioni criminali (basti pensare che il reato di Associazione Mafiosa non è riconosciuto negli altri Paesi). Con questi presupposti non stupiamoci se i boss torneranno a brindare.

Foto © Imagoeconomica

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