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Nino Di Matteo si candida al Csm nella corrente di Davigo e Ardita

di AMDuemila
In un’intervista a "Il Fatto Quotidiano" conferma il sì alla proposta di Autonomia&Indipendenza

In questo momento l’urgenza è che la magistratura sana trovi la forza di ricompattarsi, soprattutto per respingere il desiderio di una parte significativa del potere - non solo politico - di approfittare dell’attuale discredito generalizzato per ridimensionarne di fatto l’autonomia”. Sono autorevoli le parole scelte dal sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo per annunciare la propria volontà di accettare la proposta di Autonomia&Indipendenza, la corrente fondata da Piercamillo Davigo, di concorrere, seppur da indipendente, alle elezioni suppletive del Csm che si svolgeranno il 6 e il 7 ottobre prossimi, necessarie dopo le dimissioni di Luigi Spina (Unicost) e Antonio Lepre (Mi) dopo gli scandali emersi nell'inchiesta di Perugia sull’ex presidente dell’Anm Luca Palamara accusato di corruzione.
Ho deciso di accettare l’invito con la speranza e l’entusiasmo di dare un contributo alla spallata definitiva a un sistema non più tollerabile - ha detto lo stesso sostituto procuratore nazionale antimafia intervistato da “Il Fatto Quotidiano" - le correnti sono diventate cordate di potere non solo interne, ma anche esterne alla magistratura e condizionano la carriera, e talvolta il lavoro quotidiano del magistrato”. Secondo il magistrato la “nuova impronta” impressa alla consiliatura dai colleghi Davigo e Ardita, quella di rivolgersi come gruppo a componenti esterni e canditati non iscritti (come Di Matteo), “rappresenta la strada maestra: l’accesso agli organi di autogoverno così come a quello dei ruoli direttivi dell’Associazione nazionale magistrati non possono essere condizionati dal criterio dell’appartenenza a correnti”. Il pm, che da anni si occupa di indagini su mafia e stragi e che ha fatto parte del pool che ha condotto il processo di primo grado sulla Trattativa Stato-mafia, non si è sottratto al commento sul "terremoto" che ancora sta scuotendo i palazzi della magistratura italiana con l’ultimo scandalo emerso.

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In foto il Plenum del CSM © Imagoeconomica


È ipocrita e inaccettabile la sorpresa di chi, rispetto a quanto emerge dalla intercettazioni di Perugia, finge di cadere dalle nuvole. - ha chiosato Di Matteo - La degenerazione del sistema di autogoverno, il collateralismo politico, il carrierismo, la burocratizzazione, la pericolosa gerarchizzazione degli uffici in Procura, rappresentano un cancro che da molti anni cammina veloce all’interno di un corpo che non ha reagito. - ha spiegato il sostituto procuratore antimafia - Troppe volte sono stati premiati magistrati che nella loro attività hanno tenuto conto di criteri di opportunità politica, e invece isolati magistrati che hanno cercato di lavorare seguendo solo la logica del dovere. Se sarò eletto, - ha aggiunto - mi impegnerò per provare a invertire la rotta: non possiamo cedere alla rassegnazione. Mai come oggi il Paese e i cittadini, soprattutto i più esposti agli abusi del potere, hanno bisogno di una magistratura che recuperi forza, autorevolezza e indipendenza”. Rendere tutto ciò possibile non è un’utopia secondo il magistrato, “non ci sono solo queste pagine squallide nella nostra magistratura… Ci sono moltissimi magistrati che, in silenzio, ogni giorno, lavorano con dedizione e sacrificio”.
Di Matteo ha evidenziato il lavoro di magistrati coraggiosi che nel corso della storia hanno trovato la forza di frapporsi all’illegalità non solo contro mafia e terrorismo ma anche contro le alte sfere del potere (non a caso ha ricordato processi come quello Andreotti e quello contro l’ex senatore Marcello Dell’Utri) ma ha anche sottolineato la necessità di avviare una lotta affinché "non si verifichi più che i magistrati non allineati, e sono tanti, vengano mortificati nelle loro legittime aspirazioni di carriera e abbandonati quando con le loro inchieste disturbano il potere". "Questo è il contributo che ciascuno dei membri del Csm dovrà dare - ha aggiunto - Ora o mai più: è necessario dare un segnale di forte discontinuità. Il ruolo della magistratura è insostituibile, e sento in questo momento, da tante parti, la necessità di riformare la legislazione in materia”.
In conclusione di intervista Di Matteo ha anche detto la sua sulla riforma per le nomine dei magistrati al Csm e sulla proposta, paventata da molti, di procedere tramite il sorteggio. Una proposta che dice chiaramente di non condividere: "Allo stato è incostituzionale. A me sembra poi devastante, istituzionalmente e culturalmente, che passi il messaggio che chi quotidianamente amministra la giustizia non sia in grado di scegliere i suoi rappresentanti. Quelle che io definisco 'deviazioni clientelari' non si curano solo con espedienti legislativi. Siamo di fronte ad un problema più alto, di etica e dignità professionale: quella che dobbiamo recuperare”.

Foto di copertina il Palazzo dei Marescialli, sede del Csm © Imagoeconomica

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