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Back Sei qui: Home Primo Piano OPINIONI Attualità Per Borrometi era pronto un attentato e oggi tentano di screditarlo

Per Borrometi era pronto un attentato e oggi tentano di screditarlo

borrometi testo vizzini attentatodi Sandro Ruotolo
Per Paolo Borrometi, come mostriamo nel documento che potete leggere, era pronto un attentato con un’autobomba che venne scoperto il 10 aprile dell’anno scorso dalla Polizia, dai Magistrati della Procura di Catania e, infine, dal Gip del Tribunale di Catania.
Oggi c’è qualcuno, un giornalista di Siracusa, che sta tentando di screditarlo.
Noi, lo vogliamo dire chiaramente, siamo con Paolo.
E dimostriamo, carte alla mano, il pericoloso tentativo ai danni di Borrometi.
Negli ultimi tre giorni questo giornalista ha scritto che il nonno di Borrometi fosse un usuraio e, successivamente, che Paolo sia gay. Infine che l’attentato fosse una bufala.
Al fine di fare chiarezza rendiamo pubbliche le intercettazioni dei boss di Pachino e le parole del Gip di Catania, affinché possiate Voi valutare.
Il Giudice per le Indagini preliminari scrive (potete leggerlo nel documento allegato):
“Le intercettazioni evidenziavano la condivisione di propositi criminali tra VIZZINI Giuseppe e Giuliano Salvatore nonchè il comune interesse alla difesa della ‘reputazione’.
 Così (…) a VIZZINI Giuseppe che ingiuriava il giornalista d’inchiesta Borrometi del giornale online ‘La Spia’, il Giuliano consigliava di farlo ammazzare”.
E poi ancora: “BORROMETI, ormai, viene qua e vi dice cosa dovete fare! PICCA N’AVI (cioè letteralmente “Borrometi poco ne ha di vivere”).
Ed infine, scrive sempre il Giudice:
“VIZZINI Giuseppe commentava con i figli le parole di Salvatore Giuliano il quale, forte dei suoi legami con i Cappello di Catania, per eliminare lo scomodo giornalista stava per organizzare un’eclatante azione omicidiaria”.
“Dobbiamo colpire a quello. Bum, a terra. Devi colpire a questo, bum, a terra. E qua c’è un ioufocu (un fuoco d’artificio – ndr). Come era negli anni Novanta, in cui non si poteva camminare neanche a piedi”. I boss di Pachino sono dei pericolosi nostalgici. Il figlio di Giuseppe, Simone, rilanciava: “Così, si dovrebbe fare”. E ancora Giuseppe: “Lo sai che ti dico? Ogni tanto un murticeddu (un morto, ndr) vedi che serve… per dare una calmata a tutti. Un murticeddu, c’è bisogno, così si darebbero una calmata tutti gli sbarbatelli”.
Quel murticeddu, per i Giudici e per gli inquirenti, doveva essere Paolo ed i ragazzi della sua scorta. Questa è la verità.
Per la cronaca, Giuliano è un capomafia già condannato per mafia e svariati altri reati. Vizzini è il suo braccio destro, già condannato per aver messo una bomba sotto la macchina di una bravissima avvocatessa, Adriana Quattropani.
Sempre per la cronaca, Paolo vive sotto scorta da cinque anni, ovvero dopo che venne aggredito fisicamente (da allora vive con una menomazione alla spalla) e dopo il tentativo di dar fuoco a casa sua. In questi anni ha subìto centinaia di minacce.
Sia ben chiaro: io, come Paolo, alla scorta ci rinunceremmo ben volentieri se ci dicessero che non corriamo più pericoli. E sempre per la cronaca, Paolo ha in corso ben 15 processi in cui è parte offesa, alcuni già conclusi sia in primo che in secondo grado con le condanne di chi lo voleva morto fra le province di Ragusa e Siracusa.
(14 agosto 2019)

Tratto da: liberainformazione.org

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