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Strage Bologna: l'interruttore rinvenuto ai Prati di Caprara non è quello dell'ordigno

di AMDuemila
Parti civili chiedono di sentire l'ex estremista di destra Vincenzo Vinciguerra e la Corte chiede a Csm audizioni secretate giudice Amato

Il presidente della Corte d’Assise di Bologna Michele Leoni, che sta processando l’ex Nar Gilberto Cavallini per concorso nella strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, ha annunciato che la Corte “dispone l’acquisizione, dal Csm, dei verbali delle audizioni di Mario Amato, comprese le parti secretate”. Amato era il pm di Roma titolare dell'inchiesta che indagava sull'estremismo di destra, e che venne assassinato proprio da Cavallini il 23 giugno 1980. La notizia è stata accolta con “sorpresa” dall’avvocato di parte civile Andrea Speranzoni che l’ha definita “importantissima” ai fine di indagine. Il magistrato, infatti, "fu lasciato all'epoca, in totale isolamento nella Procura di Roma, e questo squarcio di verità, legato anche alle importanti somme di denaro finite sul conto di Flavia Sbrojavacca (all'epoca compagna di Cavallini, ndr) due giorni dopo l'omicidio, diventa ulteriormente importante". Questo, ha concluso il legale, da un lato perchè "l'omicidio Amato si salda alla strage di Bologna", e dall'altro perchè il pm freddato dai Nar "aveva ereditato le indagini di Vittorio Occorsio che riguardavano non solo l'eversione di destra e il neofascista Pierluigi Concutelli, ma avevano posto al centro, nel 1975, anche un signore che si chiama Licio Gelli".
Sempre stamattina nel corso dell’udienza si è appreso che l’interruttore rinvenuto tra le macerie ai Prati di Caprara, che si ipotizzava potesse essere quello utilizzato nella bomba esplosa alla stazione di Bologna, non avrebbe in realtà fatto parte dell'ordigno. L’interruttore "non è di ghisa, come ipotizzato in un primo momento, ma di alluminio, come abbiamo saputo il 5 settembre”, ha spiegato Paolo Zacchei della Polizia Scientifica, uno dei consulenti della Procura bolognese nell'ambito della perizia chimico-esplosivistica affidata dalla Corte all'esperto Danilo Coppe. Quindi, ha aggiunto Zacchei, "se fosse stato vicino alla bomba si sarebbe fuso", mentre invece l'oggetto trovato ai Prati di Caprara è soltanto deformato, ma ovviamente non si è fuso. Ad ogni modo, pur vedendo confermate "le perplessità che ho sempre avuto sull'interruttore", il perito ha raccomandato di "attendere la fine delle analisi" in corso sull'oggetto, per cui Coppe ha ottenuto una proroga fino al 15 ottobre, "prima di trarre delle conclusioni". Anche alla luce di questa notizia l’avvocato di parte civile Speranzoni si è detto soddisfatto in quanto ”da un lato escludono quello che si era ipotizzato potesse essere un meccanismo di innesco riconducibile all'ordigno trasportato da Christa Margot Frohlich (terrorista tedesca appartenente al gruppo di Ilich Ramirez Sanchez, meglio noto come Carlos, ndr)" al momento del suo arresto nel 1982, e dall'altro identificano "i tipi di esplosivo usati a Bologna come non riconducibili alla stessa matrice" di quelli usati da Carlos. Un risultato che escluderebbe ancora di più la pista palestinese, una delle piste alternative a quella neofascista sulla strage alla stazione di Bologna.
L’avvocato Adrea Speranzoni ha inoltre chiesto di far testimoniare a processo a carico di Cavallini l'ex estremista di destra Vincenzo Vinciguerra.
Tra i motivi per cui è stata chiesta la convocazione di Vinciguerra, ha spiegato il legale, c'è il fatto che “è stato legato a Ordine nuovo e Avanguardia nazionale e ha conosciuto Piero Battiston, la persona che prese in consegna Cavallini al momento della sua evasione e lo 'passò’ a Massimiliano Fachini, che lo inserì nel gruppo di Treviso di Ordine Nuovo da Roberto Raho". Inoltre, ha aggiunto l’avvocato di parte civile, "abbiamo interesse a sentirlo anche perchè Vinciguerra ha disvelato più volte i rapporti tra eversione di destra e uomini della P2 all'interno delle istituzioni e dei Carabinieri, a partire dal depistaggio sulla strage di Peteano, di cui fu esecutore materiale", senza contare che "ha toccato, anche in interviste recenti, argomenti che abbracciano il tema dei rapporti tra i Nar e Terza posizione". Andrea Speranzoni ha anche depositato una memoria che fornisce elementi, ricavati dall'agenda di Cavallini, su Sergio Picciafuoco e su Paolo Bellini. Ora sarà la Corte a decidere, durante la prossima udienza il 9 ottobre, sull'ammissibilità della memoria e sull'eventuale testimonianza di Vinciguerra, a cui la Procura e i difensori di Cavallini si sono opposti definendola "irrilevante e non attinente al processo". Se la richiesta dei legali di parte civile sarà accolta, Vinciguerra sarà sentito il 16 ottobre.

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