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Salvatore Borsellino e Agende Rosse a Claudio Fava: ''Chiediamo risposte, non iniziative pretestuose''

di Salvatore Borsellino ed il Movimento delle Agende Rosse
Apprendiamo, dall’articolo dell’edizione Messinese di un giornale online (di cui è rimasto anonimo l’autore), la notizia secondo cui il Presidente della Commissione regionale antimafia siciliana Claudio Fava avrebbe inoltrato una lettera all’Ordine degli avvocati di Messina per segnalare e “cristallizzare” l’intervento pubblico del nostro Avvocato, Fabio Repici, avvenuto in occasione del ventisettesimo anniversario della strage di via d’Amelio. L’articolo, riprendendo la lettera inviata dal Presidente Fava alla testata ANTIMAFIADuemila, sottolinea come l’On. Fava si sia detto “addolorato dal fatto che nessuno tra presenti e organizzatori e la stessa testata abbiano sentito il bisogno di prendere le distanze da argomentazioni così oltraggiose e deliranti”.

Ammettiamo la sorpresa che ci colse, settimane fa, alla lettura di quella infelice lettera, per la nostra esclusione dai destinatari delle doglianze del Presidente Fava, vista la qualifica di unici organizzatori del dibattito all’interno del quale il nostro avvocato è intervenuto. Del resto è la seconda volta che il Presidente Fava ci esclude. La prima è rappresentata proprio dal motivo dell’intervento dell’avvocato Repici, dal quale, sia chiaro, non solo non prendiamo le distanze, ma che ci sentiamo di sottoscrivere nella sua totalità. La sintesi della parte di intervento di Repici a cui Fava si riferisce è racchiusa nelle domande che il direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni ha posto allo stesso Fava rispondendo alla sua missiva, domande che facciamo nostre:

1) Perché, durante il lavoro d’indagine svolto (sulle inchieste relative alla strage di via d’Amelio, ndr) dall’Istituto che il Presidente Fava rappresenta, non è stato convocato Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, ucciso il 19 luglio 1992 assieme agli agenti della scorta? Non è anche lui un familiare che poteva dare un notevole contributo all’analisi conclusiva effettuata nella relazione finale già pubblicata?
2) Sulla collaborazione nella Commissione regionale antimafia di Vittorio Bertone, figlio del Procuratore Capo di Caltanissetta, senza dubbio uno stimato professionista come sostenuto dallo stesso Fava, non si vede il conflitto di interesse nel momento in cui ci si occupa di inchieste condotte dalla Procura di Caltanissetta?

La sorpresa è diventata poi sconcerto e amarezza quando abbiamo letto dell’azione del Presidente Fava, il quale, evitando di rispondere nel merito alla replica del nostro avvocato e alle domande del direttore di ANTIMAFIADuemila, ha preferito agire, chiamando in causa l’Ordine degli avvocati, contro un professionista serio e stimato quale è il nostro legale.
Sono risaputi i casi estremamente delicati di cui si sta occupando l’avvocato Fabio Repici; solo per citarne alcuni: l’omicidio di Beppe Alfano, l’omicidio di Antonino Agostino e Ida Castelluccio, il depistaggio delle indagini sulla strage di Via D’Amelio, l’omicidio di Attilio Manca, l’omicidio di Bruno Caccia e l’omicidio di Umberto Mormile.
Auspichiamo, quindi, che gli sforzi del Presidente Fava e della Commissione Antimafia Siciliana in futuro siano indirizzati, in particolare, a fare luce su quelle zone d’ombra che ancora permangono su tanti delitti eccellenti che hanno come comun denominatore l’area di Barcellona Pozzo di Gotto.
Riteniamo che il chiamare in causa l’Avv. Repici davanti all’ordine degli Avvocati contribuirà ad aumentare l’isolamento di chi, giorno dopo giorno, cerca con sforzi immani di arrivare alla verità sui mandanti di questi delitti e sui depistaggi di Stato che hanno caratterizzato senza soluzione di continuità le indagini su tali crimini. Ricordiamo anche che l’Avv. Repici è stato destinatario, nell’ottobre 2013, durante un’udienza processuale, di pesanti minacce da parte di Rosario Pio Cattafi.

Al Presidente chiediamo, inoltre, un’ulteriore riflessione su un’altra domanda, rimasta senza risposta, che l’Avv. Repici ha posto sempre nell’intervento del 19 luglio 2019: “In questo momento, a gestire collaboratori di giustizia e testimoni di giustizia, sotto l’egida del sottosegretario Luigi Gaetti che è l’uomo del Governo che ha avuto la delega per la lotta alla mafia, è un fedelissimo collaboratore di Bruno Contrada del 1992, il dott. Giuseppe De Salvo. Mi chiedo e chiedo a voi: è ammissibile, si può concepire, si può tollerare oggi, qui in Via D’Amelio, mentre ricordiamo Paolo Borsellino, che l’ombra di Contrada ancora oggi sia al Viminale a gestire la vita e, se del caso, la morte di testimoni e di collaboratori di giustizia?

Da parte nostra, non possiamo che rinnovare la nostra stima all’Avv. Fabio Repici per tutto ciò che il suo difficile lavoro ha determinato, sia in termini di conoscenza che di risultati ottenuti, nei dibattimenti già conclusi oppure tuttora in corso su alcuni degli omicidi e delle stragi più efferati d’Italia e gli siamo grati per aver portato all’attenzione dell’opinione pubblica dei fatti che, nel silenzio generale, gli organi di stampa non hanno mai pubblicamente sottolineato.

Tratto da: 19luglio1992.com

Foto © Our Voice

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