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Quarantuno anni dopo le ''idee di Peppino Impastato sono più vive che mai''

di Aaron Pettinari - Foto e Video
Migliaia in corteo a Cinisi per ricordare

"Oggi qui ci sono tanti giovani che quando è morto Peppino non erano nati. Sono loro il presente e non solo il futuro che saprà raccogliere il testimone delle sue battaglie. Sono loro la dimostrazione che le idee di Peppino sono più vive che mai". E' la voce di Luisa Impastato a risuonare forte dal balcone di Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato e lo fa proprio rivolgendosi ai tanti giovani presenti lungo il corso di Cinisi. Ragazzi giunti qui in rappresentanza delle proprie scuole da più parti d'Italia che hanno invaso le vie della città e della vicinissima Terrasini, dove aveva sede Radio Aut, la radio di controinformazione creata da Impastato ed i suoi compagni. Quarantuno anni dopo il 9 maggio 1978 si riparte dai giovani ed è stato proprio Giovanni Impastato, il fratello di Peppino, a sancire questo "passaggio del testimone" dando il microfono alla figlia e gridando "ora tocca a voi". A "colorare" il corteo cori, striscioni, bandiere, i tricolori dei sindaci e soprattutto i volti dei giovani. In mezzo a loro, oltre a Giovanni Impastato, i compagni di Peppino, il segretario della Cgil Maurizio Landini, i giornalisti Giulio Francese e Lirio Abbate, e familiari vittime della mafia come Vincenzo Agostino, Graziella Accetta (madre del piccolo Claudio Domino).


"Peppino è vivo e lotta insieme a noi. Le sue idee non moriranno mai", intonano dei ragazzi di Brescia. Altri chiedono a gran voce che la "mafia vada fuori dallo Stato". "Siamo qui per ricordare le idee di Peppino contro il sistema mafioso ma non solo - ha continuato Luisa Impastato - Ricordiamo Peppino ma anche mia nonna Felicia che ha deciso di non chiudersi dentro il proprio dolore, piangendo Peppino come la mafia avrebbe voluto, ma aprendo le portedi questa casa gridando i nome di suo figlio. Una mamma che ha lottato così come ha lottato Augusta Agostino, che diversamente non è riuscita a vedere condannati i responsabili della morte di Peppino. Oggi siamo qui per dimostrare quello che questa terra non accetta di piegarsi alle logiche mafiose ma che vuole portare avanti idee e valori di giustizia sociale, contro la sopraffazione e in difesa dei diritti. Una lotta antifascista".
Più volte, nel corso della manifestazione, è stato ricordato proprio lo spirito delle battaglie politiche di Peppino Impastato in contrasto con quelle ideologie fasciste che oggi stanno pericolosamente tornando.



Particolarmente duro l'intervento di Giovanni Impastato che ha più volte criticato il governo: "Noi dobbiamo combattere contro le persone che sono al Governo e che ci fanno credere che il problema sono i migranti, consegnando l'Italia ad affaristi, mafiosi e fascisti. La nostra storia si fonda sul pensiero di Gramsci, sul pensiero libero di Pasolini e Sciascia, sulle lotte partigiane, sui contadini che sono stati uccisi a Portella della Ginestra e sui sindacalisti uccisi dalla mafia con la complicità dello Stato". Sin dal mattino non erano mancate alcune polemiche con alcuni rappresentati del Movimento Cinque Stelle, la deputata regionale Roberta Schillaci e i parlamentari nazionali Piera Aiello e Mario Michele Giarrusso, fatti allontanare dal corteo.  “Quelle persone – ha detto alla fine del corteo Santino – non si erano mai fatte vedere qui, dunque si erano presentate solo per fare campagna elettorale. Spiace per Piera Aiello, la cui storia conosciamo tutti, ma loro sono al governo con i fascisti”.
Per il resto era stata una giornata di memoria e impegno. Al corteo di ieri hanno partecipato circa 10mila persone, secondo le stime fatte nella serata di ieri dallo stesso Giovanni Impastato. La manifestazione, partita dalla sede di Radio Aut a Terrasini, è arrivata davanti alla Casa memoria intitolata al militante di Democrazia proletaria e alla madre Felicia, morta nel 2004, due anni dopo la condanna all'ergastolo del boss Tano Badalamenti come mandante dell'omicidio.


Un altro concetto ribadito da più fronti è stato quello di "solidarietà", a cui si è appellato ieri Mimmo Lucano, il sindaco di Riace, ed oggi ha proseguito Maurizio Landini. Ugualmente è stata rafforzata l'importanza della presa di coscienza, della necessaria assunzione di responsabilità per un impegno che non sia solo lotta contro la mafia ma anche sociale, per i diritti di ognuno. Una lotta per la ricerca della verità e la pretesa della giustizia, senza dimenticare anche le nuove battaglie come quelle sul "clima". Successivamente hanno preso la parola anche Carlo Bommarito, storico compagno di Peppino e Presidente della Associazione Peppino Impastato ed il presidente del Centro Impastato, Umberto Santino.


Ancora una volta sono state ricordate le lotte compiute anche per far fronte a quei depistaggi che hanno contraddistinto le prime indagini sull'omicidio. "Questo è il Paese dei depistaggi. Se ci pensiamo, - ha affermato Landini - a partire da Portella della Ginestra siamo un Paese in cui ci sono stati depistaggi di ogni genere. Quello che sta succedendo in questi giorni in Italia dimostra come il livello di corruzione e di coinvolgimento della malavita organizzata in pezzi interi dell'economia reale sia un tema aperto e non risolto. Quindi la manifestazione di oggi non è solo di ricordo. Per quello che ci riguarda, è una manifestazione di chi si vuole battere davvero per cambiare il Paese. La lotta alle mafie si vince solo se anche la politica decide di rompere qualsiasi connivenza e di fare fino in fondo la propria parte".
Poi ha aggiunto: "Combattere la mafia significa prendere coscienza che essa non è solo un fatto criminale ma che essa esercita un potere anche attraverso il controllo del territorio. Un fenomeno che non appartiene solo a questa terra ma che si è diffuso in tutto il Paese". Una lotta per la democrazia che oggi non può essere più ignorata. La manifstazione è proseguita con il concerto a cui hanno partecipato  Antonio Di Martino, Corrado Fortuna, La Rappresentante di lista, Chris Obhei, Roy Paci, Christian Picciotto, Igor Scalisi Palminteri, Angelo Sicurella.



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